Ritorno lira, un grandissimo successo per Nobel economia. E francobolli in lire si possono ora usare

Si può spedire ancora risparmiando n modo legale con l'uso di francobolli facili anche da reperire. E poi cosa fare in mancato arrivo della posta o ritardo.

Ritorno lira, un grandissimo successo pe

I francobolli dal 1967 non sono scaduti


I francobolli in lire italiane possono essere usati per spedire lettere, raccomandate e pacchi ed è tutto legale come spiegato dalle stesse Poste. E si risparmia anche. Un piccolo ritorno alla lira che, invece, molti vorrebbero totale compresi famosi economisti e non solo di fama mondiale.
 

Chissà, magari un giorno torneremo davvero alle lire e diventerà più semplice fare i calcoli su cosa sia conveniente e cosa troppo costoso. E soprattutto non ci sarà bisogno di escogitare trucchi di ogni tipo per cercare di risparmiare. Come quelli dei francobolli prodotti dal 1967 al 2002, l'anno dell'entrata in vigore dell'euro (prima insieme alla lira e poi in solitaria) che si possono acquistare sul mercato con forti sconti rispetto alle nuove affrancature. Come confermato da Poste italiane, è tutto legale perché quelli prodotti dal 1967 in poi non sono scaduti. Ed ecco allora che dal passaparola di piazza in piazza, il trucco legale dei commercianti per risparmiare è adesso passato alla viralità del web.

I francobolli dal 1967 in poi non sono scaduti

A confermare come sia tutto regolare ovvero sia possibile spedire lettere, pacchi e raccomandate utilizzando i francobolli in lire è stata dunque Poste italiane su sollecitazione della Stampa. Il giornalista Marco Menduni ha infatti ricevuto un pacchetto su cui erano stati applicati 25 francobolli raffiguranti più soggetti. Ma in cui la cifra stampata era appunto in lire. Ecco allora che ha deciso di vederci chiaro e capire come sia stato possibile considerando che il governo Monti aveva sancito la cessazione della validità del vecchio conio che, almeno in linea teorica, avrebbe dovuto riguardare anche le affrancature. Ma evidentemente non è così.

Alla precisa richiesta inoltra a Poste italiane di saperne di più in merito alla validità dei francobolli in lire nella spedizione di lettere, pacchi e raccomandate, la risposta è stata chiara e non lascia spazio a dubbi di alcuni tipo. A oggi è ancora possibile affrancare lettere o pacchi con francobolli il cui valore sia espresso in lire. Ovviamente - viene precisato - il valore dell'affrancatura deve corrispondere a quello della tariffa in corso per le diverse spedizioni. Questo perché tutti i francobolli stampati dopo il 1967 possiedono ancora valore legale e non sono scaduti. Insomma, purché si raggiunga l'importo richiesto è ancora possibile, in barba alla disposizione che aveva provocato un bel po' di lamentale da parte di chi aveva conservato un bel gruzzolo di lire da non poter essere cambiato. E anche se non si avessero in casa, si risparmia, comunque, comprandoli, soprattuti queli intorno al 2000 e gli anni più recenti quando erano ancora in lire in quanto costano poco e non sono certo da collezione.

Ma perché proprio dal 1967 e non prima?

Ed è sempre Poste italiane a spiegare le ragioni per cui l'anno di riferimento è proprio il 1967. Prima di quell'anno le affrancature recavano anche la data di scadenza della validità e quindi oggi non potrebbero più essere utilizzati francobolli emessi prima di quella data. Tutto molto semplice.

E il nuovo boom economico con la lira

A dirlo non è stato questa volta un economista improvvisato ovvero uno di quelli che fa le valutazione sulla base di un'analisi seria e attendibile. A sostenere l'indispensabilità dell'uscita dall'Italia dall'euro è il Premio Nobel per l'Economia Joseph Eugene Stiglitz. Secondo l'economista americano, proprio quella dell'abbandono della moneta unica sarebbe la strada più conveniente perché assicurerebbe chiari vantaggi al nostro Paese. Tuttavia le speranze (se mai lo siano) sono destinate a morire molto presto poiché un colosso come la Germania si muoverebbe in ogni direzione per impedire questa possibilità. Tuttavia ragiona l'economista e saggista statunitense, arrivati a questo punto del percorso, l'Eurozona avrebbe bisogno di una riforma radicale contro li poteri forti che si oppongono al cambiamento.

