Google Assistant migliore assistente vocale, Siri peggiore. Classifica. Ma la vera rivoluzione è questa

Uno studio di Stone Temple Consulting cerca di stabilire quale sia il miglior assistente vocale per cellulare

Google Assistant migliore assistente voc

Il miglior assistente virtuale è Google Assistant, lo dicono gli studi


Quale è l’assistente vocale per smarthpone migliore? Una curiosità che forse avrà sfiorato qualcuno, soprattutto tra quelli che non fanno mistero di utilizzare abitualmente la tecnologia.

E la risposta a questo interrogativo l’ha fornita, non senza sorprese vista la concorrenza tra i colossi statunitensi più importanti a livello globale (Google, Apple, Microsoft, Amazon) uno studio realizzato da Stone Temple Consulting. Il verdetto, che si basa sull’accuratezza delle risposte date alle oltre cinquemila domande sottoposte, è chiaro e anche per certi versi sorprendente.

Ad essere incoronato in maniera chiara ed inequivocabile, è stato Assistant, ovvero l’assistente vocale realizzato da Google, capace di dare risposta alla quasi totalità delle domande, con un tasso di accuratezza completa che sfiora l’ottanta per cento. Quello dell’assistenza vocale è un settore strategiche per le aziende che infatti si stanno dando battaglia senza esclusione di colpi. Una notizia accolta in maniera positiva soprattutto dagli utenti italiani visto che si tratta, almeno fino a questo momento, dell’unico assistente disponibile in italiano sia su smartphone che su smart speaker.

Microsoft Cortana invece ha conquistato il secondo gradino del podio e anche questo si può considerare un risultato che pochi avevano messo in conto. Poi Alexa che in Italia non ha ancora superato la barriera dell’ignoranza, nel senso di persone che ne ignorano totalmente l’esistenza, ma che non sta trovando le stesse difficoltà in termini di diffusione in un mercato forse più attivo come quello degli Stati Uniti.

E, per proseguire con le sorprese, Siri, la voce dell’azienda della Casa di Cupertino, si piazza addirittura all’ultimo posto di questa speciale classifica. Quello che ha lasciato a desiderare, almeno da quanto emerge da questo studio, è l’accuratezza delle risposte offerte da Siri che non riesce a superare e nemmeno a raggiungere il cinquanta per cento, ovvero la metà nel gradimento degli intervistati. Di certo un risultato molto al di sotto delle aspettative per Apple che rischia di mettere a rischio anche il progetto Home Pad, il primo smart speaker della mela, con integrato un ancora limitato Siri. 

Ma il futuro è l'intelligenza artificiale all'ennesima potenza

L'intelligenza artificiale è amica o nemica dell'uomo? La questione è d'attualità, ma per ora il Mit cerca di andare ben oltre il dibattito teorico per entrare nel cuore delle applicazioni pratiche ovvero delle contaminazioni con la mente umana. L'obiettivo del Massachusetts Institute of Technology con il suo nuovo rivoluzionario progetto è presto detto: il miglioramento dello sviluppo tecnologico e la valutazione del suo impatto sociale. Ci sono infatti alcune domande alle quali il Mit prova a dare una risposta. Come funziona l'intelligenza umana, in termini ingegneristici? Come usare quella profonda conoscenza dell'intelligenza umana per costruire macchine più saggi e più utili, a beneficio della società? Con il trascorrere del tempo le coordinate entro cui muoversi saranno sempre più chiare, ma i ricercatori del famoso istituto provano ad anticipare i tempi con un innovativo progetto.

