Enel, no a vendita energia per creare Bitcoin e ulteriori iniziative

Enel dice di no alla vendita e all'uso di energia elettrica per minare i Bitcoin. Ma ci sono problemi anche per i normali cittadini

Enel, no a vendita energia per creare Bi

enel, mining bitcoin non è sostenibile


Enel si dice contraria all'uso dell'ernegia per minare Bitcoin e spiega come non darà il permesso di attuarlo nè tantomeno lo venderà. Nel frattempo aumentano i costi delle bollette

Enel no energia per mining Bitcoin

Che uno dei problemi per creare Bitcoin sia quello dell'immane bisogno di energia elettrica di cui c'è bisogno è noto a tutti. Si tratta dell'attività del mining, quasi come se l'utente fosse un minatore digitale. Ben diverso è il caso dello scambio o dell'acquisto, ma questo è un altro capitolo. Ebbene sembrerebbe scontato e quasi ovvio che un player della portata di Enel si buttasse a capofitta in questo settore. Ma in realtà non è affatto così.

Come ha voluto precisare con un comunicato che lascia poco spazio alle interpretazioni, Enel spiega di aver avviato un percorso di decarbonizzazione e di sviluppo sostenibile e ritiene che l'uso intensivo di energia per il mining di criptovalute sia una pratica non sostenibile e non in linea con il modello di business. La precisazione segue le indiscrezioni dei giorni scorsi a firma Bloomberg, secondo cui Enel sarebbe in trattativa per vendere energia rinnovabile alla società svizzera di criptovalute Envion AG.

Aumento bollette per tutti e tassa nascosta

Iniziamo da un dato di fatto: dal primo gennaio di quest'anno è aumentato il costo dell'energia elettrica. Tradotto in altri termini, le bollette della luce sono più salate. E la giustificazione è sempre la stessa: l'aggravio dei costi di sostenuti dal gestore della rete per mantenere in equilibrio e in sicurezza il sistema elettrico. Il problema principale è però un altro: si tratta dell'ennesimo rincaro che coinvolge gli utenti italiani. Anno dopo anno con una puntualità impressionante, viene presentato il conto agli italiani che hanno poche armi con cui difendersi. Stando alle stime, nel giro di 12 mesi l'impatto per le tasche italiane è del 5,3% in più. Almeno in via ufficiale. Perché poi sono in tanti a far notare la presenza di costi supplementari, praticamente nascosti, che fanno impennare verso l'alto l'impegno di spesa finale.

Sono due gli aspetti da tenere in considerazione nel calcolo della spesa finale. Innanzitutto per il 2019 è stata calendarizzata una riforma che avvantaggia chi ha consumi elevati e di conseguenza si rivela penalizzante per quelli domestici e, paradossalmente, per chi cerca di risparmiare e di non sprecare energia. Succede infatti che chi mostra consumi medi di 1.500 kWh in un anno subirà un aggravio di spesa di 80 euro, chi di 2.700 kWh di 20 euro. Una situazione paradossale che ha spinto l'Autorità per l'energia a frenare nell'adozione di questo provvedimento. E si tratta di un pericolo scampato considerando la mancata approvazione del parlamento degli strumenti di protezione delle fasce più deboli.

E attenzione, perché è lo stesso presidente dell'Autorità, Guido Bortoni, a parlare di vere e proprie tasse occulte nelle bollette dell'energia elettrica (e del gas). Il prossimo è un anno delicato anche perché il primo luglio termina il cosiddetto mercato a maggior tutela e a rimetterci potrebbero essere proprio i clienti più deboli. Significa che le tariffe di luce e gas non saranno più calmierate dallo Stato, ma ciascun gestore può procedere in autonomia. A oggi, il consumatore ha tre strade da percorrere: aderire alla proposta migrando subito al mercato libero, attendere che scatti l'obbligatorietà a luglio del 2019, scegliere una strada intermedia ovvero il contratto transitorio di Tutela Simile.