E-fattura, bilanci, dichiarazioni, l'esperto risponde nello speciale ai dubbi

Fattura elettronica, bilanci, dichiarazione dei redditi vediamo cosa cambia, ma soprattutto cosa occorre stare attenti per tutti i cittadini tramite i nostri esperti

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E-fattura, bilanci e dichiarazioni: lo speciale dell'Esperto risponde


Cerchiamo, insieme al nostro esperto (esperti) di vedere la situazione della e-fattura, della dichiarazione dei redditi e dei bilanci. In una panoramica a 360 gradi sugli aspetti del fisco del momento che riassumono le risposte dei nostri esperti dalle email ricevute dalla redazione. Insieme anche ovviamente agli ultimi chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate

Fattura elettronica cosa cambia e controlli

Tra le novità in arrivo sulla fattura elettronica c'è quella relativa alla conservazione. La memorizzazione nel Sistema di interscambio, oltre ad avere valore fiscale, potrà essere fatta valere sia in sede civile sia in sede penale. Sempre sul fronte conservazione, il direttore dell'Agenzia delle entrate ha chiesto di poter prevedere che sia la stessa Agenzia, su richiesta dei contribuenti, a custodire i documenti elettronici. L'obiettivo di eliminare i dati superflui e di ridurre al minimo gli errori bloccanti ha spinto l'amministrazione finanziaria a prevedere anche la possibilità di parcheggiare temporaneamente i documenti elettronici che presentano codici o dati errati. Quindi, se è presente un codice sbagliato la fattura elettronica non si blocca ma parte lo stesso finendo però in un'area riservata dove il destinatario può accedere scaricando il documento e intervenendo per correggere l'informazione inserita in modo sbagliato.

In definitiva, il prossimo provvedimento dell'Agenzia delle entrate, il cui arrivo è previsto la prossima settimana, disciplinerà l'indirizzamento della fattura elettronica, le regole di rifiuto e accettazione, il ruolo degli intermediari, l'autenticità del documento ma anche le questioni più strettamente connesse alla conservazione. Infine si dovrebbe tener conto delle conclusioni nel forum italiano della fattura elettronica in relazione alla trasmissione verso le piccole partite Iva e verso i consumatori finali.

Sembra davvero che la fattura elettronica possa diventare realtà tra le aziende quest'anno e per l'anno prsimo tra aziende e privati. Si iniia giò  ora con i benzinai per una prova e nel frattempo si è avuto l'ok da parte dall'Ue. sempre nello stesso tempo, comunque la stretta fiscale e di controllo dovrebbe esere già maggiore

A grandi passi verso l'introduzione della fattura elettronica tra privati. L'anno decisivo per la sua entrata in vigore è il 2019, tuttavia la Commissione europea ha presenta una proposta ufficiale per il via libera al Consiglio europeo. L'Italia ha infatti presentato una domanda di deroga per ottenere l'autorizzazione ad applicare la fatturazione elettronica obbligatoria a tutti i soggetti passivi stabiliti sul territorio nazionale, tranne per quelli che beneficiano della franchigia per le piccole imprese, e per introdurre le fatture nel Sistema di Interscambio gestito dall'Agenzia delle entrate. Il vantaggio? L'acquisizione in tempo reale delle informazioni contenute nelle fatture emesse e ricevute fra operatori. La misura, poi, non ha alcuna incidenza negativa sulle risorse proprie dell'Unione provenienti dall'Iva.

L'introduzione della fatturazione elettronica risulterebbe così vantaggiosa in termini di lotta contro la frode e l'evasione oltre che per la semplificazione della riscossione delle imposte. Ci sarebbero vantaggi reali derivati da un più puntuale rispetto degli obblighi fiscali nonché da maggiori tempestività ed efficacia dei controlli antifrode e antievasione. E si darebbe una spinta alla digitalizzazione e alla semplificazione amministrativa. Dal punto di vista tecnico, non sarebbe altreo che l'estensione ai privati della fatturazione elettronica nei rapporti con la pubblica amministrazione. Tutte le fatture della pubblica amministrazione sono convogliate attraverso lo Sistema di Interscambio e trasmesse sia all'ufficio di contabilità generale a fini di controllo della spesa, sia alle autorità pubbliche.

