Goldman Sachs, previsioni su calo mercati e attese

Goldman Sachs aveva da tempo messo in guardia su un crescente rischio di correzione per le Borse. Rischi per l'Italia derivanti dall'incertezza politica.

Goldman Sachs, previsioni su calo mercat

Goldman Sachs sulla discesa delle Borse


Cosa si attendono gli analisti di Goldman Sachs sul calo delle Borse, ma anche sull'Italia e sulle prossime elezioni. Una serie di analisi.

Il sistema economico-finanziario italiano continua a muoversi su delicati equilibri: è vulnerabile e il rischio di precipitare in un baratro è dietro l'angolo. Anche e soprattutto perché le imminenti elezioni politiche italiane non lasciano presagire nulla di buono. Le urne sono destinate a restituire un quadro di pericolosa instabilità con il rischio di richiamare i cittadini al voto nell'arco di pochi mesi. Ecco allora che Goldman Sachs continua a lanciare grida di allarme. Lo fa da tempo, prima del recente tracollo delle Borse, al di là delle motivazioni che hanno portato a questa discesa. E seguita a farlo anche adesso, con le elezioni alle porte.

Senza troppi giri di parole, Goldman Sachs ha citato la chiamata alle rune del 4 marzo sottolineando i rischi politici che potrebbero preoccupare gli investitori. Gli stessi che fino a questo momento hanno visto il nostro Paese con una certa sufficienza, ma che adesso potrebbero fuggire a gambe levate. E che ci siano motivi di aprire una profonda riflessione è dimostrato dall'aumento del Vix ovvero l'indice che misura la volatilità. Già il 29 gennaio, prima ancora che le cronache finanziarie si riempissero di anali allarmanti, Goldman Sachs aveva messo in guardia su un crescente rischio di correzione per le Borse. Anche per una questioni di cicli (o di corsi e ricorsi) dava per inevitabile la discesa di queste ore.

Tutto così negativo o ci sono spiragli positivi?

Il quadro è insomma così negativo? Dalla recenti analisi di quella che è una delle più grandi banche d'affari del mondo, impegnata sul terreno degli investimenti bancari e azionari, del risparmio gestito e di altri servizi finanziari, soprattutto con investitori istituzionali, occorre fare una doppia distinzione. Da una parte c'è la situazione italiana, evidentemente preoccupante e carica di incertezza. Dall'altra ci sono alcune spie di segno positivo. Peccato solo che arrivino da oltre confine: la buona salute dell'economia globale in crescita al ritmo del 5%, le attese cariche di aspettative sugli utili aziendali, le condizioni finanziarie accomodanti e la politica fiscale espansiva degli Stati Uniti.

La posizione di Bridgewater sull'Italia

La scommessa su Bridgewater fa discutere perché avviene a quasi un mese dalle elezioni: pollice in giù verso Piazza Affari per via della vendita allo scoperto delle azioni di 18 blue chip azionaria. Si tratta, per intenderci delle società ad alta capitalizzazione. Secondo quanto riferito da Bloomberg, l'hedge fund statunitense ha triplicato le sue posizioni da 1,1 a 3 miliardi di dollari da ottobre fino a oggi. Si tratta di una situazione da tenere sotto'occhio per diverse ragioni: da una parte sono implicati alcuni dei principali titoli italiani, dall'altra il periodo è quello più delicato e turbolento che ci possa essere per un Paese perché i cittadini sono chiamati a rinnovare i propri rappresentanti politici.

Gli occhi dell'Europa sono allora tutti per l'Italia perché - speculazione o meno - una eventuale destabilizzazione politica avrebbe conseguenze fragorose perché diventerebbe anche economica e finanziaria, diventando non solo un problema italiano, ma anche europeo. A quel punto entrerebbe in gioco tutto l'establishment comunitario in un contesto fragile perché è chiaro come dalle elezioni non uscirà una maggioranza coesa in grado di assicurare stabilità al Paese e un governo solido. A regnare è l'incertezza e le recenti mosse di Bridgewater con l'aumento delle sue posizioni ribassiste non possono che essere fonte di grande preoccupazione.

Entrando allora nel dettaglio, la posizione ribassista di Bridgewater più consistente è quella nei confronti Intesa Sanpaolo. L'hedge fund statunitense ha infatti allargato la sua scommessa ribassista allì1,01% del capitale. Seguono quindi tani grossi nomi del panorama italiano e non solo nel ramo bancario. Uno dopo l'altro ecco infatti Enel (0,92%), Eni (0,9%), Unicredit (0,7%), Banco Bpm (0,7%), Bper (-0,7%), Prysmian (0,7%), Generali (0,6%), Azimut (0,6%), Ubi (0,6%). E non è finita perché alle loro spalle per una quota pari allo 0,5% del capitale ci sono Unipol, Terna, Snam, Mediobanca, Moncler, Leonardo, Fineco e Atlantia. Attenzione anche da Aqr Capital management che ha scommesso contro 11 società italiane.

