IBC, bloccare crescita iva fondamentale. E non bloccare domanda

Fondamentale dall'assemblea dell'Ibc è sterilizzare l'aumento dell'iva, per poter spingere la domanda che è ancora debole

IBC, bloccare crescita iva fondamentale.

Sutter (Ibc): La domanda è ancora debole, occorre sterilizzare l'Iva


Ancora indicazioni importanti e solleciti pe rnon bloccare l'iva e lasciare che la ripresa possa, pur nonf ortissima, continuare alimentano la crescita delle imprese. Il tutto, evitando anche ulteriori prossime tasse e spese.

Non precedere all'aumento dell'iva e ancora peggio a tasse in più come già, secondo diversi studi, sembra inevitabile. E questo quello che viene chiesto immediatamente a qualsasi esecutivo debba nascere

Le indicazioni della Ibc

E se proprio adesso che iniziano ad avere un po' di fiducia nel futuro dopo anni di crisi nerissima, gli italiani dovessero ricevere la mazzata dell'aumento dell'Iva, cosa succederebbe? La domanda ha un suo fondamento perché i consumi non sono ancora ripartiti, ma diventa ancora più autorevole se a formularla è Ibc, l'associazione industrie Beni di consumo, La richiesta al governo (che non c'è) è di sterilizzare l'aumento dell'Iva.

Secondo il sondaggio Demopolis, gli italiani non hanno dubbi ovvero la situazione negli ultimi 10 anni è peggiorata sotto tutti i punti di vista: economica delle famiglie, opportunità di lavoro, sanità pubblica e sicurezza. Ma è pur vero che stanno recuperando fiducia e al percezione sul futuro economico e occupazionale nei prossimi 12 mesi è certamente più incoraggiante rispetto a quella registrata solo un anno fa. La disponibilità all'incremento dei consumi è ancora incerta ma l'aumento dell'Iva, che si aggira come uno spettro sull'esecutivo (che non c'è), potrebbe assestare un colpo estremamente negativo.

Le analisi

L'Ufficio studi della Cgia, lancia un messaggio preoccupante ovvero che bisognerà recuperare 12,4 miliardi per sterilizzare l'aumento dell'Iva, che altrimenti scatterà dal 1 gennaio 2019; altri 3,5 miliardi che lci vengono chiesti al fine di perseguire il pareggio di bilancio  e altri 2,6 miliardi per coprire una serie di spese non differibili.

Insomma, più che di sogni o di imprese irrealizzabili, l’Italia dovrebbe fare i conti con una situazione economica che non decolla e che, nonostante la crescita degli ultimi anni, in particolare del 2017, non ha risolto i problemi di sistema che relegano il Belpaese ancora nelle posizioni di coda rispetto ai principali competitors europei. 

Ma anche di più per altri

Tempi durissimi in arrivo per i contribuenti italiani perché a nuovo governo, qualunque esso sia, spetterà il compito tutt'altro che semplice di disinnescare oltre 60 miliardi di euro di tasse tra trappole fiscali e aumento dell'Iva. Ci riuscirà? E a che prezzo? Difficile a rispondere sin da subito, se non altro perché un nuovo esecutivo non c'è e restano perciò da scoprire intenzioni e strategie. E alla fine dei giochi sono gli stessi contribuenti chiamati a mettere mano al portafogli per sistema - in maniera diretta e indiretta - i conti pubblici piuttosto sballati. Per il Centro studi di Unimpresa si prospettano allora tempi molto duri.

Secondo l'analisi di Unimpresa, da qui a tre anni sono in arrivo 30 miliardi di euro per via dell'aumento Iva fino al 25% nel biennio 2019-2020. Non solo, ma altrettanti saranno versati dai contribuenti per via di quanto contenuto nell'ultima legge di bilancio ed evidentemente mai reso noto fino in fondo o comunque con estrema chiarezza. Gli studiosi parlando di trappole fiscali e puntano l'indice contro 27 voci nascoste o poco note. Dalle misure sulla fatturazione elettronica sono attesi aumenti delle entrate per 4,2 miliardi di euro nel triennio; la stretta sulle frodi nel commercio degli oli minerali vale 1,09 miliardi di euro; con la riduzione della soglia dei pagamenti della pubblica amministrazione a 5.000 euro occorre mettere in conto 495 milioni di euro; dai nuovi limiti alle compensazione automatica dei versamenti fiscali 717 milioni di euro.

Unimpresa ricorda che l'aumento dal 40 al 55% (per il 2018 e per il 2019) e al 70% (dal 2020) degli anticipi delle imposte sulle assicurazioni sono destinati a far incamerare più entrate pari a 960 milioni complessivi. Il ridimensionamento del fondo per la riduzione della pressione fiscale vale 1,2 miliardi di euro. Le nuove disposizioni in materi di giochi valgono invece in totale 421,2 milioni di euro. Sono sei le voci che riguardano le detrazioni per spese relative alla ristrutturazione edilizia o alla riqualificazione energetica. Ma poi ci sono anche gli effetti dei rinnovi contrattuali e delle nuove assunzioni, l'entrate in vigore della nuova Iri, l'imposta sostitutiva sui redditi da partecipazione delle persone fisiche e tante altre voci sono apparentemente minori.

Secondo i calcoli dell'associazione, nel biennio 2019-2020 l'aumento delle aliquote Iva - quella ordinaria dal 22 al 25% e quella agevolata dal 10 all'11,5% - comporterà un aumento del gettito tributario superiore a 30 miliardi di euro. Solo quest'anno, invece, Nel dettaglio, il gettito tributario salirà di 11,7 miliardi di euro, nel 2019 crescerà di 9,5 miliardi di euro e nel 2020 aumenterà di 8,3 miliardi di euro.

Dunque, alcune sono già decisi di aumenti e altri potrebbero arrivare, come ad esempio, quelli sui carburanti che non sarebbero di poco conto così come per le assicurazioni per le auto che inquinano di più. Altro potrebbe arrivare dall'eliminazione di numerosi bonus per le famiglie come già si pensava di fare da tempo. Quegli stessi bonus che vengono utilizzati in sede di dichiarazione.

E il tempo stringe

Non solo per conti alla mano occorrono subito 30 preziosi miliardi di euro per sterilizzare l'aumento dell'Iva (dal 10 al 12% quella intermedia e dal 22 al 24,2% quella ordinaria) ed evitare l'ennesima introduzione di una accise sui carburanti. Succede perché gli equilibri economici continuano a essere delicati e, a meno di un colpo di spugna, occorre andare in scia di quanto finora previsto. E anzi, considerando che il prossimo esecutivo sarà frutto di un compromesso, sarà inevitabile tenere conto della strada finora percorsa.

E che la situazione sia tremendamente delicata è dimostrato dalle recenti stime del Codacons sulla base dello studio di Confesercenti, secondo cui un eventuale incremento delle aliquote Iva dal prossimo anno sarebbe deleterio per i consumi perché produrrebbe una stangata per gli italiani pari a 791 euro annui a famiglia. E solo di costi diretti.