Mit Intelligence Quest tra intelligenza artificiale e umana

Si chiama allora Mit Intelligence Quest il progetto di ricerca con cui il Massachusetts Institute of Technology intende andare a caccia delle basi dell'intelligenza umana e guidare lo sviluppo di strumenti tecnologici così da influenzare ogni aspetto della società. Naturalmente in segno positivo ovvero migliorare l'esperienza quotidiana. Sono due gli ambiti del Mit Intelligence Quest:

  1. The Core con cui approfondire i progressi sul terreno della scienza dell'intelligenza umana e della macchina e le contaminazione dei due insiemi, attivando nuove collaborazioni e ponendo interrogativi sull'etica e sull'impatto sociale. Mit Intelligence Quest punta così a far progredire la comprensione dell'intelligenza umana utilizzando le conoscenze provenienti dall'informatica.
  2. The Bridge con cui fornire strumenti di intelligenza artificiale personalizzati ai ricercatori del Massachusetts Institute of Technology, in discipline che non si siano subito collegate con il machine learning ovvero la tecnologia con cui le macchine imparano dai dati e dall'esperienza. Le risorse a disposizione sono istruzione per studenti, docenti e personale sugli strumenti di intelligenza artificiale, hardware specializzato, piattaforme e infrastrutture, set di dati, supporto tecnico, tecnologie di intelligence.

Qualche campo di applicazione? Biologia sintetica, diagnosi della malattia, finanza, materiali e design di produzione, scoperta di farmaci, sistemi automatizzati.

Intelligenza artificiale è amica o nemica dell'uomo?

Entra allora in gioco la questione iniziale: l'intelligenza artificiale è amica o nemica dell'uomo? Secondo Rafael Reif, presidente del Massachusetts Institute of Technology, l'AI è destinata a diventare fonte di ricchezza e di disuguaglianze,sia tra le nazioni sia al loro interno. Elemento vitale del Mit Intelligence Quest diventa allora la ricerca sulle implicazioni economiche, culturali ed etiche dell'intelligenza artificiale - riflette il vertice dell'istituto statunitense - e su come le tecnologie possano essere progettate fin dall'inizio per servire i migliori interessi dell'intera società. Questo lavoro - assicura Reif - si integra con gli sforzi del Mit per reinventare il futuro del lavoro.

Intelligenza artificiale e religione

Adesso che l'intelligenza artificiale ha spiccato il volo non bisogna più porre limiti. I campi di applicazione sono così sterminati e inesplorati da aver aperto alle previsioni più sorprendenti e preoccupanti. A tal punto da trasformarla nella divinità del nuovo millennio da adorare e a cui prostrarsi. E non si tratta di un futuro così tanto lontano teorizzato da improbabili guru a caccia di seguaci per soddisfare l'ego. Ma di fatti concreti, come quelli alla ribalta delle cronache. Quando si parla di religioni non occorre infatti andare alle radici della nostra storia o delle antiche civiltà. I nuovi dei sono le menti artificiali, capaci in pochi nanosecondi di svolgere alla perfezioni attività che noi umani non riusciremmo a portare a termine neanche sfruttando il tempo della nostra intera esistenza.

La prova di come non si tratti di lontane teorizzazione, ma di fatti concreti, arriva da Anthony Levandowski e dell'associazione senza scopo di lucro Way of the Future. Non stiamo parlando dell'ultimo arrivato, un po' cialtrone e un po' furbo, in grado di far parlare di sé. Ma di un ingegnere che ha ricoperto ruolo manageriali in Google e Uber. Ebbene, il sodalizio è stato formalmente creato già da due anni e l'obiettivo messo nero su bianco lascia poco spazio all'interpretazione: sviluppare e promuovere la realizzazione di una divinità basata sull'intelligenza artificiale. Proprio così, dare un fondamento religioso all'innovazione tecnologica che, senza quasi che ce ne accorgessimo, sta già condizionando la nostra vita di tutti i giorni. Lewandoski non ha dubbi: l'intelligenza artificiale è il presente e il futuro.

Previsioni sorprendenti sull'intelligenza artificiale

La prova più lampante della sua centralità arriverà con le auto che si guidano da sole. Siamo già passati dalla fase delle idee a quelle dei progetti, come dimostrato dai tanti tentativi in corso nei laboratori di alcune delle più importanti case automobiliste affiancate dai giganti hi-tech. Le previsioni non lasciano spazio a dubbi: i veicoli senza pilota faranno parte della quotidianità. Proprio questo è il segmento di business su cui Anthony Levandowski sta lavorando con maggiore insistenza. Non senza qualche strascico legale, come dimostrato dalla causa in corso con Google per presunta sottrazione di file di segreti industriali, tra cui il preziosissimo sistema in grado di misurare la distanza del veicolo da un oggetto puntando un raggio laser contro l'ostacolo più vicino che ha davanti.