Non è la prima volta che Bridgewater si rende protagonista di operazioni di questo genere. Solo a ottobre sono state registrate posizioni ribassiste per 713 milioni di dollari contro le principali banche italiane mentre l'addendum della Banca centrale europea, che conteneva criteri stringenti sulla svalutazione dei crediti deteriorati, aveva buttato giù i titoli del settore.

Il fondo Bridgewater crede allora nell'instabilità e scommette contro 18 fra i principali titoli di Piazza Affari. Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ha gettato acqua sul fuoco, spiegando di non vedere segnali di particolare nervosismo. Eppure nel mirino di Bridgewater è finita quasi la metà delle blue chip del Ftse Mib, l'indice delle società a maggiore capitalizzazione: un paniere di 18 azioni (erano 8 a ottobre) che, secondo Dalio, sono destinate a scendere. Ricapitolando, in testa c'è Intesa, shortata per l'1% del capitale, davanti a Eneled Eni (0,9% per entrambe), Unicredit, Banco Bpm, Bper e Prysmian(0,7%), Generali, Azimute Ubi (0,6%) e infine Unipol, Terna, Snam, Mediobanca, Moncler, Leonardo, Fineco e Atlantia (0,5%).

Pessimismo sull'Italia da altre fonti

L'attacco all'Italia è durissimo e, al di là se le ragioni sono di carattere politico e celano una strategia mediatica, non possono scivolare nell'indifferenza. Il quotidiano tedesco Die Welt punta l'indice contro lo stato di conti pubblici nazionali, azzardando un paragone forse eccessivo, ma di certo allarmante: lo stato di salute è peggiore di quello della Grecia. E se possibile c'è un altro aspetto ancora più scoraggiante: la scarsa fiducia nel futuro ovvero nella capacità dei partiti di ribaltare la situazione. Almeno stando ai programmi elettorali presi sotto esame dal quotidiano tedesco. Già il titolo dell'articolo che sta facendo discutere sia in Germania e sia in Italia e getta ombre sulla gestione dell'economia italiana, lascia capire le intenzioni: "Se i greci lasciano indietro gli italiani". E il contenuto è anche più preoccupante perché, senza un cambio di passo, il rischio di default ovvero di fallimento andrebbe realmente preso in considerazione.

Nessuno si è finora spinto fino a questo punto ovvero considerare l'Italia peggio della Grecia, ma per il quotidiano tedesco di Berlino c'è realmente poco su cui ragionare e colloca il nostro Paese all'ultimo posto tra i Paesi dell'eurozona. A dimostrazione della tesi ricorda come l'Italia sia la sola nazione il cui livello di vita è peggiorato con l'entrata in vigore dell'unione monetaria. E l'aspetto preoccupante è proprio la scarsa fiducia nelle capacità della politica italiana di voltare pagina.

Senza riforme radicali - non quelle a cui abbiamo assistito, ma qualcosa di più profondo e doloroso come è successo in Grecia - l'Italia è destinata a sprofondare nel baratro. Almeno secondo Die Welt. E dando uno sguardo alle intenzioni dei partiti ovvero studiando i contenuti dei programmi elettorali sottoposti al parere e al voto dei cittadini, nessuno avrebbe intenzione di intervenire in maniera netta e puntuale.

In buona sostanza, tutti gli schieramenti partiti, anche se con intensità e toni differenti, punterebbero al mantenimento dello status quo con tutti i rischi che ne derivano ("cose del genere non sono nel programma elettorale di nessuno dei contendenti alle elezioni", si legge testualmente nell'edizione del quotidiano pubblicata proprio oggi). A esprimere maggiore preoccupazione, sempre secondo quanto scrive Die Welt, sono le grandi banche d'affari. Sono proprio loro a manifestare il più alto grado di scoraggiamento rispetto alle possibilità italiane di risalire la china.

L'appuntamento non con le elezioni non viene affatto ritenuto strategico poiché, a detta di Timo Schwietering, analista della banca Metzler, chiunque vinca non attuerà alcun programma di vere riforme. Gli fa eco Daniel Hartmann, capo economista della banca Bantleon, per cui l'Italia mostrava prima un modello economico facile e quando la congiuntura si bloccava, si svalutava la lira, che ridava benzina alle esportazioni e rianimava la congiuntura.







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di Luigi Mannini pubblicato il