In Toscana, #STOPCIBOFALSO raccolta firme e ulteriori

Nuovi obblighi di compilazione delle etichette alimentari: cosa prevedono le novità e informazioni riportate. Cosa c’è da sapere

In Toscana, #STOPCIBOFALSO raccolta firm

Etichette prodotti alimentari Come leggerle


Non bastano le nuove norme, almeno per alcune associazioni e categorie di settore, e continua in Toscana e in tutta Italia la grande campagna controlo il cibo falso e taroccato che imperversa sulle nostre tavole con problemi anche potenziali per la nostra stessa salute
 

Sono sempre più importanti le etichette alimentari obbligatorie da apporre su ogni prodotto, quasi, in vendita, per garantire ai consumatori la trasparenza sugli stessi prodotti acquistati e che finiscono sulle tavole di tutti in modo da portare a spese consapevoli ma soprattutto di alimenti che non siano nocivi per la salute.

Etichette alimentari: novità 2018

Da oggi, giovedì 5 aprile, poi, stando a quanto confermano le ultime notizie, scatta in Italia anche l'obbligo di indicare sull'etichetta dei prodotti alimentari la sede e l'indirizzo dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento. Si tratta di una novità introdotta per garantire un’ancor più trasparente e completa informazione al consumatore finale, nonché una immediata rintracciabilità degli alimenti da parte degli organi di controllo. Oltre alla novità di introduzione obbligatoria della sede e dell'indirizzo dello stabilimento di produzione di un dato prodotto, per Coldiretti sarebbe necessario inserire sulle etichette alimentari l’origine dei diversi ingredienti.

Etichette alimentari: come si leggono

Le etichetta alimentare comprendono indicazioni e informazioni dei marchi di fabbrica o di commercio, indicazioni di immagini o simboli che si riferiscono ad un prodotto alimentare e che compare sulla confezione del prodotto stesso o su una etichetta appostavi o sui documenti di trasporto. L'etichetta alimentare ha, dunque, lo scopo di informare il consumatore sulle reali caratteristiche del prodotto perché effettui meglio la scelta commerciale e deve garantire soprattutto chiarezza, leggibilità, anche nelle dimensioni, facilità di lettura. Su ogni etichetta alimentare il produttore deve riportare marca, denominazione, peso sgocciolato, quantità netta (priva di tara) del prodotto.

Sono diverse le tipologie di etichette alimentari da usare in base al prodotto su cui devono essere applicate. In particolare, per i prodotti sfusi, senza alcuna confezione, le indicazioni sono riportate sul recipiente di vendita; per i prodotti preconfezionati, venduti in confezioni già applicate dal produttore, le etichette apportate sono quelle più soggette a restrizioni normative; e per i prodotti preincartati, confezionati sul luogo di vendita al momento o poco prima dell'acquisto, come pane e carne fresca, devono riportare obbligatoriamente qualsiasi ingrediente o coadiuvante tecnologico che potrebbe provocare allergie o intolleranze.
Sulle diverse etichette alimentari devono comparire obbligatoriamente:

  1. elenco degli ingredienti;
  2. denominazione di vendita;
  3. data di scadenza e modalità di conservazione ed eventualmente utilizzo;
  4. nome, ragione sociale o marchio depositato;
  5. sede del fabbricante o del confezionatore o di un venditore residente nella UE;
  6. sede dello stabilimento;
  7. quantità netta o quantità nominale di produzione o confezionamento;
  8. titolo alcolometrico volumico effettivo per le bevande aventi un contenuto alcolico >1,2%;
  9. lotto di appartenenza;
  10. quantità di ingredienti o categorie di ingredienti.

Prima erano già cambiate etichette di pasta e riso

Lo ripetono e lo ripetiamo da anni: è sempre molto importante leggere e saper leggere le etichette degli alimenti che mettiamo nel carrello della spesa e dunque sulla tavola. E lo diventa ancora di più per via delle novità che sono state appena introdotte per capire l'origine. Come si leggono? Qual è la loro importanza? Ebbene, una buona occasione per saperne di più è la presentazione ufficiale in programma alla Fieragricola di Verona. Anzi, proprio questa è la prima occasione per imparare a leggere le nuove informazioni, per fare scelte di acquisto consapevoli sulla origine del grano e del riso nelle confezioni. E se che, come svela Coldiretti, un pacco di pasta su 3 è straniero, allora diventa fondamentale saperne di più e alzare il livello di attenzione. In poche parole saper leggere le nuove etichette di pasta e riso made in Italy.

