Fusione nucleare, rivoluzione più vicina. E per arrivare al sogno un supercomputer

La macchina metterà a disposizione di un migliaio di ricercatori europei e giapponesi la potenza di calcolo indispensabile per calcoli complessi sulla fisica del plasma.

Fusione nucleare, rivoluzione più vicina

Oltre il Cray XC50


Proviamo a immaginare da una parte la presenza di una superpotenza tecnologica come il Giappone, da sempre impegnata nel settore del nucleare. E dall'altra un supercomputer Cray XC50 con una potenza di picco di oltre 4 petaflops ovvero il doppio rispetto a quella offerta dal precedente Helios. Uno di quelli che potrebbe far compiere l'ennesimo salto in avanti sul fronte della ricerca sulla fusione nucleare. Ebbene, le due cose sono adesso molto vicine e potrebbe cambiare sia il posizionamento del Giappone nello scacchiere mondiale e sia gli equilibri internazionali. E, si badi bene, non stiamo affatto parlando di scenari teorici perché i progetti sono in fase avanzatissima e a breve si comprenderanno più a fondo gli effetti.

Un supercomputer per la fusione nucleare

La tabella di marcia per la sperimentazione di questo supercomputer per la fusione nucleare è pronta e prevede l'installazione del nuovo sistema al Rokkasho Fusion Institute così come richiesto dal National Institutes for Quantum and Radiological Science and Technology. Già entro la fine dell'anno sarà formalmente costruito e dunque pronto per la messa in funzione. La macchina metterà a disposizione di un migliaio di ricercatori europei e giapponesi la potenza di calcolo indispensabile per calcoli sulla fisica del plasma. Già, perché a questo punto occorrono alcune precisazioni. Il nuovo supercomputer non è altro che un tassello del complesso mosaico del progetto Iter.

Si tratta della collaborazione internazionale per la fattibilità scientifica della fusione come fonte di energia sostenibile e pulita. Come spiegato da Mamoru Nakano di Cray Japan, la velocità e l'ambiente software integrato del Cray XC50 miglioreranno l'infrastruttura del National Institute for Quantum and Radiological Science e consentiranno ai ricercato di accelerare i tempi di scoperta. A breve tutte le carte saranno svelate e le effettive potenzialità ben note.

Oltre il Cray XC50

Non solo il supercomputer Cray XC50 più potente nel mondo nel campo nella ricerca avanzata sulla fusione nucleare. Vale infatti la pena ricordare come questo sia solo un capitolo di una parte ben più grande alla quale prendono parte anche altri attori protagonisti. Come il Massachusetts Institute of Technology che ha da tempo rivelato il suo impegno sul progetto di fusione per la realizzazione di un reattore da 200 megawatt online entro il 2033. Più precisamente, la volontà è di utilizzare nuovi materiali superconduttori e una tecnologia capace di creare campi magnetici quattro volte più potenti rispetto a quelli adesso in uso.

La fusione nucleare ha rappresentato per decenni una sorta di sogno proibito di scienziati visionari spesso additati come sognatori. Una prospettiva che ha incuriosito anche intellettuali e registi che su questa tematica hanno costruito storie di successo. Come la celebre pellicola “Il Santo” della Paramount Pictures con la regia di Philip Noyce e con un cast d’eccezione. Roger Moore, Val Kimer, Elisabeth Shue nella quale la formula della fusione nucleare diventa il fulcro attorno al quale si dipana la narrazione.

Ma sembra proprio che sia arrivato il momento di abbandonare ogni aspetto onirico e approdare alla consapevolezza che la fusione nucleare potrebbe essere realtà in tempi brevissimi. Addirittura entro 15 anni secondo quanto emerge dall’accordo tra Mit ed Eni che parteciperà con un budget di cinquanta milioni di dollari al progetto che il Massachusetts Institute of Technology, sta sviluppando negli Stati Uniti.

Fusione nucleare il progetto Mit-Eni

Il sogno della fusione nucleare, l’approdo che permetterebbe di risolvere i problemi di approvvigionamento energetico dell’intero pianeta, potrebbe diventare dunque realtà entro un lasso di tempo relativamente breve. 15 anni, rapportati ai tempi della scienza, non è una prospettiva di lungo respiro anzi. L'obiettivo del progetto è realizzare la fusione, ossia il processo che imita le reazioni che avvengono nelle stelle, utilizzando superconduttori ad alta temperatura da poco disponibili in commercio. Raggiungere questo traguardo significherebbe produrre energia dalla fusione nucleare, una fonte inesauribile che non emette gas serra. Questo l'obiettivo del Mit (il Massachusetts Institute of Technology), che sta lavorando da diverso tempo alla realizzazione della tecnologia necessaria.

Il Mit sta lavorando da tempo a questa ipotesi e a tale proposito ha costituito l'azienda Commonwealth Fusion Systems alla quale, l'italiana Eni partecipa con 50 milioni di dollari. Una partnership che ha come obiettivo quello di realizzare la fusione nucleare, ossia il processo che imita le reazioni che avvengono nelle stelle, utilizzando superconduttori ad alta temperatura da poco disponibili in commercio.

Questa tecnologia, secondo il Mit, potrebbe portare allo sviluppo di un reattore chiamato Sparc, più piccolo, più economico e più facile da costruire rispetto ai progetti in corso, primo fra tutti Iter, il reattore in fase di costruzione nel Sud della Francia e nato da una grande collaborazione internazionale, con Unione Europea, Giappone, Federazione Russa, Stati Uniti, Cina, Corea del Sud, India e Italia. Se si riuscisse realmente a centrare questo obiettivo, l’umanità avrebbe fatto un passo avanti di notevole importanza per garantire a tutti l’energia sufficiente al fabbisogno. A costi infinitamente minori rispetto a quelli attuali. Energia inesauribile. Senza emissioni nocive per l’ambiente.