Gasolio sporco, ecco i motivi perchè il problema sarebbe nazionale.

Chiesti chiarezza sulla distribuzione e maggior rigore nel controllo della filiera ovvero nel passaggio del carburante dalla raffineria alle stazioni di rifornimento.

Gasolio sporco, ecco i motivi perchè il

Gasolio sporco, emergenza in tutta Italia


Il gasolio sporco è stata definita da alcuni una psicosi di massa, un falso su cui è necessario intervenire, parlando di news falsa. Ora, occorre fare chiarezza e capire cosa sta accadendo, in base anche a quanto abbiamo riportato nel nostro articolo.
Al momento i dati certi sono che in Puglia e in modo particolare nel Salento e Taranto si sono bloccate delle auto, almeno un migliaio secondo le associazioni dei consumatori e le indagini stanno andando verso un problema di raffinazione, come spiegato sotto, anche se è da sottolinare la risposta di Eni.
L'altra questione è sulle auto che hanno avuto problemi nelle restanti regioni con segnalazioni sempre a migliaia, e non solo in questo periodo ma tutto l'anno, ricevute dalle associazioni dei consumatori, anche qui, con indagini della Guardia di Finanza. e il caso che è arrivato in Parlamento.

La vicenda del gasolio sporco in Salento che avrebbe mandato i tilt decine e decine di auto sta conquistando ampi spazi anche nei grandi media nazionali. E non poteva che essere diversamente sia per il numero degli automobilisti coinvolti che, stando a quanto riferito, non coinvolgono solo le tre province di Lecce, Brindisi e Taranto. Ma anche per la decisione della procura di Lecce di aprire un fascicolo per andare a fondo della questione. Il tutto mentre Eni smentisce che la raffineria di Taranto, presa di mira in quanto ritenuta la fonte primaria della distribuzione di carburante sporco alle stazioni di rifornimento, sia la causa dei problemi. E le associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra. Stanno infatti raccogliendo le denunce e le segnalazioni degli automobilisti in vista di una class action con la richiesta di risarcimento danni.

Indagini della Guardia di finanza

A condurre le indagini alla ricerca della causa originaria del problema che, nel periodo tra la fine e l'inizio dell'anno, ha lasciato ai margini della strada decine di automobilisti è la Guardia di finanza. Sulla base delle prime ipotesi, comunque tutte da verificare, alla base del problema ci sarebbe una non corretta miscelazione con la benzina che avrebbe avuto conseguenza deleterie sulle auto. Dopo qualche sussulto, i motori si sarebbero arrestati senza alcuna speranza di riavviarli se non con l'intervento di un tecnico specializzato. Per coloro che sono rimasti coinvolti in questa disavventura, l'impegno di spesa per rimettere in sesto il veicolo è variato da 400 euro nel caso di semplice pulizia del serbatoio, del filtro e degli iniettori, fino a oltre 1.000 euro nel caso di sostituzione degli iniettori e della pompa. Tutto è dipeso dai chilometri effettivamente percorsi prima dell'arresto del mezzo.

Un errore tecnico, dunque, che sarebbe costato caro ai conducenti di autovetture che hanno effettuato rifornimento alle pompe della maggior parte delle stazioni di Brindisi, Lecce e Taranto. Dalla raffineria Eni di Taranto hanno fatto sapere che il carburante distribuito rispetta i requisiti di qualità Inevitabile allora che la lente di ingrandimento delle Fiamme gialle sia puntata sia sulla raffineria di Taranto e sia sulla rete di distribuzione di alcune insegne.

E allo stesso modo è inevitabile anche l'ira delle persone coinvolte, pronte a chiedere il rimborso delle spese sostenute. Già, ma a chi? Prima di individuare il bersaglio delle denunce, è però indispensabile che l'automobilista conservi le ricevute o le fatture pagate per gli interventi effettuati sulla propria auto, così da dimostrare la spesa sostenuta per il problema del gasolio sporco. In ogni caso, fa fede anche il tracciamento del pagamento con bancomat o carta di credito.

E c'è anche l'interrogazione in Parlamento

E siccome a essere coinvolto dal caso del gasolio sporco non è solo il triangolo delle province di Lecce, Taranto e Brindisi, ecco che il deputato lucano Cosimo Latronico ha presentato una interrogazione al Ministro dello Sviluppo Economico affinché sia fatta chiarezza sulla distribuzione e si applichi un maggior rigore nel controllo della filiera ovvero nel passaggio del carburante dalla raffineria alle stazioni di rifornimento e dunque ai serbatoi delle autovetture.

