Etichette alimentari, regime sanzionatorio nuovo. E tanti trucchi per consumatori ingannare. Ecco quali

Stando a quanto spiegato dal Beuc, non sono nient'altro che campagne di marketing per rendere più attraenti prodotti. E sono proprio le norme europee a permetterlo.

Etichette alimentari, regime sanzionator

Nuove sanzioni per chi inganna i consumatori


Le etichette alimentari sono state recentemente riviste e ora c'è un nuovo regime sanzionatorio, ma nello stesos sono ancora troppi i trucchi per ingannare i consumatori. Vediamo quali
 

C'è qualcosa che non va nelle norme che dovrebbero tutelare i consumatori dagli inganni dell'industria alimentare. Quella cioè che senza troppi problemi racconta di snack ricchi di cereali e di biscotti fatti in casa, anche se sia nel primo che nel secondo caso le cose stanno diversamente. Le industrie lo sanno bene, rendendosi conto come un claim pubblicitario ben piazzato sia in grado di fare al differenza. E anche se non è proprio così ovvero che le bevande sono ad esempio realizzate con la migliore frutta succosa, poco importa perché la legislazione europea è imperfetta, in attesa di capire se il decreto legislativo 231 del 15 dicembre 2017, recante la disciplina sanzionatoria per le violazioni in materia di etichettatura dei prodotti alimentari prevista dal regolamento, mostri la sua efficacia, anche in termini sanzionatori.

Nuove sanzioni per chi inganna i consumatori

Le nuove regole sulle etichette alimentari definiscono le linee guida da seguire: chiarezza, leggibilità, facilità di lettura e indelebilità. In caso di violazione, sono previste sanzioni a vario titolo da 500 a 40.000 euro. E c'è da scommettere che sono in tanti a essere multati se una indagine del Beuc, l'organizzazione dei consumatori europei, rivela situazione al limite del paradosso. Perché poi si fa presto a proporre come di qualità superiore o più sani, alimenti che in realtà non lo sono. Tra i termini più abusati - veri e propri trucchi - perché rassicuranti per i consumatori ci sono artigianali, naturali e tradizionali. Ma vanno alla grande anche le descrizioni di un prodotto come ricco di frutta o degli alimenti ricchi di grani di tipo diverso.

Insomma, stando a quanto spiegato dal Beuc, non sono nient'altro che campagne di marketing per rendere più attraenti prodotti. E sono proprio le norme europee a permetterlo. Per quanto riguarda la presenza di frutta, ad esempio, viene stabilito un contenuto minimo, ma varia da prodotto a prodotto con conseguente difficoltà del consumatore a farsi un'idea consapevole.

Quali sono gli obblighi di informazione

Stando allora a quanto previsto dalle regole in vigore, devono essere apposte sulla confezione degli alimenti alcune informazioni obbligatorie ben precise ovvero la denominazione dell'alimento, l'elenco degli ingredienti, qualsiasi ingrediente o coadiuvante tecnologico o derivato da una sostanza o un prodotto elencato che provochi allergie o intolleranze usato nella fabbricazione o nella preparazione di un alimento e ancora presente nel prodotto finito, anche se in forma alterata, la quantità di ingredienti o categorie di ingredienti, la quantità netta dell'alimento, il termine minimo di conservazione o la data di scadenza, le condizioni particolari di conservazione e le condizioni d'impiego, il nome o la ragione sociale e l'indirizzo dell'operatore del settore alimentare.

E ancora: il paese d'origine o il luogo di provenienza, le istruzioni per l'uso, per i casi in cui la loro omissione renderebbe difficile un uso adeguato dell'alimento, per le bevande che contengono più di 1,2% di alcol in volume, il titolo alcolometrico volumico effettivo, la dichiarazione nutrizionale.