Decreto dignità in Gazzetta Ufficiale, tutte le nuove misure principali

La durata di un contratto a tempo scende da 36 a 24 mesi, le proroghe si fermano a 4 e a ciascun rinnovo scatta un bonus contributivo di 0,5 punti.

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Durata contratti a 24 mesi


Sono entrate in vigore le nuove regole introdotte dal decreto dignità. Cosa cambia per il mercato del lavoro? E per il fisco e i controlli fiscali? Il contratto a termine libero può adesso essere sottoscritto fino a 12 mesi. Al termine dei questo primo anno sono ripristinate le causali ovvero le ragioni che giustificano il ricorso da parte del datore a un rapporto a tempo determinato. In questi casi è allora attivabile un contratto a termine per due ragioni: esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell'attività ordinaria oppure temporanee e oggettive, estranee all'attività ordinaria, o per esigenze sostitutive di altri lavoratori. La novità vale per sia i nuovi contratti e sia quelli in corso in caso di rinnovi o proroghe.

Durata contratti a 24 mesi, 4 le proroghe, ma rinnovi più costosi

La durata di un contratto a tempo scende da 36 a 24 mesi, le proroghe si fermano a 4 e a ciascun rinnovo scatta un bonus contributivo di 0,5 punti. Il decreto dignità ammette quattro proroghe rispetto alle cinque precedenti e in occasione di ciascun rinnovo, anche in somministrazione, scatta un incremento contributivo supplementare da utilizzare per finanziare la Naspi ovvero l'indennità di disoccupazione. Si concretizzerà la tentazione, dei datori di lavoro di stipulare nuovi contratti a termine a causali di durata fino a 12 mesi o di ricorrere ad altre tipologie contrattuali? Dalle nuove misure è comunque esclusa la pubblica amministrazione, per la quale si continua ad applicare la disciplina precedente.

Un altro passaggio di rilievo è quello degli indennizzi in caso di licenziamento illegittimo: da 4 a 24 mensilità si sale a 6 e 36 mensilità. Si rivede così il quadro dei regimi di tutela esistenti a fronte di recessi datoriali ingiustificati. Si penalizza poi il ricorso a una forma di flessibilità tutelata per il lavoratore che ha lo stesso trattamento economico e contributivo di un lavoratore subordinato, con il supporto del welfare e della formazione. Bisogna desso rispettare la pausa tra un contratto e l'altro, e le proroghe scendono da 5 a 4. Le sole due esclusioni riguardano l'obbligo di precedenza nelle assunzioni e il tetto di utilizzo pari al 20% dei contratti a termine rispetto ai tempi indeterminati.

E per il fisco e i controlli fiscali?

Addio al redditometro, pur essendo ormai uno strumento di accertamento poco utilizzato? Il nuovo decreto sugli indici di capacità contributiva può essere adottato dal Ministero dell'Economia, sentito l'Istat e le associazioni dei consumatori. Ma lo strumento resta nella sua formula attuale.
Anche se secondo le ultime affermazioni  è destinato a cedere il passo a un meccanismo simile alle nuove pagelle fiscali per le partite Iva. Diciamo che per i controlli fiscali si registra un vero e proprio nulla di fatto e che rimangono tali sia redditometro che spesometro.