Tra l'altro le autorità tributarie potrebbero effettuare controlli tempestivi e automatici in merito alla coerenza fra l'Iva dichiarata e l'Iva versata. Attualmente servono 18 mesi all’amministrazione fiscale per accertare l'esistenza di un operatore inadempiente. La disponibilità immediata delle fatture elettroniche consentirebbe di ridurre questo lasso di tempo a tre mesi.

Ue concede permesso

E allora, stando al provvedimento della Commissione europea, l'Italia è autorizzata ad accettare come fatture documenti o messaggi solo in formato elettronico se sono emessi da soggetti passivi stabiliti sul territorio italiano diversi dai soggetti passivi che beneficiano della franchigia per le piccole imprese. Via libera anche a disporre che l'uso delle fatture elettroniche emesse da soggetti passivi stabiliti sul territorio italiano non sia subordinato all'accordo del destinatario, tranne il caso in cui le fatture siano emesse da soggetti passivi che beneficiano della franchigia per le piccole imprese. In ogni caso, la decisione riguarda un'autorizzazione concessa a uno Stato membro su sua richiesta e non costituisce un obbligo. La misura speciale è commisurata all'obiettivo perseguito ovvero la lotta contro l'evasione fiscale e la semplificazione della riscossione tributaria.

Prova con i benzinai

Al via l'obbligo di fatturazione elettronica anche per i benzinai: la nuova norma, a seguito di proroghe, sarà in vigore a partire dal prossimo primo luglio. Da quella data in poi, e fino al 31 dicembre 2021, il sistema di fatturazione elettronica, già in vigore da gennaio tra tutti i privati, interesserà anche i benzinai. Anche le fatture emesse dai benzinai finiranno nel Sistema di Interscambio (Sdi) gestito dall’Agenzia delle Entrate. La novità della fattura elettronica per i benzinai è stata introdotta dalla Legge di Bilancio 2018 ma come tante norme introdotte nel nostro Paese rischia di causare problemi sia per i distributori di benzina obbligati alla fatturazione elettronica che per i contribuenti titolari di partita Iva che potranno beneficiare di detrazioni e deduzioni solo se effettueranno i relativi pagamenti di carburante con bancomat, carte di credito o altri sistemi tracciabili.

E nel frattempo, controlli nuovi entrao in vigore

Nel frattempo, è stato lanciato il risparmiometro che è il nuovo sistema elaborato dall’Agenzia delle Entrate per controllare le eventuali evasioni da parte dei contribuenti italiani. In maniera non certo sobrio a quanto pare. Il meccanismo alla base di questo strumento è quello di stimare le spese medie di ogni contribuente, confrontarle con il reddito dichiarato e capire se vi sono incongruenze, ovvero se le spese effettuate superano i redditi conseguiti. Il principio che ha ispirato questa misura potrebbe sembrare corretto.

Un accertamento fiscale non può fare a meno di indagare sui conti correnti, conti deposito ed obbligazioni, buoni fruttiferi e carte di credito, nonché prodotti finanziari emessi da assicurazioni e società che si occupano di compravendita di metalli preziosi. Il risparmiometro, però, inverte l’onere della prova: se sul tuo conto corrente ci sono pochi movimenti potresti essere un evasore. L’eventuale incoerenza riscontrata potrebbe essere sintomatica di un “rischio fiscale”. In mancanza di prove verrebbe applicata la tassa sul risparmio, non su tutta la somma depositata in banca ma soltanto su quella parte che, secondo i controlli effettuati dall’Agenzia delle Entrate, ritenuta eccessiva rispetto ai redditi dichiarati.