Perché l'Italia dovrebbe ritornare alla lira

Proprio questo è il punto centrale perché secondo Stiglitz è proprio la Germania non voler alcuna riforma dell'Unione europea e di conseguenza l'Italia farebbe bene a uscire dalla moneta unica. Come fare? Con l'introduzione di una moneta parallela e con l'utilizzo di una moneta elettronica più semplice ed efficace. Un proposta con molti punti in comune con quelle avanzate in passato dall'economista Nino Galloni e da Claudio Borghi Aquilini, responsabile economico della Lega. L'economista statunitense ammette che la decisione presenterebbe molti profili di rischi, tuttavia il gioco varrebbe la candela perché i vantaggi sarebbero "chiari, lineari e considerevoli". Un cambio più basso consentirebbe all'Italia di esportare di più e i consumatori sostituiranno le merci italiane per le importazioni.

Inutile girarci troppo attorno perché questo euro - è il suo pensiero - è fonte di divisioni all'interno dell'Unione europea, soprattutto tra Paesi creditori e debitori. E non si tratta di parole rubate e reinterpretate in occasione di una conferenza pubblica. Stiglitz ha infatti messo tutto nero su bianco sul sito di Politico Global Policy Lab, riconoscendo come nelle posizioni di Salvini e Di Maio, peraltro adesso più morbide, ci sia qualcosa di fondato. Se l'Europa che ha fortemente bisogno di essere riformata - sostiene chiaramente l'economista - la stessa Europa ha introdotto forti restrizioni su debiti e deficit che rappresentano ulteriori ostacoli alla ripresa economica. E alla base di tutto ci sarebbe a riluttanza della Germania "che blocca ogni cambiamento".

E se, invece....

C'è poi un'altra considerazione di Stiglitz destinata a far discutere: se la Germania non è disposta a prendere i passi fondamentali necessari per migliorare l'unione monetaria - scrive testualmente il Premio Nobel per l'Economia Joseph Eugene Stiglitz - dovrebbe fare la cosa migliore: lasciare l'eurozona. Così il valore dell'euro si ridurrebbe e le esportazioni dell'Italia e di altri paesi dell'Europa meridionale aumenterebbero. Vale a pena ricordare come una presa di posizione simile è stata assunta da un altro premio Nobel, Paul Krugman.

Ritornando alla posta, stavolta ai problemi...

Al postino i carabinieri hanno trovato 400 chili di posta mai consegnata. Significa che ha smesso per molto tempo di eseguire le mansioni per cui è stato pagato. Ma è proprio questa la giustificazione con cui ha motivato il suo comparto. L'uomo di Poirino, nel Torinese, si è lamentato dello scarso compenso ricevuto in relazione al lavoro svolto e da qui la decisione di sospendere la consegna di lettere e bollette, trattenerle per sé e presentare una bella lettera di dimissioni. Se quest'ultimo passaggio è naturalmente corretto e rientrante nelle sue facoltà, lo stesso non si può dire per la posta non consegnata. Inevitabile allora la denuncia dai carabinieri di Santena.

Ci sono allora tutte le ragioni per considerare il 33enne un portalettere infedele. Uno di quelli che ha evidentemente causato un bel po' di problemi agli interessati. Facile infatti immaginare come tra le 4 tonnellate di posta gli uomini della Benemerita abbiano trovato un po' di tutto: dalla corrispondenza privata alle bollette da pagare fino ad arrivare a estratti conto, lettere di banche e comunicazioni importanti.

Eppure solo casualmente l'ex postino è stato intercettato dai carabinieri e tutta la vicenda è venuta a galla. L'uomo è stato infatti fermato per un consueto controllo stradale e a catturare l'attenzione degli uomini dell'Arma erano stata quelle 70 lettere sul sedile posteriore della macchina.

Non erano indirizzate a lui ed erano recapitate da un corriere privato. Di più: in tasca gli avevano trovato anche un coltello a serramanico. Andando più a fondo della vicenda è saltato fuori che da due anni l'uomo si era licenziato e la corrispondenza a enti, aziende e privati non veniva portata a destinazione. Le spiegazioni sulla paga insufficiente che l'uomo avrebbe ricevuto non sono state allora sufficienti per evitare la denuncia per sottrazione e appropriazione indebita di corrispondenza e porto abusivo di armi.

Cosa fare e come procedere

Il risarcimento danni contro le poste dunque fa parte dei diritti delle persone che risultano danneggiate dalla mancata consegna della corrispondenza. In ogni caso si possono intraprendere due strade, a seconda dell’entità del danno subito, per far valere i propri diritti. Una è quella del semplice reclamo che consente di tutelarsi in caso in caso di ritardi o mancata consegna della corrispondenza. Operazione che può essere effettuata anche online compilando l’apposito modello che si può trovare sul sito di Poste Italiane. L’altra, invece, è quella del giudice e deve essere intrapresa per ottenere il risarcimento quando il danno subito è di una entità importante.