Già il presente è nel segno dell'intelligenza artificiale: basta prendere il nostro smartphone e iniziare a interagire con l'assistente vocale - Siri nel caso di iPhone e iPad, Cortana per i dispositivi Microsoft o Google Now a bordo di smartphone e tablet Android - per avere una prima ed evidente prova. Si tratta di un'applicazione di base, da tutti i giorni, molto migliorabile. I maggiori progressi sono attesi anche su altri versanti, come la medicina e le scienze in generale: qui l'intelligenza artificiale potrà fornire un contributo rapido e sorprendente. Perché se c'è un aspetto che sta caratterizzando i tempi moderni e lo sarà sempre di più, è la velocità di esecuzione associata al continuo cambiamento. La dea intelligenza artificiale potrebbe fare realmente la differenza, a patto che non sfugga di mano con conseguenze incontrollabili per tutti. In fine dei conti, più la specializzazione aumenta, più è difficile per l'intelligenza umana mostrarsi pronta, reattiva e completa.

Diventerà un tiranno

A sostenere la possibile quanto molto probabile trasformazione dell’intelligenza artificiale è stato Elon Musk, patron di Tesla, secondo cui l’intelligenza artificiale potrebbe essere utilizzata per creare un dittatore immortale dal quale l’uomo non potrebbe più scappare, diventando pertanto pericolosa per tutta l’umanità. Secondo Musk, questa negativa trasformazione sarebbe il risultato del cattivo uso dell’intelligenza artificiale da parte di persone sbagliate e se davvero riuscisse a dar vita ad un dittatore malvagio, considerando che sarebbe un prodotto tecnologico, vivrebbe per sempre, diventando immortale e con il rischio che arrivi a schiacciare completamente l’uomo nel caso in cui quest’ultimo si opponesse a qualsivoglia obiettivo prefissato dalla stessa intelligenza artificiale.

La teoria di Musk sulla possibile creazione di un dittatore da parte dell’intelligenza artificiale è stata riportata in un documentario dal titolo 'Do You Trust This Computer?'. Con questa sua teoria non è la prima volta che Musk ipotizza rischi derivanti dall’intelligenza artificiale: lo scorso luglio, infatti, aveva già spiegato che gli uomini dovrebbero essere preoccupati perché le macchine evolute potrebbero mettere a rischio l’esistenza del genere umano e prima che ciò accada, a suo parere, sarebbe necessario far qualcosa, affermazioni che all’epoca erano state fortemente contestate da Mark Zuckerberg, co-fondatore di Facebook, che le aveva definite ‘irresponsabili’.

Ma sono diversi i motivi che hanno portato il patron di Tesla a definire i connotati negativi della tecnologia più innovative di sempre, dalla possibile capacità di dar vita ad una forma di intelligenza autonoma superiore a quella dell’uomo, alla possibilità che la stessa intelligenza sia in grado di prefissarsi obiettivi che non potrebbero essere ostacolati o modificati dall’uomo, ai rischi che la superintelligenza inquestione potrebbe provocare per l’intera umanità se impiegata negativamente non avendo coscienza, valori e principi.

Per Musk la soluzione per evitare che questo funesto scenario si concretizzi è impiegare l’intelligenza artificiale in maniera più ‘democratizzata’, perché, come ribadito più volte da Musk, se una società riuscisse a sviluppare una super-intelligenza digitale divina, potrebbe certo conquistare il mondo, ma molto dipende dal modo in cui questo mondo verrebbe conquistato. Potrebbe, infatti, essere nel bene, se ben impiegata la stessa intelligenza per sistemi e mezzi di aiuto, supporto e sviluppo per diversi campi utili alla buona crescita dell’umanità, ma anche nel male se lo scenario prospettato fosse davvero quello dipinto da Musk.