Il risparmiometro quindi potrebbe trasformarsi ben presto in un vero e proprio modo per spiare i conti correnti degli italiani ideato dal Fisco per ridurre al minimo le cattive tentazioni. Basta fare qualche esempio però per immedesimarsi nelle paure che in questo momento potrebbero spingere i contribuenti a vivere davvero stati di panico accentuato. Con il Fisco e con l’Agenzia delle Entrate, non si scherza, questo è chiaro. Proviamo a considerare un caso che non è poi così improbabile. Coppia di trentenni, con figli, i cui stipendi non bastano a soddisfare le spese quotidiane.

Ovvio che il ricorso all’aiuto dei propri genitori, magari pensionati, è un’ipotesi tutt’altro che peregrina da prendere in considerazione. E l’aiuto, magari per pagare l’affitto di casa, arriva in questi casi sempre in contanti. Come farebbero questi ragazzi a dimostrare al fisco da dove provengono questi soldi? La speranza è che i test a cui il risparmiometro sarà sottoposto prima di entrare in vigore in maniera ufficiale servano ad evidenziare tutto quello che no va per evitare che la scure dell’Agenzia delle Entrate si abbatta sui soliti noti. Quelli che hanno certamente meno colpe riguardo alla clamorosa evasione fiscale che si registra ogni anno in Italia.

Commercialisti obbligati a denunciare

Quell'obbligo di denuncia al fisco non va proprio giù e scatta la rivolta dei commercialisti in rivolta. Perché in qualche modo viene inficiato il rapporto con i clienti. Succede infatti che secondo una direttiva dell'Unione europea, i professionisti sono obbligati a denunciare le operazioni sospette. A fare la spia, secondo una interpretazione cruda e senza troppi giri di parole. La norma comunitaria è stata pensata per bloccare gli schemi elusivi transfrontalieri delle multinazionali. Proprio queste sono le ragioni che hanno spinto Bruxelles a serrare i ranghi e stringere le maglie. Ma evidentemente non hanno fatti i conti con i destinatari del provvedimento e la loro volontà di mantenere autonomia nelle scelte.

Allarme allora sulla direttiva dell'Unione europea approvata lo scorso 13 marzo dall'Ecofin, che impone la segnalazione delle operazioni sospette. Come si legge testualmente nel documento, la volontà è di obbligare commercialisti e consulenti fiscali a comunicare gli schemi di pianificazione fiscale aggressiva predisposti per i loro clienti. Il timore è che possa essere solo il primo passo ovvero che dalla richiesta di prestare massima attenzione alle azioni delle grandi società (e soprattutto a segnalarle) si possa passare anche ai piccoli imprenditori e ai professionisti dei vari settori. Se la procedura sembra formalmente corretta, il rischio di andare oltre il dovuto è dietro l'angolo

Perché poi, cosa significa pianificazione fiscale aggressiva? Fino a che punto commercialisti e avvocati tributaristi sono chiamati a comunicare le operazioni dei loro clienti? Perfino l'Ace (Aiuto alla crescita economica) ovvero la misura per incentivare gli investimenti voluta dal governo italiano, è considerata da Bruxelles una pratica aggressiva. La posizione dei professionisti è chiara: non vogliono essere considerati pubblici ufficiali (d'altronde non lo sono) e i rapporti con i clienti sono destinati a essere a rischio. Tutti i dubbi dei consulenti fiscali sono stati riassunti in un documento inviato al Tesoro prima che Bruxelles approvasse il testo.

Come si legge nel documento spedito dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti al ministro dell'Economia, obbligare le persone a comunicare alle autorità pubbliche l'esistenza di fatti o atti illegali è il sogno di ogni governo. Ma se è vero che informatori volontari sono di norma previsti dalla legge, dall'altro l'obbligo di denuncia, soggetto a sanzioni penali in caso di violazione non è frequente anche in relazione a situazioni che sono chiaramente particolarmente gravi.

