Fiat, storia di 5 dipendenti pagati e non reintegrati. Sollecitato Mattarella

Percepire lo stipendio mensile senza fare nulla è infatti una situazione che può fare comodo fino a un certo punto. Non lo è affatto per chi ha voglia di fare.

Fiat, storia di 5 dipendenti pagati e no

Fiat paga 5 operai per stare casa


Dovrebbero essere reintegrati almeno secondo la decisione della magistratura, ma la Fiat, o Fca che dir si voglia, non ne vuole sentire parlare. Preferisce pagare lo stipendio di questi cinque operai, ma non averli nello stabilimento e nella fabbraica a lavorare. E i cinque parlano di lesa dignità che vogliono lavorare e non gli si da loro l'oppurtunità mortificandoli chiedendo a Mattarella di intervenire per aiutarli a riconquistare il posto che gli spetta e i diritti che sono stati loro riconosciuti

Da un punto di vista legale hanno tutto il diritto di lavorare. La sentenza della Corte d'Appello di Napoli parla chiaro: i cinque operai Fiat devono essere reintegrati e conservare il loro posto a Pomigliano. La casa automobilistica piemontese accoglie e rispetta la decisione dei giudici, ma lo fa a modo suo. Permette cioè ai cinque metalmeccanici di rientrare nei ranghi ovvero di percepire lo stipendio pieno con il versamento dei contributi a norma di legge. Garantisce quindi il medesimo trattamento prima del licenziamento, ma rifiuta dai farli entrare in fabbrica. In fine dei conti, ragiona la Fiat, l'organizzazione del lavoro spetta all'azienda e di conseguenza riesce a tenere due piedi in una scarpa. Ma per i metalmeccanici le cose non stanno proprio così e ci sono anche altri diritti da rispettare.

Quelle lettere senza risposta

Percepire lo stipendio mensile senza fare nulla è infatti una situazione che può fare comodo fino a un certo punto. Non lo è affatto per chi ha voglia di fare ovvero di non voler regali ma il riconoscimento del proprio lavoro. E infatti Domenico Mignano, Marco Cusano, Antonio Montella, Massimo Napolitano e Roberto Fabbricatore parlando di situazione insostenibile. Hanno voglia da quasi un anno e mezzo di rimboccarsi le maniche e di indossare la tuta blu. Ma la possibilità viene negata con la stessa puntualità con cui ricevono il bonifico per il lavoro (non svolto). Anzi, più che negata, viene ignorata. Stando infatti alla loro ricostruzione dei fatti che sta diventando di dominio nazionale, le loro istanze non hanno ricevuto alcuna risposta. La Fiat preferisce pagare ma non vedere la loro presenza in fabbrica.

La carta Mattarella

Agli operai non resta allora che giocare la carta dell'appello al presidente della Repubblica. E nel testo missiva che abbiamo letto emergono anche altri elementi che aiutano a ricostruire il loro completo punto di vista. Dopo aver ricordato i fatti, dal licenziamento al reintegro stabilito a settembre dello scorso anno dai giudici di secondo grado del tribunale di Napoli, scrivono di sopruso da parte della Fca ma anche nei confronti dei loro lavorati ("i nostri compagni" vengono definiti) che, per un presunto timore delle conseguenze, rifiutano di far valere le loro ragioni.

Le ragioni del licenziamento e dell'ostilità

Ma cosa ha portato a questa situazione? A loro dire, la goccia che ha fatto traboccare il vaso sarebbe stata la simulazione del suicidio di Marchionne per il suo presunto rimorso causato dai suicidi veri di altri lavoratori. Per i giudici partenopei la rappresentazione scenica realizzata, per quanto macabra, forte aspra e sarcastica, non ha travalicato i limiti di continenza del diritto di svolgere valutazioni critiche dell'operato altrui, quindi anche del datore di lavoro. Da qui la decisione di appellarsi a Sergio Mattarella: "Caro Presidente, noi vi chiediamo di far sentire la Vostra autorevole parola affinché finalmente noi cinque si possa rientrare in fabbrica accanto ai nostri compagni operai".




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di Luigi Mannini pubblicato il