In mano alle mafie 5mila ristoranti

Le organizzazioni criminali sanno che l'agroalimentare è uno di quei settori che non conosce crisi perché c'è sempre bisogno di mangiare e di consumare cibo.

In mano alle mafie 5mila ristoranti

In mano alle mafie 5mila ristoranti


L'occasione per lanciare la pubblica denuncia arriva dalla maxioperazione della Dda di Catanzaro nei confronti dal clan Farao-Marincola di Cirò Marina che ha portato all'arresto dei 169 persone. Secondo Coldiretti sono addirittura 5.000 i ristoranti in mano alla mafia ovvero alle organizzazioni criminali. Una pervasività sconsiderata che, si badi bene, non intacca la qualità del cibo. Anzi, la proposta ristorativa è nella maggior parte delle volte di qualità è ben gradita dai clienti. Il problema è che le attività sono state messe in piedi con soldi sporchi. E di quelli le mafie ne hanno in abbondanza, considerato che sono riuscite ad approfittar della crisi economica per acquistare locali e ristoranti e dunque entrare nell'economia legale dalla parte principale. Stando ai dati dell'associazione dei coltivatori diretti, il business è pari a 21,8 miliardi di euro ovvero +30% in un anno.

Coinvolta l'intera filiera agroalimentare

E nulla sfugge ai tentacoli delle mafie, dal vino alla pasta fino alla ristorazione vera e propria, riesce a controllare la catena del cibo dalla produzione al trasporto, fino alla distribuzione e alla vendita. Per l'Osservatorio sulla criminalità organizzata nell'agroalimentare, la situazione continua a rimanere critica in tutta Italia. Non dobbiamo immaginare che i ristoranti gestiti da mafiosi o dai loro affiliati siano vecchie bettole in cui si discute di affari loschi e dove agli avventori sian malvisti. Tutt'altro perché la capacità di mimetizzazione e infiltrazione è tale da riuscire a controllare i locali più esclusivi nel cuore delle grandi città italiani, ristoranti di lusso e molto costosi con una clientela selezionata, gli aperibar alla moda e perfino i locali in franchising, quelli che dovrebbero essere più impermeabili alle penetrazioni esterne per via della rigida procedura di apertura di nuovi punti vendita o di ristorazione.

Come hanno ben capito le organizzazioni criminali, l'agroalimentare è uno di quei settori che non conosce crisi perché c'è sempre bisogno di mangiare e di consumare cibo. E anzi, agli italiani piace farlo bene ed è sempre in grado di distinguere la qualità. La Coldiretti mette in luce come questo comparto siano divenuto una delle aree prioritarie di investimento della malavita che ne comprende la convenienza in tempo di crisi. E perché, ci tiene a ribadire in queste ore in cui la criminalità organizzata è tornata al centro dell'attenzione, fortunatamente perché vittima di arresti, consente di infiltrarsi in modo capillare nella società civile e condizionare la vita di tutti i giorni della persone

Tra mafia e burocrazia opaca

Le parole del presidente della Coldiretti lasciano il segno perché tirano in ballo non solo gli esecutori materiali ovvero gli esponenti della criminalità organizzata che mettono la faccia nell'acquisire locali pubblici e ristoranti (anche ricattando gli ex proprietari, intendiamoci). Le agromafie, tuona il numero uno del sodalizio, vanno contrastate nei terreni agricoli, nelle segrete stanze in cui si determinano in prezzi, nell'opacità della burocrazia, nella fase della distribuzione di prodotti che percorrono migliaia di chilometri prima di giungere al consumatore finale, ma soprattutto con la trasparenza e l'informazione dei cittadini che devono poter conoscere la storia del prodotto che arriva nel piatto a casa e al ristorante. Da qui l'invito a certificare l'origine degli alimenti anche nei menu, dalla carne al pesce, a tutela del consumatore e dell'economia legale.