Economista, pensione di anzianità è una sciagura, ma la reale tragedia è taciuta o quasi

Le pensioni di anzianità che vi sono tuttora sono una vera e propria sciagura secondo un noto economista

Economista, pensione di anzianità è una

Economista: pensione di anzianità è una sciagura


Secondo alcuni la pensione di anzianità è una sciagura, e una delle ultime affermazioni di un noto economista lo ha fatto ritornare al centro dell'attenzione (se ma se ne fosse andata). Ma la vera tragedia per tutti gli italiani vecchi e giovani è ben altra.

Quello delle pensioni è un tema spesso al centro del dibattito pubblico in Italia. Un tema che ha suscitato tante polemiche per niente sedate dai diversi tentativi di riforma che nel corso degli anni governi di diversi colori politici hanno messo in cantiere. T

anto che, attualmente, sono ancora tante le persone che non sanno nemmeno se riusciranno a beneficiarne in futuro. Anche perché i criteri che servono a stabilire quando si ha diritto alla pensione si basano sull’anzianità lavorativa e non sull’età.

E in un particolare momento storico nel quale in Italia si entra nel mercato del lavoro piuttosto tardi, è facile capire che i conti non tornano. La pensa in questo modo anche Sandro Gronchi, economista dell’Università “La Sapienza” di Roma e uno dei massimi esperti in materia previdenziale in Italia che ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano “Il Sole 24ore”.

Nel colloquio con il giornalista Gronchi prima critica il principio contributivo, entrato in crisi a causa della longevità che rende obsoleti i pilastri che lo sorreggevano e sponsorizza il modello svedese. Gronchi pone sotto la lente della critica anche la tanto vituperata riforma Elsa Fornero e indica la pensione di anzianità in Italia come una vera e propria sciagura. 

Ma il vero problema....

Il prossimo è un anno cruciale per le pensioni perché cambiano i requisiti per accedere al trattamento previdenziale e non a caso con un certo anticipo rispetto all'entrata in vigore delle nuove regole, l'Inps ha elaborato e diffuso una circolare esplicativa contenente tutte le novità. Il principale aspetto di cui tenere conto è l'adeguamento delle aspettative di vita che si traduce in 5 mesi di ritardo per tagliare il traguardo della pensione sia per quelle di vecchiaia e sia per quelle anticipate. Messo alle spalle questo step, gli adeguamenti scatteranno ogni biennio e l'allungamento non potrà essere maggiore di 3 mesi. E allora, cosa cambia nei dettagli per la pensione di vecchiaia, la pensione anticipata e la totalizzazione, altro aspetto da sempre oggetto di aggiustamenti e modifiche?

Tenendo conto che da quest'anno uomini e donne hanno visto l'equiparazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia e si assiste all'innalzamento a 66 anni e 7 mesi (rispetto ai 66 anni e 1 mese iniziali e dunque come gli uomini) dell'età per le lavoratrici dipendenti e autonome del settore privato, dal 2019 scatta la mini rivoluzione. L'aumento di 5 mesi è per tutti per via dell'adeguamento delle aspettative di vita secondo quanto stabilito dall'Istat. Più nel dettaglio, uomini e donne devono aver compiuto 67 anni e maturato 20 anni di contributi. Le novità coinvolgono anche i lavoratori più giovani, quelli cioè che si vedono l'assegno calcolato tutto con il meno vantaggioso sistema contributivo ovvero calcolato sulla base dei reali contributi versati. Per tutti loro l'assegno di pensione deve essere maggiore di 1,5 volte rispetto a quello dell'assegno sociale, pari a 453 euro.

E se i contributi non sono sufficienti per accedere al trattamento previdenziale? In quel caso scattano i requisiti della vecchiaia contributiva ovvero il compimento di 71 anni di età sia per uomini e sia per donne. Anche in questo caso siamo di fronte a un ritocco verso l'alto. E tanto per dirla tutta, ecco il rialzo dell'età anagrafica necessaria per la pensione di vecchiaia anticipata per invalidità a 61 anni per gli uomini e a 56 anni per le donne.

Pensione anticipata.....

