Grecia fine dei salvataggi più vicina, uscita possibile.

Il Paese ellenico può adesso tornare a considerarsi a tutti gli effetti un membro dell'Unione europea anche sotto il profilo dei conti pubblici e iniziare a camminare con le sue gambe.

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Grecia fine dei salvataggi più vicina


Che sorpresa: solo fino a un paio di anni fa parlavamo di una Grecia sull'orlo di un fallimento e di una crisi di nervi a livello europeo e invece ecco là pronta a chiudere già quest'anno il piano aiuti internazionali. Il 2018 si è aperto nel migliore per il Paese ellenico, in grado adesso di esibire bassissimi livello di spread ovvero il differenziale tra i titoli di Stato nazionali e quelli tedeschi su base decennale. Il prossimo passo è quello più atteso ovvero il ritorno sui mercati che scriverà la parola fine sul periodo più nero della storia recente. Se avviciniamo la lente di ingrandimento scopriamo allora che nei primi giorni dell'anno di scambi sui mercati finanziari, lo spread è sceso a 336 punti base, il livello più basso dall'inizio dalla deflagrazione della crisi che ha condotto il Paese a un soffio dal fallimento, quando aveva raggiunto 3.440 punti.

Grecia, un Paese fuori dalla crisi

La Grecia può finalmente iniziare a sorridere dopo anni e anni di sforbiciate, privatizzazione di servizi nazionali e un sistema di assistenza ridotto all'osso. Fanno ancora male la vendita ai cinesi della China Cosco Holding di una quota di maggioranza del porto del Pireo così come l'acquisizione da parte del fondo di private equity tedesco Deutsche Invest Equity, Terminal Link, e dell'investitore russo di origini greche Ivan Savvidis della maggioranza del porto di Salonicco. E sul tavolo c'è ancora il futuro delle società pubblica dell'energia. Insomma, un vero e proprio smantellamento imposto dall'alto in cambio dei quattrini necessari per il salvataggio. Le ricette liberiste hanno funzionato per far uscire dal Paese dalla crisi. Almeno dal punto di vista numerico perché poi c'è chi lamenta dell'eccessivo prezzo pagato per raggiungere questo risultato con conseguenze irrimediabili dal punto di vista sociale.

In ogni caso, la Grecia può adesso tornare a considerarsi a tutti gli effetti un membro dell'Unione europea anche sotto il profilo dei conti pubblici e iniziare a camminare con le sue gambe. C'è un piccolo segnale che testimonia più di altri il clima mutati: alcuni hedge fund (i fondi speculativi di interesse) hanno mostrato interesse a nuovi possibili investimenti nel Paese e non viene escluso che dopo l'estate la Grecia possa rientrare nel programma di Quantitative easing della Banca centrale europea. Siamo ancora all'alba di una nuova era, ma una congiuntura di questo tipo non si verificava da almeno uno decennio.

Grecia su, Italia giù

Se la Grecia sta allora lentamente riemergendo dal fondo della crisi in cui era sprofondata, il caso italiano torna al centro dell'attenzione. Chiariamo subito che la nostra situazione, anche nel suo momento peggiore, non è paragonabile a quella del Paese ellenico. Tuttavia, secondo i media americani, Deutsche Bank invita a diffidare dall'Italia. In una comunicazione inviata a investitori e clienti, spiega come tra i fattori di rischio per i mercati finanziari nel 2018 ci sono anche le elezioni politiche in Italia. E tra i potenziali pericoli mette sul tavolo la possibile uscita della Banca centrale europea dal programma di quantitative easing ovvero l'acquisto di titoli di Stato così da garantire maggiore liquidità al sistema economico.