Cambio accertamenti e categorie

Cambia il contrasto all'evasione fiscale e l'Agenzia delle entrate è pronta a scatenare un'offensiva più attenta. Nonostante il record di tasse recuperate sbandierato dal governo, molto è cambiato e tanto altro cambierà. E il tutto avviene in un contesto in cui viene assegnato uno spazio maggiore agli enti locali. Basti vedere il recente accordo sottoscritto tra Agenzia delle entrate e Comune di Grosseto. Stando allo schema di intesa, che potrebbe essere replicato anche in altre città, il Comune invierà alle Entrate le segnalazioni qualificate e individuerà quei casi su cui concentrare l'attività, oltre alle tempistiche e alle modalità operative più adeguate per ottenere i migliori risultati nella lotta all'evasione fiscale, secondo criteri di efficienza ed economicità dell'azione amministrativa, così come stabilito dalle parti.

Succede allora che gli ultimi due governi sostengono di aver raggiunto livello da record di recupero dell'evasione, oltre la soglia dei 20 miliardi di euro. Ma si tratta di una cifra contestata perché a fare la differenza - in questo caso come in passato con altri governi - è la modalità di calcolo ovvero cosa si far rientrare in questa cifra. Per molti analisti è infatti scorretto sommare il recupero di gettito ottenuto dall'Agenzia delle entrate con l'attività di controllo o con gli avvisi ai contribuenti, così come le entrate straordinarie e una tantum dei condoni. Insomma, tra antieconomicità e riqualificazione di costi, controllo della dichiarazione, disconoscimento di costi e agevolazioni, incrocio dei dati, questionari verifiche in studi e imprese, c'è molto da studiare e da analizzare fino in fondo prima di poter dire che il modello implementato sia perfetto.

A ogni modo, cambia la lotta all'evasione e il fisco adotta nuove strategie e prende di mira settori ben precisi. Quanto fatto evidentemente fino a questo momento non è stato sufficiente o comunque si può fare molto di più per recuperare terreno e soldi evasi da persone fisiche e autonomi, piccole e medie imprese, grandi contribuenti. Ad esempio con l'invio di più lettere. L'aumento dei destinatari degli alert preventivi è attribuibile alle nuove comunicazioni dei dati di liquidazioni Iva e fatture. Con il riassetto a livello centrale dell'Agenzia delle entrate sono da mettere in preventivo controlli differenziati sulle tipologie di contribuenti e imprese. E poi carte di credito, prodotti assicurativi, compravendita di oro e preziosi diventano adesso le nuove spie per misurare il livello di sommerso.

Più in generale, il focus delle Entrate e su ripresa a tassazione dei costi per servizi infragruppo; omessa fatturazione da parte dei professionisti; contestazione delle fatture soggettivamente inesistenti; crediti di imposta a seguito di agevolazioni; ripresa a tassazione dei compensi erogati agli amministratori, recupero a tassazione delle spese che in apparenza sono esenti; recupero di spese non riaddebitate al cliente; recupero degli interessi sui finanziamenti infruttiferi infragruppo

Modello 730 precompilato 2018: errori più comuni da evitare

Per evitare di incorrere in sanzioni, prima di confermare l’invio del modello, è sempre bene che i contribuenti verifichino gli importi indicati nel modello; scartino gli oneri che le Entrate inseriscono nel ‘foglio aggiuntivo’; e modifichino eventualmente la dichiarazione preparata dalle Entrate inserendo dati mancanti. La scadenza per chi invia da solo il modello 730 2018 è fissata al 23 luglio 2018, stessa scadenza valida anche per Caf, commercialisti e altri intermediari autorizzati. Se si procede a modifiche e integrazioni del modello già precompilato dalle Entrate, è bene sapere, che si perde la possibilità di non essere sottoposto a controlli. Il contribuente che invia da solo il modello 730 è bene che si aggiorni sulle novità normative, come, per esempio, quelle legate alle locazioni di immobili. La normativa prevede che, nel caso in cui l’immobile locato sia in comproprietà, i relativi redditi siano dichiarati da ciascun comproprietario in base alla propria quota di proprietà a prescindere che siano o meno indicati nel contratto come locatori.

