Indicatori di benessere per andare oltre al Pil

A partire dalla legge di Bilancio 2018 che tante perplessità sta facendo nascere in Europa si sente il bisogno di integrare con altri indicatori la modalità di valutare il benessere di un paese

Indicatori di benessere per andare oltre

Per misurare il grado di felicità di un Paese il Pil non basta più. Occorre valutare altri indicatori che vanno oltre al Pil


Le recenti notizie positive sul Pil italiano hanno riavviato anche la classica macchina dei giudizi. Alcuni positivi, altri negativi, ma insomma il Prodotto Interno Lordo resta l’indicatore principale ancora oggi per stabilire il grado di salute di un paese. Ma che senso abbia considerare un paese felice quando magari c’è una forte ripresa economica e della produzione industriale e poi sotto altri punti di vista, dalla lunghezza dei processi, ai trasporti, si scontino ancora ritardi ormai poco tollerabili, ancora non è chiaro.

Ecco perché proprio a partire con la legge di Bilancio 2018 si sente il bisogno di integrare con altri indicatori la modalità di valutare il benessere di un paese. Un modo che consenta di andare anche oltre al Pil. Comunque il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha fatto sapere di aspettarsi una crescita costante nei prossimi anni che sappia mantenere la barra dritta su una crescita che si attesti sul punto e mezzo percentuale all’anno con la speranza di poter centrare obiettivi ancora più positivi. E, questo è un altro aspetto che il ministro ha voluto segnalare, le pensioni non verranno toccate perché il sistema italiano è stabile e soprattutto sostenibile dal punto di vista economico.

Indicatori per andare oltre il Pil

Provate dunque a pensare, come vi sarà capitato di fare più di una volta, di vivere in un paese nel quale magari il Pil segna un aumento vertiginoso. Ma, nel frattempo, nello stesso paese, siete costretti a muovervi in precario equilibrio attraversando la giungla di una giustizia che non è in grado di celebrare i processi in un tempo ragionevolmente breve. Oppure un paese nel quale l’abusivismo edilizio e la corruzione sfigurano i volti delle città e dei luoghi anche quelli più belli e caratteristici. Provate ad immaginare un paese dove al tumultuoso aumento del Pil corrisponda un peggioramento delle condizioni di vita.

Insomma, tutto questo solo per comprendere la forte necessità di nuovi indicatori necessari a stabilire la felicità di un paese che sappiano andare oltre il Pil che non è adeguato, come si è cercato di dimostrare anche con questi semplici esempi, di fotografare la reale situazione che si respira all’interno della società. Intervenire quindi anche su altri aspetti, per esempio dotare il paese di un’istruzione efficiente, la sicurezza ai cittadini, una buona occupazione anche per le donne che hanno bambini. Insomma, c’è bisogno di attenersi ad indicatori che sappiano fornire una panoramica più vicina al vero rispetto al benessere di un Paese rispetto a quanto sia riuscito a fare il Pil. È ovvio che il Pil continuerà a recitare un ruolo da protagonista e non potrebbe essere altrimenti.

Ma non può continuare ad essere l’unico indicatore e l’ambizione è quella di valutare anche altri indicatori. E proprio la manovra 2018 che sta prendendo piano piano forma e che sta suscitando tanta curiosità non solo in Italia, ma anche in Europa tanto da far diramare alcuni comunicati sulla reale solidità dei conti italiani. Andare oltre il Pil però non sarà facile perché bisognerà aggiornare tutti gli indicatori allineandoli temporalmente al ciclo delle policy. Per alcuni il livello di tempestività è già soddisfacente, ad esempio per gli indicatori sul mercato del lavoro. Per altri, come quelli sulla disuguaglianza, l'aggiornamento è molto impegnativo. Però l'Italia si è posizionata all'avanguardia, e noi dell'Istat siamo molto orgogliosi del fatto che il Bes abbia costituito il framework di questo lavoro.







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di Luigi Mannini pubblicato il