Cambiano allora le etichette di pasta e riso e la prima novità da mettere in conto è l'obbligo dell'indicazione di origine. A ben vedere, sono già due settimane che le nuove regole sono in circolo. Il riferimento normativo è il decreto che impone l'indicazione in maniera chiara e precisa dell'origine del grano o del riso utilizzato nelle confezioni. E, si badi bene, si tratta di una questione che riguarda molto da vicino i consumatori italiani perché sono due prodotti simbolo del Made in Italy. Occorre precisare

  1. se proviene o è stato molito in più paesi
  2. se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese
  3. se, in riferimento al riso, il paese è di coltivazione, di lavorazione o di confezionamento

Questo passaggio è di segno positivo o negativo? Nessun dubbio per Coldiretti, sostenitore della prima ora del provvedimento, perché viene considerato uno strumento prezioso per fermare le speculazioni e garantire trasparenza nel commercio a tutela delle aziende agricole e dei cittadini.

Petizione popolare di Coldiretti

Uno dei nemici più pericolosi per un paese come l’Italia, celebre nel mondo oltre che per il suo patrimonio artistico-culturale e paesaggistico, anche per la bontà del comparto gastronomico, è quella della contraffazione alimentare. Nel mondo globalizzato di oggi è proprio la salvaguardia delle specificità territoriali a rappresentare un valore aggiunto decisivo per il buon andamento dell’economia e il rischio di falsificazione, sempre in agguato, è un baco capace di svuotare dall’interno ogni possibilità di sviluppo.

Proprio per questo la petizione popolare lanciata da Coldiretti con l’hashtag #STOPCIBOFALSO vuole mettere l’accento sul ruolo nefasto della contraffazione e la falsificazione dei prodotti alimentari dell’Emilia Romagna. Anche per quanto riguarda l’occupazione visto che sono circa trentamila i posti di lavoro a rischio.

Questo è quanto emerso dalla mostra nella quale vengono messi in bella mostra i prodotti che imitano i piatti e gli alimenti della cucina emiliano romagnola. Una mostra che sta alla base della petizione popolare realizzata da Coldiretti Emilia Romagna nell’ambito di una mobilitazione a sostegno della petizione # STOPCIBOFALSO con l’intenzione di spingere la pachidermica Unione Europea a prendere provvedimenti seri in tal senso. Come quello di rendere obbligatoria l’indicazione di origine degli alimenti. L’allarme è contenuto nelle cifre stesse.

Il mercato della falsificazione dei prodotti del made in Emilia Romagna ha superato ormai gli otto miliardi di euro nel comparto agroalimentare. Che diventano sessanta se si prende in esame il territorio nazionale. Basta questo a spiegare come la lotta alle contraffazioni sia diventata ormai una vera e propria priorità per salvaguardare un’intera economia e i posti di lavoro annessi. Bolognese salsa prodotta in Estonia, Mortadela siciliana prodotta in Romania, Parmesan cheese crystal farms - aged 100% natural grated prodotto negli Stati Uniti, Parma salami Genova prodotto in Messico o il Grana Pampeano argentino sono alcuni esempi di contraffazione.

#STOPCIBOFALSO

L’hashtag #STOPCIBOFALSO è stato dunque coniato per sensibilizzare la popolazione sulla pericolosità della contraffazione e la falsificazione dei prodotti alimentari tipici dell’Emilia Romagna e per invitare tutti i consumatori ad aderire alla petizione popolare di Coldiretti. Un modo per combattere l’inganno globale che causa danni economici e di immagine alle produzioni dell’Emilia Romagna e dell’Italia in generale. La raccolta firme è indirizzata al Presidente del Parlamento Europeo e proseguirà fino alla fine di aprile in tutti i mercati, nelle botteghe e negli agriturismi di Campagna Amica.

Un cibo su quattro è taroccato e falsi nei supermercati

Da oggi in poi quando di utilizza la parola fake il richiamo non deve andare solo alle notize, ma anche ai cibi. Proprio così: fake food. Con questa espressione si indicano gli elementi taroccati. Stando all'analisi Coldiretti, un cibo su quattro è tarocco. Certo, spopola il made in Italy (o forse proprio per questo), ma aumenta il rischio fake. La mancanza dell'obbligo di indicare l'origine degli ingredienti è alla base dei rischi per varie tipologie di prodotti e anche fare la spesa al supermercato non è poi un'operazione così semplice e scontata. Inevitabile allora che l'associazione dei consumatori facesse scattare la petizione "Stop al cibo falso" contro gli inganni alimentari e che stilasse una vera e propria blacklist. La raccolta di firme si pone l'obiettivo di estendere a livello europeo l'obbligo di indicare l'origine in etichetta a tutti gli alimenti.