Anche su questo versante i ritocchi sono verso l'alto e riguardano i contributi da versare all'istituto di previdenza perché non sono applicati i requisiti anagrafici. Più specificatamente agli uomini serviranno dal 2019 43 anni e 3 mesi di contributi, alle donne 42 anni e 3 mesi. Confrontando con la situazione attuale, viene fuori che l'aumento è di 5 mesi. L'eccezione è rappresentata dai lavoratori precoci, ai quali sono dal prossimo anno richiesti 41 anni e 5 mesi di contributi. Sullo stretto versante degli aspiranti pensionati che hanno l'assegno tutto contributivo, il requisito anagrafico richiesto salirà a 64 anni rispetto ai 63 anni e 7 mesi d'età attuali, a cui aggiungere 20 anni di contributi regolarmente versati. Infine, l'assegno per la pensione anticipata contributiva non deve essere più basso di 1.268 euro ovvero 2,8 volte l'assegno sociale.

Infine, capitolo totalizzazione, dal prossimo anno sono necessari 66 anni di età e almeno 20 anni di contributi per la pensione di vecchiaia, oltre a un'attesa di 18 mesi tra la pensione e la maturazione dell'ultimo requisito utile, 41 anni di contributi per la pensione di anzianità e un'attesa di 21 mesi.

E particolari settori

Entrando allora nei dettagli, da 2019 il personale appartenente a Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri, Polizia di Stato, Polizia penitenziaria, Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco dovrà aspettare 5 mesi in più prima di accedere al trattamento previdenziale rispetto a quanto è adesso previsto. Per quanto riguarda la pensione di vecchiaia, il trattamento può essere bloccato al raggiungimento dell'età massima per la permanenza in servizio prescritta dai vari ordinamenti variabile in funzione della qualifica e del grado, ma aumentata di un anno insieme al requisito contributivo (20 anni) previsto per la generalità dei lavoratori.

Sul fronte pensione di anzianità, si può accedere al trattamento anticipato con 41 anni di contributi senza tenere conto dell'età anagrafica o con 35 anni di contributi e 58 anni o al raggiungimento della massima anzianità contributiva corrispondente all'aliquota dell'80%.

Ma potrebbe cambiare tutto

Continuano le consultazioni per la formazione del nuovo governo e, secondo le ultime notizie, le due ipotesi più probabili sono un governo guidato dal centrodestra con la Lega in prima fila o un Governo con il M5S che porterebbe chiaramente novità per le pensioni diverse Ma non manca l’ipotesi di un governo che sia una combinazione di entrambe gli schieramenti politici anche se nelle ultimissime notizie questo sembra essere sempre più lontano, anche se on tramontato del tutto.

La situazione al momento, dunque, è ancora piuttosto incerta e bisognerà aspettare i prossimi giorni per capire quale sarà la nuova organizzazione politica del Paese. In questo contesto di confronti e nuove formazioni da definire, non sono mancate discussioni e ipotesi di revisione delle attuali norme pensionistiche che, come ormai ben noto, non sono appoggiate né da Lega, e centrodestra in generale, né dal Movimento Cinque Stelle. Giochi ancora aperti, dunque, e chiunque andrà all'esecuivo ci saranno delle novità per le pensioni, quasi per forza

Facciamo al momento delle ipotesi in basi alle ultime novità per le pensioni finora dette sia prima che dopo le elezioni dai due schieramenti e coalizioni principali

Il M5S alla guida del nuovo governo italiano dovrebbe chiaramente rivedere l’attuale legge delle pensioni, considerando che sempre lo stesso Di Maio predica la necessità di cambiamento della legge Fornero. Quali sarebbero, però, le novità per le pensioni concretamente prospettate dai pentastellati?

Per il M5S, punto di partenza per la revisione delle attuali norme pensionistiche sarebbe la novità per le pensioni di quota 100, ottenuta dalla somma di età anagrafica ed età contributiva, senza dimenticare però anche quota 41 per l’uscita anticipata dei lavoratori cosiddetti precoci, che sono cioè entrati sin da giovanissimi nel mondo del lavoro, a 14-15 anni; opzione donna e allargamento della platea dei lavoratori cosiddetti usuranti per cui, stando a quanto riportano le ultime notizie, i pentastellati avrebbero intenzione di prorogare anche per il 2019, anno in cui dovrebbero aumentare i requisiti da raggiungere per la pensione finale, con l’età anagrafica che salirebbe da 66 anni e 7 mesi attuali a 67 anni, la possibilità di uscire con ape social e quota 41 per i lavoratori precoci o con la pensione a 66 e sette mesi o con 42 anni e 10 mesi di contributi. 