Se nella CU è riportato solo il codice fiscale del comproprietario che ha stipulato il contratto di locazione breve, l’importo del corrispettivo indicato nella CU viene inserito nella dichiarazione precompilata di questo soggetto. Ma se l’importo indicato deve essere diviso tra più comproprietari, il contribuente deve modificare il dato inserito nella dichiarazione precompilata e dovranno essere inserite nelle dichiarazioni dei redditi degli altri comproprietari le rispettive quote del corrispettivo. Ciò dimostra che accettando il modello 730 precompilato e inviandolo senza alcuna modifica, si commetterebbe un errore. Se, però, ci si accorgesse di aver commesso un errore solo dopo aver trasmesso il 730, le Entrate hanno chiarito che si può annullare la dichiarazione precedente e inviarne una nuova a partire dal 28 maggio. E' possibile effettuare un solo annullamento  fino al 20 giugno.

Attenzione anche ai nuovi dati inseriti per la prima volta nella dichiarazione dei redditi con 730 precompilat0: è sempre bene controllare che ogni dato inserito sia effettivamente relativo al contribuente e nella misura giusta. E attenzione anche ai rimborsi degli oneri che compaiono per la prima volta nel 730 precompilato. Tra gli oneri previsti figurano le rette per la frequenza degli asili nido, sia pubblici che privati e nel 730 2018 precompilato i contribuenti troveranno le spese sostenute nel 2017 per il pagamento di rette relative alla frequenza dell’asilo nido, e le erogazioni alle Onlus, alle associazioni di promozione sociale, alle fondazioni e associazioni riconosciute aventi per scopo statutario la tutela, la promozione e la valorizzazione dei beni di interesse artistico, storico e paesaggistico, e quelle aventi per scopo statutario lo svolgimento o la promozione di attività di ricerca scientifica.

E’, però, possibile che i contribuenti non trovino inserito nella propria dichiarazione dei redditi online l’importo delle erogazioni effettuate nel 2017 perché gli enti sopra riportati non hanno l’obbligo di invio dei dati relativi alle erogazioni liberali in denaro. Per evitare errori, è bene che i contribuenti controllino anche la sezione relativa alle detrazioni delle spese con il bonus mobili, giacchè i pagamenti per l’acquisto di nuovi mobili di un immobile in ristrutturazione possono sfuggire perché che non è più obbligatorio usare il bonifico parlante per il pagamento. In tal caso, il contribuente dovrà calcolare la rata del bonus spettante e indicarla nella propria dichiarazione. Per evitare errori è anche importante controllare le spese intestate ai familiari fiscalmente a carico, perché l’Agenzia delle Entrate divide queste spese in base della percentuale indicata nella CU 2018 nel prospetto dei familiari a carico. Ma se si tratta di spese sostenute al 100% da un solo genitore, sarà lui a dover godere della detrazione totale.

Modello 730 2018 precompilato: tutte le spese che si possono detrarre

Risulta, dunque, particolarmente importante prestare attenzione tanto ai dati inseriti quanto a quelli relativi le spese che si possono portare in detrazione, sia per eventuali correzioni e modifiche, sia per eventuali integrazioni, considerando che non tutte le spese che danno diritto a detrazioni vengono automaticamente inserite dalle Entrate nel 730 precompilato. Vediamo di seguito quali sono in particolare tutte le spese che danno diritto a detrazioni con il 730. E si tratta di:

  1. contributi previdenziali e assistenziali versati all'Inps, Inail;
  2. contributi colf, badanti e lavoratori domestici in generale;
  3. contributi per la previdenza complementare;
  4. spese per rette di asilo e spese universitarie;
  5. spese sanitarie e spese mediche;    
  6. spese veterinarie per la cura e l'assistenza degli animali domestici;
  7. spese funebri;
  8. spese relative al bonus ristrutturazioni ed ecobonus per lavori attuati volti al risparmio energetico;
  9. spese relative al bonus mobili;
  10. premi di assicurazione sulla vita, causa morte e infortuni;
  11. interessi passivi del mutuo.