Falsa mozzarella di bufala venduta in Belgio. Quali rischi in Italia

Gli inquirenti stanno tuttora portando avanti altre indagini alla scoperta di eventuali ulteriore illeciti con conseguenti azioni giudiziarie.

Falsa mozzarella di bufala venduta in Be

Scoperta falsa mozzarella di bufala in Belgio Attiva la vigilanza europea


Quando c'è di mezzo un prodotto simbolo della gastronomia italiana come la mozzarella di bufala, è facile credere come i tentativi di contraffazione siano all'ordine del giorno e assumano caratteri paradossali. Perfino sugli scaffali dei supermercati di una città cosmopolita come Bruxelles, in Belgio, finiscono per fare la loro comparsa confezioni di formaggio fresco di dubbia provenienza ma etichettate come mozzarella di bufala campana. Dop oltretutto ovvero quelle per cui i consumatori dovrebbero andare a colpo sicuro. In realtà, come hanno fatto notare gli inquirenti, il prodotto è privo di tracciabilità, senza la possibilità di risalire alla sua origine.

Nessuna garanzia per il consumatore: quali rischi in Italia

Come è emerso in occasione delle indagini nell'ambito del monitoraggio dei mercati esteri effettuato dal Consorzio di tutela della Mozzarella di bufala campana Dop in sinergia con i Consorzi Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Aceto Balsamico, Prosciutto di Parma e Prosecco Doc, la vicenda in Belgio è tragicomica perché la presunta mozzarella di bufala veniva venduta a 30 euro al chilo. Inevitabile la segnalazione all'Ispettorato centrale qualità e repressione frodi del Ministero delle Politiche agricole (Icqrf) che sta tuttora portando avanti altre indagini alla scoperta di eventuali ulteriore illeciti con conseguenti azioni giudiziarie.

E continuano le indagini a tutela della eccellenze alimentari

Come spiegato da Domenico Raimondo, presidente del Consorzio di tutela della Mozzarella di bufala campana Dop, il monitoraggio nell'Unione europea è innanzitutto una garanzia per i consumatori. Promette di investire in questo modello di collaborazione che vede coinvolti anche i Consorzi Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Aceto Balsamico, Prosciutto di Parma e Prosecco Doc. A suo dire tenere alta la vigilanza è la strada decisiva per scovare imitazioni, evocazioni e usurpazioni di uno dei prodotti più famosi e consumati in Italia, vera e propria eccellenza se non motivo di vanto.

Solo in questo modo, si dice convinto, sarà possibile più marcare la differenza tra l'autenticità della mozzarella di bufala campana Dop e i tanti furbetti che cercano di sottrarre con l'inganno fette di mercato agli operatori della filiera. La strada, spiega, è quella di continuare nel rispetto dei valori fondanti ovvero qualità e rispetto delle regole. Nella sua scia il direttore del Consorzio di tutela della Mozzarella di bufala campana Dop, Pier Maria Saccani, per cui l'operazione in Belgio conferma che il piano di monitoraggio congiunto in tutta Europa funziona e dà risultati importanti per la tutela delle eccellenze.

Mozzarella di bufala: orgoglio italiano, ma...

Ci raccontano adesso che la mozzarella di bufala campana è sempre più richiesta anche all'estero. E con percentuali tali da essere il prodotto trainante dell'intero comparto. Tanto per avere un ordine di idee, nell'arco di un decennio, l'export è aumentato del 100 per cento. Visti dall'estero, questi dati possono avere del miracoloso, ma noi che abbiamo la possibilità di acquistare e assaporare con più facilità questo prodotto delle nostre tavole, non ci meravigliamo. Non a caso è finita nell'elenco dei beni culinari Dop come forma di protezione da maldestri tentativi di imitazioni. E se il presente sorride, il futuro lo sarà ancora di più. Stando alle stime, il 2017 sarà l'anno del record di tutti i tempi. A oggi, l'aumento rispetto allo scorso anno è già del 7,5 per cento. E non è ancora finita.

Non resta allora che passare in rassegna i numeri che raccontano come la mozzarella di bufala campana sia un prodotto così richiesto al punto da spingere il presidente del Consorzio di tutela, Domenico Raimondo, a definirla orgoglio italiano. Ma poi, andando più a fondo, viene fuori come le percentuali dell'export e dunque della produzione potrebbero essere ancora ben superiore. Non tutta la domanda che arriva dall'esterno dei confini nazionali viene infatti accolta. E il motivo è semplice quanto amaro: i costi elevati della logistica. Significa che l'intera filiera è costretta a rinunciare a parte dei guadagni e la clientela estera a scegliere altri prodotti, magari finte mozzarella di bufala. Proprio quello della logistica viene indicato da Raimondo come il principale neo nel mercato locale. Dinanzi a impegni di spesa così elevati diventa infatti difficile competere a livello globale nonostante la bontà del prodotto.

Il Consorzio di tutela della mozzarella di bufala non sta naturalmente mano nelle mani in attesa che si creino condizioni più vantaggiose. I fatti dimostrano come lungaggini burocratiche da una parte e discusse scelte politiche nel settore dell'alimentare rappresentano seri ostacoli per aziende e imprenditori. Ecco allora che dall'appuntamento di lunedì 20 novembre a Cape Town, in Sudafrica, potrebbero arrivare indicazioni importanti sulle strategie da seguire. Il Consorzio sarà infatti un attore protagonista del workshop organizzato dall'Ambasciata d'Italia a Pretoria, insieme al gotha della politica.

Hanno infatti confermato la presenza i Ministeri dell'Economia e del Turismo del Sudafrica e rappresentanti dell'Unione Europea. Al centro della giornata di confronto ci sono Protezione e promozione dei prodotti a Indicazione geografica ovvero un confronto sulle possibilità di sviluppo e diffusione di prodotti Dop e Igp. E tra questi rientra naturalmente la mozzarella di bufala.

Chi apprezza la mozzarella di bufala?

A proposito, ma quali sono i Paesi che non possono proprio fare a meno della mozzarella di bufala campana Dop? In pratica è coperta buona parte del mondo, ma provando a elaborare una graduatoria sulla base dei dati Coldiretti diffusi dal Consorzio di tutela della mozzarella di bufala, al primo posto c'è la Francia che incamera il 27,63 per cento dell'export italiano. Di poco staccata c'è la Germania con il 23,6 per cento. A doppia cifra anche la Gran Bretagna con un soddisfacente 13 per cento. Ma che dire della presenza del Giappone e di tanta parte dell'Europa orientale, dalla Polonia alla Repubblica Ceca fino ad arrivare all'Ungheria? La potenza della bontà della mozzarella di bufala arriva anche a questo.