Le accuse degli automobilisti, la difesa dell'Eni

Alla luce dell'elevato e imprecisato numero di automobilisti coinvolti nel caso gasolio sporco e dell'interessamento degli organi nazionali di informazione, ecco che Eni è stata costretta a prendere una posizione ufficiale sulla vicenda. Ebbene, il gruppo petrolifero ha rigettato al mittente tutte le accuse sulla raffineria di Taranto. Più esattamente, ha messo nero su bianco come la causa dei guasti alle automobili - sebbene comuni - non possono essere ricondotti all'impianto della città pugliese. Il gasolio distribuito nel territorio, giura Eni, è pulito ovvero rispetta i requisiti necessarie. E tanto per essere chiari e non lasciare spazio ad alcun sospetto, utilizza la parola categoricamente per escludere ogni tipo di responsabilità. Ma i problemi ci sono e sotto davanti agli occhi di tutte ovvero lungo le strade del Salento. Eni promette allora di effettuare tutti i controlli del caso per risalire alla fonte del problema.

Indipendentemente da questa vicenda, vengono in mente i tanti tentativi di truffa (anzi, alcuni sono andati proprio a segno) che hanno coinvolto in passato le stazione di rifornimento di benzina e gasolio. In buona sostanza, cercando di guadagnare il più possibile, c'è chi non si è fatto scrupoli dall'allungare la benzina con acqua o con olio più economico e di certo non benefico per la saluti dei veicoli. L'inghippo è presto detto: si crea più miscela e di bassa qualità, incassando di più dai consumatori ma truffando anche le imposte. Le cronache locali di più parti d'Italia riferiscono infatti di ingenti sequestri di benzina e di denunce per interventi sulle pompe stesse e sui meccanismi di erogazioni con l'obiettivo di far apparire dati falsificati a vantaggio del gestore della stazione di rifornimento.

Insomma, si tratta di un comparto caldissimo da monitorare con attenzione perché il giro d'affari è evidente e tutti, chi più chi meno, si trova spesso nelle condizioni di effettuare rifornimento alla propria automobile. Ed è il caso di ribadire che le denunce sono state il filo conduttore di tante regioni d'Italia, senza troppe distinzioni.

Illeciti in Puglia  nel resto d'Italia

Proliferano le truffe sulla benzina in tutta Italia e questa volta è successo in Puglia scoperte dalla Guardia di Finanzia che sta facendo operazioni in ogni regione e che vanno a colpire sia le industrie petrolifere ma anche e soprattutto i cittadini

Sono stati fatti poco meno di 140 controlli su altrettante pompe di benzina e distributori e sono state trovate 27 impianti irregolari che praticavano diverse tipologie di truffa e in diversi altri casi i costi non erano ben indicati potendo essere sfruttati per ulteriori truffe che i magistrati dovranno appurare dopo le segnalazioni dei Finanzieri. Sette persone sono state denunciate. Sono stati ritirati in quanto probabilmente alterati circa 4mila litri di carubrante

Truffe più diffuse

Le forze dell'ordine in Puglia come nel resto delle regioni stanno facendo quete verifiche proprio perchè numerosi cittadini e associazioni di consumatori stanno sottolinenado diverse irregolaritià. I controlli vanno da tutta la pompa, ai tir e alle cisterne. Tutte le attività avvengono in collaborazione con le Camere di Commercio. 

Le truffe sono le più svariate. Si va dall'allungare la benzia con acqua e tiplogie di olio differente, truffando anche le imposte, in quando si dichiara meno caraburante acquistato e se ne vende falsamente di più oltre che chiaramente i consumatori fino a quelle dove i prezzi nei cartelloni all'ingresso della pompa sono minori di quelli effettivamente praticati all'interno del distributore. E poi ci sono anche coloro che sono proprio intervenuti sulle pompe stesse e i meccanisimi di erogazioni facendo apparire dei dati falsi sempre ovviamente a loro favore

Come abbiamo detto queste truffe avvengono in tutta Italia e bisogna fare la massima attensione come hanno ricordato anche le forze dell'ordine nel presentare questi risultati.