Diamanti, esauriti miniere in Namibia si va verso i fondali oceanici e ulteriori

I diamanti sempre più ricercati, ma alcune delle miniere più importanti si stanno esaurendo e si devono trovare risorse alternative. E poi una storia tutta da leggere

Diamanti, esauriti miniere in Namibia si

Africa, i nuovi diamanti saranno estratti dai fondali oceanici


Due stodie su come i diamanti siano ancora al centro dell'attenzione e molto ricercati e importanti per tanti aspetti e potrebebro crescere ancora di più di importanza. Infatti, cosa accade se i giacimenti di diamanti vanno verso l'esaurimento come pare stia accadendo? Poco male, l'azienda De Beers inizia l'estrazione negli abissi.

La prima storia

Siamo in Namibia, e la corsa ai diamanti arriva in fondo all'oceano. L'Africa è infatti il principale produttore mondiale di diamanti per gioielleria. Due dati danno l'idea in maniera plastica: 150 metri è la profondità a cui scavano i trattori sul fondale marino al largo delle coste della Namibia. Ammonta invece a 528 dollari il prezzo per carato a cui dovrebbero arrivare i diamanti estratti dal fondo dell'oceano. L'attività estrattiva dei diamanti al largo della Namibia avviene per gradi. Il fondale marino viene scandagliato e mappato in cerca di giacimenti. I sedimenti vengono dragati dal fondale da un escavatore e aspirati lungo una conduttura. Una volta a bordo il materiale raccolto viene sminuzzato e setacciato fino a quando i diamanti possono essere estratti. Il materiale di scarto è ributtato in mare. I diamanti estratti vengono catalogati, imballati e caricati su un elicottero verso la terraferma più volte alla settimana. 
Le cinque caratteristiche secondo le quali varia il valore dei diamanti sono i carati, il colore, la purezza, il taglio e la certificazione. Per questo, il prezzo non è lineare in relazione al peso, ma dipende dal mix di tutti questi parametri. De Beers punta a raggiungere l'obiettivo di estrarre 1,2 milioni di carati all'anno per i prossimi 20 anni.

E la seconda storia

Non ci sono giri di parole da parte dell'Antitrust nel sintetizzare quella che nel gergo popolare è già conosciuta come la truffa dei diamanti con tanto di multe a carico di banche e società: i consumatori sono stati ingannati. E per comprendere come la posta in gioco sia molto grossa, le sanzioni a carico degli istituto di credito e delle società venditrici sono state a sei zeri, milionari. Per due casi di offerte ai risparmiatori di diamanti da investimento, l'autorità garante della concorrenza e del mercato ha infatti messo sotto accusa sia le società e sia le banche che hanno fatto da tramite. Le multe decise al termine delle due istruttorie ammontano complessivamente a oltre 15 milioni di euro. Una cifra da capogiro che rende bene l'idea del giro d'affari intorno a questo che viene considerando un vero e proprio business.
Succedeva allora che le banche, nel loro ruolo di principale canale di vendita dei diamanti per le aziende, proponevano l'investimento in diamanti a chi era in cerca di beni rifugio o diversificazione. Peccato solo che, a detta dell'Antitrust, lo facevano, utilizzando il materiale informativo predisposto da Intermarket Diamond Business e Diamond Private Investment. Di più: con la presenza del personale bancario agli incontri tra i due venditori e gli acquirenti di diamanti, hanno dato ampia credibilità alle informazioni contenute nel materiale promozionale delle due società, determinando molti consumatori all'acquisto. Per l'Autorità non c'è stata allora alcuna alternativa che tirare una riga e ritenere ingannevoli e omissive le modalità di offerta dei diamanti da investimento da parte delle due società.

Le contestazioni mosse alle banche coinvolte e alle società venditrici di diamanti come forma di investimento, hanno riguardato le informazioni ingannevoli e omissive diffuse attraverso il sito e il materiale promozionale:

  1. il prezzo di vendita dei diamanti, presentato come quotazione di mercato, frutto di una rilevazione oggettiva;
  2. l'andamento del mercato dei diamanti, rappresentato in stabile e costante crescita;
  3. l'agevole rivendibilità delle pietre alle quotazioni e nei tempi indicati;
  4. la qualifica dei professionisti come leader di mercato.

Secondo l'autorità garante della concorrenza e del mercato le cose non stavano proprio così e ai consumatori veniva illustrato un mondo illusorio perché

  1. le quotazioni di mercato erano i prezzi di vendita liberamente determinati in misura ampiamente superiore al costo di acquisto e ai benchmark di riferimento;
  2. l'andamento delle quotazioni era quello del prezzo di vendita progressivamente aumentato dai venditori;
  3. le prospettive di rivendibilità erano legate alla possibilità che il professionista trovasse altri consumatori all'interno del proprio circuito.

Entrando allora nel dettaglio di questa operazione - avviata dopo la segnalazione dell'associazione Altroconsumo con il coinvolgimento di Movimento Difesa del Cittadino e Codacons, oltre di Guardia di Finanza e Consob - e considerata la fine della grande illusione, almeno con queste contestate modalità, ammonta a due milioni di euro la sanzioni a carico di Intermarket Diamond Business. Multe ancora più salate per Unicredit con 4 milioni di euro e Banco Bpm con 3,35 milioni di euro. E tanto per non farsi mancare nulla, chiusa con una multa da 1 milione di euro l'istruttoria su Diamond Private Investment, con conti salatissimi per Banca Intesa (3 milioni di euro) e Monte dei paschi di Siena (2 milioni di euro)







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di Chiara Compagnucci pubblicato il