Continuando nell'analis, molto forte appare la posizione del Centro Destra, e soprattutto della Lega, sulle novità per le pensioni: cancellare totalmente l’attuale legge Fornero sulle pensioni, rendendola meno rigida e più a sostegno soprattutto di determinate categorie di lavoratori, come usuranti e precoci, che sono stati fortemente penalizzati dalle attuali norme pensionistiche in vigore che non hanno riconosciuto loro alcuna specificità, come accadeva precedentemente la loro entrata in vigore nel 2012.

Quali sono, però, le novità per le pensioni su cui punta il Centro Destra? 

Se le idee del leader della Lega, Matteo Salvini, sono quelle di rivedere le norme sulle pensioni oggi in vigore, ripartendo dalla novità per le pensioni di quota 100, lasciando, dunque, ai lavoratori la possibilità di scegliere quando andare in pensione, purchè la somma di età anagrafica ed età contributiva dia 100 come risultato finale, partendo da un’età di almeno 64 anni, e con 36 anni di contributi, come ha recentemente spiegato il professor Alberto Brambilla, presidente di Itinerari previdenziali, che ha definito le proposte della Lega per le novità per le pensioni.

In particolare, per Brambilla, la novità per le pensioni di quota 100 prevederebbe il calcolo della pensione finale con il sistema contributivo per tutti i versamenti pensionistici dal 1996 ad oggi, escludendo gli ulteriori due anni di contributi figurativi, e per chi rientri pienamente nel solo sistema contributivo, cioè coloro che hanno iniziato a lavorare dal primo gennaio 1996, sarebbe previsto l'abbassamento del criterio che prevede che l’assegno di pensione sia 2,8 volte rispetto alla quota dell'assegno sociale a 1,5 o 1,6 volte.

Oggi, infatti, il requisito dell’assegno di almeno 2,8 volte la pensione sociale rappresenta uno dei vincoli più rigidi per i più giovani che volessero andare in pensione prima, portando l’età pensionistica, secondo alcune simulazioni, addirittura a 72 anni.

Per Forza Italia altra importante novità per le pensioni su cui puntare dovrebbe essere l’aumento delle pensioni minime almeno a mille euro per tutti. Si tratta, del resto, di un punto più volte ribadito dallo stesso Berlusconi. Tra le novità per le pensioni che potrebbero essere introdotte dal Centro Destra anche una pensione per le mamme. 

Dunque, le novità per le pensioni che il Centro Destra porterebbe avanti, stando alle ultime e ultimissime notizie, sarebbero: novità per le pensioni di quota 100 partendo dalla base anagrafica di 64 anni; riduzione dell’assegno di pensione da 2,8 volte rispetto all’assegno sociale a 1,5-1,6 volte; aumento delle pensioni più basse a mille euro; eventuale nuova pensione per le mamme.

La precisazione in cinque punti

Tra le novità che il prossimo anno porterà con sé c'è anche quello del cambiamento dei requisiti per i militari per andare in pensione. Perché l'adeguamento della speranza di vita coinvolge proprio tutti, anche il personale del comparto difesa. In estrema sintesi, per la pensione di anzianità devono aspettare 58 anni di età più una finestra di 12 mesi. Numeri comunque più bassi rispetto ai lavoratori pubblici e privati. A intervenire sulla questione pensioni, alla luce dei cambiamenti che stanno per essere introdotti, è adesso anche Alberto Brambilla, presidente del Centro studi e ricerche di Itinerari previdenziali, e solitamente piuttosto critico rispetto ai miglioramenti che tardano ad arrivare.

Lo stesso Brambilla, si fa presente, si è anche occupato di stilare il programma della Lega, sintetizzabile nei cinque punti della cosiddetta controriforma ovvero dello stravolgimento delle regole adesso in corso. In prima battuta propone il pensionamento di vecchiaia anticipata con quota 100, ma raggiungibile a partire dai 64 anni di età anagrafica e almeno 36 anni di contributi. Quindi suggerisce il pensionamento con 41 anni di anzianità contributiva, ma con una serie di limitazione e di agevolazioni per alcune categorie ben precise. Ecco poi la riduzione della contribuzione per la previdenza a carico degli iscritti alla gestione separata al 24% di cui un terzo a carico del lavoratore e due terzi del committente.

Va libera alla certificazione delle pensioni di invalidità dovranno dalla commissione medica mista Inps-Inail con beneficio di un assegno di invalidità equiparata alla pensione minima. Ecco infine la reintroduzione dell'indicizzazione delle pensioni all'inflazione del 100% fino a tre volte il minimo, del 90% da tre a cinque volte il minimo e del 75% oltre 5 volte la prestazione minima.