Illuminazione pubblica scoperti sprechi per miliardi in Italia totalmente taciuti

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Illuminazione pubblica scoperti sprechi

Illuminazione pubblica in Italia

La spesa per illuminazione pubblica in Italia Ŕ pari a 1,7 miliardi di euro, il doppio della media europea. Maglia nera a Parma e Rieti. Ecco come risparmiare.

C'è evidentemente molto da correggere se in Italia il consumo di energia elettrica pro capite per l'illuminazione pubblica è il doppio di quello della media europea. Che tradotto in euro significa che la spesa complessiva per illuminazione pubblica è stata pari a 1,7 miliardi di euro nel corso dei 12 mesi dell'anno precedente ovvero 28,7 euro a testa. Tanto per intenderci, la media è pari a 16,8 euro dei principali paesi europei. Eppure, come rileva l'Osservatorio sui conti pubblici italiani dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, basterebbero pochi ritocchi per generare un risparmio notevole senza disagi per la collettività.

La situazione regione per regione e come risparmiare

Stando allora a quanto si apprende nello studio "Illuminazione pubblica: spendiamo troppo", elaborato da una squadra composta dall'ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli e da Diego Bonata, Fabio Falchi, Riccardo Furgoni e Carlo Valdes, nel 2016 la spesa pro capite in Italia è stata di 28,7 euro, molto più alta della media dei principali paesi europei (16,8 euro), di Francia (20,3 euro), Regno Unito (14,2 euro) e Germania (5,8 euro). L'Italia è allora uno dei paesi più luminosi del continente, ma anche inutilmente.

Si apprende allora dall'Osservatorio sui conti pubblici italiani dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano che le regioni italiane il consumo pro capite più alto è registrato in Valle d'Aosta (199 kWh), Calabria (151 kWh), Basilicata (143 kWh), Abruzzo (142 kWh) e Molise (138 kWh). Le regioni più virtuose sono la Campania (80 kWh), il Lazio (81 kWh), il Veneto (85 kWh) e la Lombardia (88 kWh). Tra le province, il maggior consumo pro capite è registrato nella Provincia di Parma (254 kWh), seguita da Rieti (204 kWh) e Aosta (199 kWh). Le tre province più virtuose sono Napoli (49 kWh), Milano (65 kWh) e Prato (66 kWh). Se si escludono le province di Napoli e Milano, che a causa della loro popolosità beneficiano di maggiori economie di scala, le tre province più virtuose sono Prato (66 kWh), Bolzano (71 kWh) e Vicenza (72 kWh).

Ma risparmiare non appare una grande impresa e la sola creazione di impianti di illuminazione pubblica extraurbana o di punti luce di aree artigianali e industriali permetterebbe un contenimento della spesa di circa 300 milioni di euro nell'arco di tre anni. Il passaggio successivo potrebbe essere la sostituzione di impianti di illuminazione inefficienti e nel passaggio a illuminazione a Led. E poi, l'installazione di orologi astronomici o sensori di movimento, la regolazione della luminosità di alcuni impianti, il passaggio integrale a Led per gallerie e illuminazione semaforica, l'adeguamento dei servizi di manutenzione ai costi di mercato, l'impiego intensivo di sensori di movimento o di illuminazione adattiva.

Non solo sprechi di energia elettrica

E che l'Italia abbia bisogno di moderare i consumi o comunque di contenere gli sprechi è dimostrato dal cibo invenduto che finisce nella pattumiera. Eppure basta guardare fuori confine e scoprire come in Francia siano state approvate le norme contro lo spreco alimentare. Nel mirino i supermercati di almeno 400 metri quadrati, molto ben presenti anche in Italia. Gli alimenti avanzati potrebbero essere donati alle organizzazioni caritatevoli oppure, se non più commestibili, trasformarli in mangime per gli animali o in compost. A trarne beneficio sarebbero anche quei milioni di cittadini la cui sopravvivenza è legata all'elargizione di pasti gratuiti. Ma resta ancora molta strada da percorrere.

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