Gli euroscettici avevano ragione, numerosi famosi favorevoli all'Ue si pentono

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Gli euroscettici avevano ragione, numero

Quelle previsioni sbagliate sull'Unione europea

La tentazione di dare ragione agli euroscettici diventa allora irresistibile se a criticare la realtà dell'euro sono anche economisti, intellettuali ed europeisti.

Siamo davanti a un evidente caso di difficoltà a fare previsioni nel lungo periodo, altrimenti non si capisce come sia possibile che una lunga schiera di economisti e intellettuali, ma anche politici e tecnici navigati come gli ex presidenti del Consiglio Mario Monti e Romano Prodi si trovino adesso nelle condizioni di aver sbagliato calcoli. Perché con il tempo il colosso dell'Unione europeo anziché rafforzarsi ha perso quota e consensi. E se l'uscita della Gran Bretagna è la ferita più evidente, il rischio di altri strappi è più che concreto. Senza dimenticare che la chiamata alle urne della prossima primavera potrebbe sancire una rottura ancora più profonda tra cittadini e istituzioni comunitari.

Quelle previsioni sbagliate sull'Unione europea

A mettere in luce la traiettoria di pensiero poco lineare degli europeisti è Renato Zuccheri con un editoriale sul Giornale. Il concetto di partenza è chiaro: se anche i più convinti tra di loro si rivelano critici nei confronti dell'Unione europea significa che qualcosa dalle parti di Bruxelles proprio non funziona. E il richiamo, provando a rimanere dentro i nostri confini e quindi a occuparci dei fatti nostri, non può che andare in prima battuta alla moneta unica. L'introduzione dell'euro non è piaciuto per via degli scompensi economici provocati. Certo, non mancano le comodità dal poter andare in quasi tutta Europa senza passare dall'ufficio cambi, ma l'impressione prevalente è che l'euro abbia fatto comodo a pochi e creato problemi a molti.

Il giornalista del quotidiano cita Gianluca Veneziani di Libero, secondo cui da euro-straconvinti, sono diventati euro-pentiti, euro-delusi, euro-insicuri. Alle affermazioni perentorie sull'europeismo hanno iniziato a sostituire i "sì, ma", i "però", i "bene, ma non benissimo", i "si poteva fare di più". Forse un modo implicito per ammettere che, se la realtà era stata un fallimento - è la sua personale valutazione - anche l'idea iniziale non doveva essere un granché. E il punto è che tra questi nomi ci sono anche italiani di un certo peso che sull'Unione europea hanno scommesso una carriera politica, come Romano Prodi e Mario Monti, appunto, ma anche l'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e perfino Giuliano Amato, ministro del Tesoro quando è stato introdotto l'euro.

Avevano ragione gli euroscettici?

La tentazione di dare ragione agli euroscettici diventa allora irresistibile se a criticare la realtà dell'euro sono anche economisti come Milton Friedman, Paul Krugman e Jospeh Stiglitz oppure intellettuali come Bernard-Henri Levy, secondo cui "l'Europa è sempre più insignificante", o Jürgen Habermas, a cui è attribuita una frase forse profetica dei futuri assetti: "Basta con le banche. Il destino dell'Unione lo scelgano i popoli".

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