Google affronta Uber nella causa dell'anno. Tutta la storia come un film

Se Google mette al centro della contesa 14.000 file relativi a 8 segreti industriali sullo sviluppo dell'auto autonoma Waymo, Uber è di parere opposto.

Google affronta Uber nella causa dell

Google contro Uber in tribunale


E' il processo che in molti considerano l'evento dell'anno almeno da un punto di vista della giustizia trai colossi IT. E pare essere proprio come un film con implicazioni anche per le nostre elezioni.

È ufficialmente iniziato quello che viene già considerato il processo dell'anno. Da una parte c'è Google, una delle più note multinazionali del web (e non solo), dall'altra c'è Uber, l'incubo dei tassisti con il suo servizio di trasporto passeggeri a costi ridotti. Motivo del contendere è l'assunzione dell'ingegnere Anthony Levandowski, a conoscenza dei segreti di Waymo, la divisione di Mountain View dedicata alla guida autonoma. BigG ha così deciso di portare Travis Kalanick, ex ceo di Uber, davanti a un giudice. Non chiede il licenziamento del professionista, quello no, ma un risarcimento di un miliardo di dollari. Per via della caratura delle aziende che si fronteggiano, dei manager in tribunale, delle cifre da capogiro che circolano, della materia futuristica dello scontro (le auto che si guidano da sole, senza conducente) e delle prime mosse di questo processo, la storia semra avere tutti i connotati per diventare un film.

Il processo del secolo?

È estremamente difficile comprendere da lontano le ragioni che hanno portato questi due giganti a vedersela faccia a faccia in un'aula di tribunale. Perché se Google mette al centro della contesa 14.000 file relativi a 8 segreti industriali sullo sviluppo dell'auto autonoma Waymo, Uber è di parere opposto. Ritiene cioè che la società di Mountain View voglia vendicarsi di un avversario che ha ingaggiato uno dei suoi ingegneri di punta Anthony Levandowski, chiave di volta per sviluppare un nuovo progetto di auto che si guida senza pilota. Più esattamente, Levandowski si è messo alle spalle Waymo, ha fondatao la startup Otto, a sua volta acquistata da Uber. A chiudere il cerchio degli eventi, l'ingegnere oggetto del contendere è stato licenziato da Uber. Le ragioni non sono chiarissime, ma sembra che abbia influito il tentativo di Levandowski di creare una religione che adora una divinità nata da un'intelligenza artificiale.

Quel legame (indiretto) con le elezioni italiane

C'è poi chi, come Donatella Cambosu si StartupBusiness, lega questa vicenda alle imminenti elezioni politiche in Italia. A suo dire, questa vicenda propone spunti di riflessione sul legame tra tecnologia e potere, in un'epoca di di macchine volanti, auto che si guidano da sole, robotica avanzata, intelligenza artificiale, sempre in mano private. Da qui l'appello a mettere al centro dell'attenzione (e dei programmi politici) il tema dell'innovazione. In che modo? Trovando soluzioni alle questioni chiave di banda ultra veloce, digitalizzazione, net neutrality, politiche per i giovani, scuola e formazione, supporto alle startup. Da qui il suo appello: "È necessario oggi, anche come cittadini, affrontare il voto con un diverso stato d'animo: dobbiamo guardare a cosa accade nel mondo per fare una scelta migliore su chi andare a votare in Italia".

E ancora: "In questi ultimi anni l'Italia è arretrata sotto molti aspetti e adesso dobbiamo recuperare gap e pensare a come vogliamo che sia il nostro futuro, per noi e quelli che verranno; dobbiamo scegliere se come Paese vogliamo protagonisti o semplicemente subire una realtà scelta da altri".







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di Luigi Mannini pubblicato il