Per quanto riguarda il reclamo bisogna proporlo rispettando delle scadenze molto precise: per la posta prioritaria spedita in Italia esso può essere presentato sei giorni lavorativi dopo la data di spedizione. Che scendono a tre se si tratta di raccomandata. Non si possono superare i tre mesi. Più lunghi invece i tempi per i reclami su spedizioni in Europa. Poste italiane, una volta ricevuto il reclamo, avrà 45 giorni di tempo per rispondere.

E se reclamo non più possibile

Se il reclamo non è più possibile, l’unica strada allora resta quella di rivolgersi a un giudice per ottenere il risarcimento danni contro poste italiane. Il giudice al quale ricorrere sarà quello del foro di competenza del cliente, ovvero il giudice di pace o il tribunale del luogo in cui ha la residenza o il domicilio la persona che ha subito il danno. E il problema principale per quelli che decidono di arrivare al giudice è quello di dimostrare di aver subìto un danno dal ritardo o dalla mancata consegna della posta. Un danno che deve essere di tipo economico.

Quindi la perdita di soldi oppure un eventuale mancato guadagno. In queste ipotesi bisognerà, infatti, dare prova di aver subìto un danno ulteriore rispetto a quello derivante dal semplice disservizio, per il quale, abbiamo detto, sono previsti soltanto il rimborso spese ed eventualmente un indennizzo. La responsabilità delle poste potrebbe esclusa anche solo se l’indirizzo del destinatario è stato riportato in maniera errata. Quindi bisogna fare attenzione anche a questi aspetti nel momento in cui si decide di intraprendere questo percorso. Se la mancata consegna della posta provoca una mancata assunzione a lavoro la possibilità di essere risarcita è più elevata (alcuni giudici l’hanno valutata anche diverse migliaia di euro) rispetto a quello che accade quando si tratta di una mancata partecipazione a un concorso. Questi perché è difficile dimostrare che si sarebbe superato al cento per cento quel concorso. Quindi il danno è più difficile da dimostrare.

Poste, aumento spedire lettere

L’ondata di rincari per le famiglie italiane, certificato anche dall’Adusbef, continua a riversarsi sull’utenza che non può far altro che annotare l’ennesima variazione del prezzo verso l’alto e sperare che non ne seguano altre. Nel 2018, infatti, le previsioni sulla spesa annua di una famiglia italiana media più elevata rispetto all’anno precedente di 1.038 euro. Sacchetti per l’ortofrutta, pedaggi autostradali, costi per mandare i figli a scuola, costi dei clienti morosi spalmati sulle altre bollette. Insomma gli aumenti appartengono a un ventaglio ampio e variegato.

Nel quale trova posto anche quello previsto da Poste. Si tratta dell’aumento delle spese che verrà applicato per spedire lettere e pacchi a partire dal prossimo 1 luglio. Un rincaro che si aggiunge a quello di luce e gas, ai centosettantanove euro in più per i generi alimentari. Venticinque euro il rincaro invece stimato per la Rc auto, 38 quelli relativi ai servizi bancari. A questi aggiungere quaranta euro di tariffe autostradali, novantasette di trasporti quasi cinquanta per la Tari. E ancora quarantacinque euro di servizi idrici; 156 euro di tariffe professionali e artigianali; 18 euro di tariffe postali; 77 euro per i prodotti per la casa; 105 euro per libri e mense scolastiche; 55 euro per i ticket sanitari; 18 euro per il balzello sui sacchetti per l’ortofrutta.

E via discorrendo fino ad arrivare alle Poste. Anche in questo caso l’aumento riguarderà i costi necessari a spedire lettere e pacchi. Sul sito di Poste Italiane, si legge che in base alla tariffa di posta ordinaria sarà necessario pagare un po' di più in molti scaglioni di peso; una lettera o una cartolina, fino al raggiungimento del peso di venti grammi costeranno dal 1 luglio in poi un euro e dieci centesimi invece degli attuali novantacinque. Costerà di più anche spedire una lettera all’estero. L’aumento riguarderà anche le tariffe delle raccomandate. Per gli invii fino a venti 20 grammi, per esempio, si passerà dagli attuali cinque euro a cinque euro e quaranta centesimi. Aumenti anche per le tariffe delle comunicazioni connesse alle notifiche degli Atti Giudiziari, alle tariffe della posta assicurata interna.

Aumento tariffe per pacchi

L’aumento, oltre alle lettere, sarà applicato anche ai pacchi. La struttura degli scaglioni di peso del Pacco Ordinario Nazionale verrà modificata in maniera sostanziale. Al posto delle due fasce previste oggi, una dagli zero ai dieci chili, l’altra dai dieci ai venti chili, a tre. La prima da zero a cinque, la seconda da cinque a dieci e la terza dai dieci ai venti chili. I costi saranno così individuati. Per la prima fascia il totale da sborsare sarà di nove euro. Che diventano undici per la seconda fascia e quindici per la terza.