Eni ed Enav: vendite per 2,8 miliardi. Tesoro invia lettera a Cdp

Il controvalore atteso per le casse dello Stato è stimabile in base agli attuali valori della Borsa, si attesta su 2,8 miliardi di euro. Una cifra non lontana dallo 0,2% del Pil indicato nel Def

Eni ed Enav: vendite per 2,8 miliardi. T

Il Tesoro invia una lettera a Cdp con l'intenzione di vendere quote Eni ed Enav. Scopri di più


Il processo deve essere formalizzato ma l’iter è stato avviato. E così il colosso Eni e l’Enav saranno privatizzate già entro la fine dell’anno. Un altro pezzo di un’Italia che ormai non c’è più, che si prepara ad essere privatizzato. Le vendite produrranno un ricavo vicino ai tre miliardi di euro, 2,8 per l’esattezza. E si tratta di un bel gruzzoletto soprattutto in un momento come questo dove c’è bisogno di fare cassa anche per mantenere gli impegni con l’Europa e scongiurare brutte sorprese.

Il Tesoro si è fatto carico di questa operazione inviando una lettera a Cdp con la richiesta di valutare la possibilità di rilevare il praticamente la metà del capitale di Enav, la società dei controllori quotata nel luglio 2016 in borsa e di una quota pari al 3,3% di Eni. Il controvalore atteso per le casse dello Stato, stimabile in base agli attuali valori di Borsa, si attesta su 2,8 miliardi di euro. Una cifra non lontana dal target per il 2017 pari allo 0,2% del Pil indicato nel Documento di Economia e Finanza.

Tesoro invia lettera a Cdp vendite per 2,8 miliardi

Questa mossa si può spiegare con la necessità di fare cassa e con il bisogno di ottenere liquidità nel breve periodo tant’è che, salvo complicazioni dell’ultima ora, l’operazione dovrebbe essere conclusa entro la fine dell’anno. L’obiettivo del ministero di via XX Settembre è comunque quello di conservare una presenza azionaria diretta sia nell’Eni che nell’Enav ritenute a ragione due aziende strategiche per il futuro industriale del paese. Il Tesoro ha inviato la lettera a Cdp per richiedere, dunque, una valutazione sull’entità di queste vendite che si attesterebbero intorno ai due miliardi e ottocento milioni di euro. Ma non sarà un disimpegno totale perché il Tesoro vuole mantenere anche il diritto di avere un ruolo di primo piano nella presentazione delle liste per l’elezione dei relativi consigli di amministrazione.

In pratica lo Stato cede il controllo delle società, ma mantiene la governance, come d’altra parte succede con Poste e con la stessa Eni. Per il 22 novembre è previsto un consiglio di amministrazione della Cassa depositi e prestiti che dovrà valutare con attenzione il contenuto della lettera: non si tratta ancora di uno passaggio definitivo perché sarà necessario adesso informare i consiglieri, tra i quali ci sono anche azionisti provati che dovranno decidere se avallare oppure no questo piano. L’aspetto interessante contenuto nella missiva riguarda le quote che il ministero dell’Economia ha stabilito di cedere e, di conseguenza, anche la piccola parte che ha deciso di mantenere.

La scelta di mantenere il possesso del 3% di Enav e dell’1% dell’Eni è legata al fatto che lo Stato intende mantenere una presenza azionaria diretta in società che ritiene strategiche riservandosi, quindi, anche il diritto di avere un ruolo determinante nella presentazione delle liste per l’elezione dei relativi consigli di amministrazione. L’argomento della compravendita sarà formalizzato in un successivo cda della Cdp a dicembre quando l’iter arriverà nella sua fase calda e dopo i vari pareri sarà il momento della verità. Questo potrebbe già avvenire alla fine di questo mese per riuscire a chiudere l’operazione entro la fine dell’anno a dimostrazione del bisogno di liquidità che non si può nascondere. Nei giorni che mancano a questa scadenza il ministero dell’Economia sarà impegnato nell’allestimento di un apposito decreto che autorizzi il passaggio di proprietà delle partecipazioni.