Guadagnare 800 euro con un lavoro e vivere con 393 euro. Ecco dove accade in Italia

C'è chi è contento di percepire 800 euro al mese per lavorare duramente nel settore dell'agricoltura perché lo stipendio medio è di 393 euro al mese.

Guadagnare 800 euro con un lavoro e vive

Bassi stipendi, spese fisse e precarietà

Con un'espressione molto efficace sono definiti poveri con il lavoro. Nonostante abbiano un impiego, più o meno precario, e nonostante il costo della vita e il livello di spese sia contenuto, non sempre questi lavoratori riescono a superare la soglia di povertà relativa ovvero a raggiungere uno stile di vita decoroso. Si tratta di una contraddizione di termini, eppure il fenomeno dei poveri con lavoro sembra più diffuso di quanto si possa immaginare.

Ma se questa è la valutazione in termini assoluti, c'è chi è contento di percepire 800 euro al mese per lavorare duramente nel settore dell'agricoltura perché, a conti fatti, lo stipendio medio è di 393 euro al mese.

Lavoro di 800 euro, ma bastano bastano 393 euro al mese

Questa e altre vicende sono raccontate dal Corriere della Sera con una inchiesta a puntate che svelano come esistano almeno due Italie sotto il profilo lavorativo. Fissata la soglia di povertà assoluta in 560 euro al mese (così come calcolata dall'Istat), nella piccola realtà di Zervò, frazione di Oppido Mamertina nell'Aspromonte, in Calabria, si vive mediamente con 393 euro al mese.

E le conseguenze, nel caso di assenza di un'oculatissima gestione delle spese, è l'indebitamento per sostenere qualche costo straordinario, il ritardato pagamento di una bolletta o la rinuncia ad alcune voci della spesa alimentare. Sono tutti coloro che con il proprio stipendio non riescono a sbarcare il lunario.

In questo contesto in cui i soldi sono quasi un elemento misterioso e, come viene raccontato, c'è chi non ha mai visto un assegno, qualcuno prova a reagire. Come la cooperativa agricola Monte Zervò, che riesca a dare lavoro dignitoso a 800 euro al mese. Il quadro è preoccupante, soprattutto se ci si azzarda a fare paragoni con un passato che non c'è più, quello delle generazioni immediatamente che hanno vissuto una situazione lavorativa più positiva e di benessere, in cui il lavoro era sinonimo di reddito sicuro.

Di fatto manca un provvedimento per tamponare l'aumento della povertà e le misure attuali non sembrano in grado di rispondere adeguatamente alle rinnovate esigenze.

Bassi stipendi, spese fisse e precarietà del lavoro

Ed è significativo il pensiero di Vincenzo Messineo, coordinatore della Fai Cisl della provincia di Reggio Calabria. Al giornalista Antonio Crispino del Corriere della Sera, spiega che "il problema delle aziende agricole calabresi non è la ndrangheta perché quelli bene o male non ostacolano chi porta soldi nel territorio".

Il vero problema di queste terre "è trovare amministratori competenti, che conoscano l'economia e il mondo del lavoro, che sappiano che qui un agricoltore - come a Rosarno - preferisce lasciare le arance sugli alberi piuttosto che venderle a cinque centesimi al chilo, cioè meno del costo di produzione". Agli stipendi bassi se non irrisori si aggiungono le maggiori spese, come quelle relative alle bollette di luce, gas e acqua o l'assicurazione per l'auto, e la precarietà dell'impiego. Il risultato è la creazione della pericolosa categoria dei poveri con lavoro.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il