Fatturazione a 28 giorni: AGCOM, Tar, Agcm...tutte le mosse.

Rimane vivo il problema del presunto cartello che i gestori telefonici avrebbero messo in piedi e contro il quale si è scagliata l'Agcm ovvero l'Antitrust. Ma si muove ancora anche Agcom e il Tar

Fatturazione a 28 giorni: AGCOM, Tar, Ag

Fatturazione 28 giorni tra Agcom, Tar, Agcm


La vicenda della bollette da 28 a 30 giorni non è affatto conclusa. Di mezzo non c'è il cambio di fatturazione, ormai deciso ma comunque in attesa che tutti gli operatori diano seguito alle nuove norme. Ma è in ballo la questione dei rimborsi per tutti quei clienti (praticamente la quasi totalità) che in questi anni hanno pagato i consumi telefonici sulla base della inusuale tempistica a 4 settimane anziché mensile. L'ultimo passaggio ufficiale è stato quello del Tar che ha bloccato l'obbligo di rimborso automatico per gli utenti di telefonia fissa per la fatturazione delle compagnie a 28 giorni che sarebbe dovuto partire ad aprile. Nessuna pronuncia sull'obbligo di passare ai 30 giorni, per la semplice ragione che è già esecutivo.

Nessun rimborso secondo il Tar, ma si muove Agcom

Così ha allora deciso il Tribunale amministrativo regionale sui ricorsi presentati da Vodafone e Wind rinviando alla trattazione di merito. In parallelo, i giudici del Tar hanno invece respinta invece l'impugnazione della delibera Agcom che stabiliva il ritorno nella telefonia fissa alla fatturazione su base mensile. Tuttavia, argomenta lo stesso presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazion (Agcom), è in corso la valutazione delle modalità con cui venire incontro ai rilievi del giudice amministrativo così da salvaguardare anche gli interessi degli utenti. Insomma, anche su questo versante c'è ancora molto da definire e da decidere.

E Agcm

E oltretutto rimane vivo il problema del presunto cartello che i gestori telefonici avrebbero messo in piedi e contro il quale si è scagliata l'Agcm ovvero l'Antitrust. La questione è facilmente riassumibile: con l'obbligo di tornare alle 12 bollette annuali anziché alle 13 iniziali (per via del conteggio ogni 28 giorni), gli operatori vedono sfumarsi una mensilità pari all'8,6% dei guadagni. E per non perderla hanno distribuito questa quota aggiuntiva nelle 12 bollette a breve in vigore. Se è vero che il singolo operatore può fissare i suoi prezzi, si pone un problema se tutti gli operatori lo fanno in contemporanea perché ai consumatori viene ridotta la possibilità di scelta. Recedere e cambiare gestore non ha più senso o utilità.

Tra le precisazioni che si sono rese necessarie in queste ultime ore, coloro che decidono di recedere e hanno un'offerta che include uno smartphone o un tablet continueranno a pagare le rate residue addebitate con la stessa cadenza e con lo stesso metodo di pagamento scelto in origine. Non possono però essere obbligati a pagare il canone per i servizi telefonici per il resto della durata del contratto.

E ancora...

La vicenda della fatturazione delle bollette telefoniche mensili si arricchisce di un nuovo capitolo, forse il più pericoloso per gli stessi gestori. Il Nucleo speciale antitrust della Guardia di finanza ha infatti effettuato un blitz nelle sedi degli operatori di telefonia fissa e mobile per verificare la possibile costituzione, esplicita o implicita, di un cartello. Tutto è nato in seguito all'obbligo di tornare alla fatturazione mensile rispetto alle iniziali bollette ogni 28 giorni, in grado di assicurare agli operatori telefonici una mensilità in più all'anno. Il problema non è il ritorno alle 12 bollette all'anno, ma il mantenimento dello stesso livello di prezzi. In pratica quella mensilità in più non è stata cancellata, ma distribuita nel corso dell'anno. Il sospetto di un cartelle prende le mosse dal medesimo comportamento adottato da tutti i gestori, rendendo di fatto vano il diritto di recesso e il cambio di operatore.

L'operazione degli uomini della Guardia di finanza è mossa dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato per verificare possibili accordi fra operatori con lo scopo di aggirare l'obbligo di garantire agli utenti la fatturazione mensile della bolletta mensile e non più a 28 giorni. Più esattamente, a essere coinvolti dalle ispezioni sarebbero Tim, Vodafone, Fastweb, Wind Tre e Asstel. Secondo l'Unione nazionale consumatori non è pensabile che l'aumento delle tariffe sia stato per tutti dell'8,6%. Non solo, ma chiede anche il rimborso degli utenti e lo storno da parte delle compagnie di quanto hanno incassato a partire dal 23 giugno dello scorso anno.

Il passaggio alle bollette mensili è stato obbligato dalle disposizioni approvate sul finire dello scorso che impongono ai gestori telefonici di tornare alle canoniche 12 bollette all'anno e non più alle disorientanti 13 con tanto di difficoltà di calcolo e di consapevolezza della convenienza. In pratica l'importo che avrebbero speso per 13 bollette viene adesso ristretto a 12 aumentando i prezzi delle tariffe per cellulari. Dinanzi alle contestazioni mosse dagli utenti, la posizione dei gestori telefonici è stata di non accoglimento: Tim ha fatto presente come la situazione non sia negativa per i consumatori perché con il nuovo regime fornisce gratis più GB per navigare sul web e un maggior numero di servizi. Fastweb sottolinea come le sue offerte siano concorrenziali. Per Vodafone non si tratta di un problema di tariffe ma di trasparenza.