Embraco, la concreta realtà spiegata da Giovanni che sta per essere licenziato

Embraco vuole chiudere in Italia, i sindacati abbondano la trattativa a Torino, ma in Slovacchia le cose vanno benissimo dove è stata trasferita l'azienda. E ce ne sono tante di storie tragiche per milioni di famiglie attualmente.

Embraco, la concreta realtà spiegata da

L'Embraco non ritira i licenziamenti ei sindacati abbandonano il vertice


Il racconto e la storia di Giovanni, insieme alle sue spiegazioni, racchiude più di mille parole e tanti ragionati una delle tate verità esemplrei del Caso Embraco che vale per molte altre imprese italiane spesso dimeticate
 

La storia dell'Embraco è esemplare di una situazione italiana tutta particolare che, però, purtroppo nel nostro Paese è un costante, senza dimenticare i tanti casi dove sono successi e accadono tuttora problemi di licenziamento e simili e  che, assai, poco arrivano alla ribalta delle cronache. Cerchiamo di capire coem stanno le cose con una serie di testimonianze.

Giovanni, quando ci mandavano ad insegnare in Slovacchia

Giovanni Mancuso è stao assunto in Embraco nel 1995 a 20 anni e ha lavorato e tuttora lavora come tecnico specializzato nella linee che producono processori per i frigoriferi. L'impresa procede bene e arriva ad avere 2mila e oltre dipendenti (oggi ve ne sono solo 500). A metà degli anni novanta, lui e altri colleghi vengono inviti in Slovacchia per insegnare agli operai e tecnici di quella nazione come lavorare. E quegli stessi, racconta Giovanni, li avvertivano che avrebebro chiuso in Italia, per dare solo il lavoro in Slovacchia e si chiedevano perchè veissero prprio loro ad insegnare il mestiere.

Nel 2004 arrivano il nuovo piano di industrializzazione e i volumi diventano circa la metà. Molti si licenziano o sono costretti a farlo, come ha scelto la stessa moglie di Giovanni che ora ha un altro ipiego e lo stesso Giovanni si dice contento. Una decisione presa da tantissimi, tanto che in Emarco rimangono solo in 800. 
Embraco Italia ora sta per chiudere, mentre, come si potrà leggere sotto da un altro racconto raccolto in Slovacchia le cose paiono andare a gonfie vele.

E nel frattempo, appunto di croncaca, i sindacati hanno da poco lasciati i tavoli e la trattativa appare arenata. Speriamo sia solo sospesa.

E in Slovacchia nuove assunzioni e crescono gli stipendi

Come volevasi dimostrare, verrebbe da dire. Perché è bastato fare un salto in Slovacchia per rendersi conto come le condizioni di lavoro della Whirlpool sia ben diverse rispetto a quanto sta accadendo dentro i confini nazionali. Più esattamente gli stipendi sono in crescita e la stessa azienda ha avviato un programma di assunzioni. Insomma, per dirla con le parole degli operai di Spisska, le imprese lavorano bene e non c'è alcuna invidia per la bella Italia. Al contrario, si prova dispiace per i nostri connazionali, alle prese con un presente carico di difficoltà e un futuro carico di incertezze e tutto da scrivere. Insomma, siamo davanti all'altro volto della Whirlpool.

C'è una frase che Michelangelo Romano, il primo operaio che, da Chieri, è stato mandato in Slovacchia per installare la produzione, che rappresenta l'estrema sintesi di lungo percorso: era l'inizio degli anni Duemila, li hanno spediti a Spisska e hanno costruito tutto. Ma era un altro mondo. Ecco, il reportage del quotidiano La Stampa è carico di valore perché ricostruisce il passato e racconta il presente della catena di lavoro degli operai Whirlpool, da confrontare con la vita occupazione dei colleghi italiani. Da una parte c'è allora una Whirlpool che continua ad assumere tra meccanici, responsabili della manutenzione degli impianti, esperti di informatica e consulenti legali. Ed è quella slovacca di Spisska Nova Ves. Dall'altra c'è Embraco che chiude e licenzia in Italia.

Tanto per capire di cosa stiamo narrando, Embraco è il ramo brasiliano del gruppo Whirlpool che ha deciso di licenziare 500 persone nello stabilimento a Riva di Chieri, nella provincia di Torino, e di trasferire la produzione di compressori per frigoriferi in Slovacchia. Perché questa decisione? Per ragioni (soprattutto) economiche e un dato vale su tutti: 900 euro è lo stipendio dei dipendenti della Embraco in Slovacchia; 1.700 euro è il salario dei dipendenti Embraco in Italia prima della crisi. Ma attenzione, ammonisce un operaio Whirlpool raggiunto dall'inviata del quotidiano, la vita costa: per affittare un monolocale a Spisska, cinque ore di macchina dalla capitale - racconta - servono almeno trecento euro al mese.

E c'è un'altra differenza da evidenziare: l'economia in Slovacchia cresce del 5,4%, la disoccupazione è al 5,9%, il Paese ha la più alta produzione di automobili pro capite del continente. Insomma, siamo davanti a un'economia emergente mentre l'Italia, bene che vada, è una fase stagnante.







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di Luigi Mannini pubblicato il