L'Italia, insieme a Francia, Portogallo, Grecia, Finlandia, Lituania e Romania, ha già adottato decreti nazionali per rendere più chiara l'etichetta in alcuni prodotti come latte e derivati, grano nella pasta e riso. Ma evidentemente c'è ancora molto da fare. Dai salumi, ai succhi di frutta, dai sottoli alle insalate in busta, dalle marmellate fino al latte in polvere per l'infanzia un prodotto su quattro non riporta la provenienza. E spesso viene sfruttata l'italianità a sproposito, con il tricolore usato come specchietto per le allodole. L'allarme lanciato da Coldiretti che insieme a Campagna Amica promuove la petizione #stopcibofalso contro gli inganni del falso made in Italy.

La mobilitazione popolare, che si può sottoscrivere online sui siti delle sue associazioni, chiede all'Europa di fermare il cibo falso, tutelare l'agricoltura e l'economia italiana, proteggere la salute. Nonostante i passi in avanti permangono ancora ampie zone d'ombra e ogni giorno rischiano di finire nel piatto alimenti di bassa qualità e di origine incerta: dal caso del latte in polvere alla salmonella alla carne di cavallo spacciata per vitello nei ragù, dai prosciutti ottenuti da maiali olandesi alimentati con mangimi alla diossina fino al succo di arance brasiliane trattate con il carbendazim, un pesticida vietato in Europa.

Due prosciutti su tre venduti oggi in Italia provengono da maiali allevati all'estero senza che questo venga evidenziato chiaramente in etichetta dove non è ancora obbligatorio indicare l'origine, come avviene anche per il fiume di 200 milioni di chili di succo di arancia straniero che valica le frontiere e finisce nelle bevande all'insaputa dei consumatori perché in etichetta viene segnalato solo il luogo di confezionamento.

L'impegno

Da parte sua, il ministro delle Politiche agricole ha ribadito l'impegno per una normativa europea più forte per garantire massima informazione trasparente ai cittadini. L'indicazione in etichetta - fa notare Coldiretti - permette anche di contrastare quelle imitazioni, di rafforzare la lotta alle agromafie e di difendersi dalle grandi multinazionali del cibo che hanno interesse a nascondere l'origine delle materie prime.

Le frodi anche con etichette falsificate, un esempio

A seguito di una denucia, è stata condotta in tutto il territorio una vasta operazione in modo sinergico tra i Carabinieri, Nas e Guardia di Finanza con l'obbligo di tutelare i consumi in questo periodo natalizio.
Sequestrati 41mila eoltre ettolitri di vino con le etichette falsificate Doc e Docg da aziende del territorio di Pavia, Verona, Napoli, Reggio Emilia, Cuneo, Salerno, Pavi, Torino e Vicenza.

E ben 200 litri di vino, di falso Traminer, Montepulciano, Prosecco e Cerasuolo di Vittoria venduto anch'esso in tutta Italia proveniente da Ascoli sempre come vino Doc e Docg.

Nle primo caso, una grande quantità di carne è stata blocata e sequestrata dalla Guardia di Finanza prima che entrasse nelle vendite. Proveniva da Piacenza.

Ancora un alimento ritirato sul mercato dopo i tanti dell'ultimo periodo. E se prima erano state tra gli altri le bottiglie d'acqua e al vino come leggete sotto, in modo particolare alle bottiglie di vino Monferrato Ca’ Fornara per il rame sopra le quantità consentite, ora tocca alla carne ritirata in gradi quantità in provincia di Piacenza.

A Piacenza, o comunque nella zona, del piacentino non ci sono ancora dettagli certi, la Guardia di finanza ha comunicato di aver ritirato carne scaduto non tracciabile e proabilmente, dunque, scaduto da più di anni.
E il quntitativo è ingente ovvero 140 tonnellate. L'obiettivo dei truffatori era quello di rimettere sul commercio la carne con nuove etichette falsificate.
Le carni erano nascoste dietro a carni perfettamente integre e sane, ma comunque conservate anch'ese in un ambiente non idoe come certificato dalla Usl di Piacenza stess a che collaborato con i Finanzieri.
A questo punto tuta la cerne verrà distrutta e si sta procedendo ad ulteriori verifiche

Nel secondo caso, da un controllo a campione effettuato dal Ministero della Salute è risultato che il lotto L18817B di bottiglie di Barbera del Monferrato Ca’ Fornara realizzate a Novara, precisamente a Boca, nella sede di produzione di via San Rocco 3 dell'Azienda Laronchi Vini Srl abbia una dose eccessiva di rame. In modo apticolare dalle analisi effettuati dai laboratori dell'Arpa della regione su un limite massimo di rame di 1 mg/l è stato trovato 1,53 mg/l

Il rame può essere presente nei vini per legge e può fare anche bene, ma nelle giuste dosi. Se preso troppo può creare diarrea, vomito, nausea fino ad arrivare alla febbre.

Chiunque abbia una bottiglie del lotto segnalato si deve subito recare al supermercato o negozio dove lo ha acquistato. Da indiscrezioni dovrebbero provenire tutte o quasi dalla catena Unes.