Inflazione rallenta a Gennaio, indica un 2018 non così positivo. I motivi

L’inizio di questo 2018 non pare così positivo. E stando alle riflessioni di alcuni esperti il trend proseguirà su questi binari fino alla fine dell’anno. Il problema per l'Italia è l'elevato debito

Inflazione rallenta a Gennaio, indica un

L'inflazione rallenta a gennaio. Cosa succederà nel 2018?


L’inflazione è una delle spie utile a capire in che stato versa l’economia. E i dati, ancora provvisori, che l’Istat ha pubblicato non sono molto incoraggianti. L’aumento dei prezzi, infatti, rallenta a gennaio rispetto a una tendenza più marcata registrata fino a dicembre. Su base mensile infatti i prezzi sono saliti di un risicato 0,2% mentre su base annua l’aumento è dello 0,8% rispetto allo 0,9% registrato a dicembre.

Insomma l’inizio di questo 2018 non pare così positivo. E stando a quanto emerge dalle riflessioni di alcuni esperti il trend proseguirà su questi binari fino alla fine dell’anno. I motivi sono molteplici, anche se la lieve frenata si può additare a un rallentamento della crescita dei prezzi degli alimentari non lavorati, dei beni energetici non regolamentati e dei servizi relativi ai trasporti.

Inflazione rallenta a Gennaio

L’inflazione rallenta, seppur di poco a gennaio, anche se l’inflazione armonizzata appare in controtendenza registrando un leggero aumento visto che da un +1% si è passati a un +1,1% con l’aumento dello 0,1 per cento. A gennaio, comunque, i prezzi hanno subito un incremento di appena due decimi sul NIC, ma sono calati di un ben più significativo 1,6 per cento m/m sull’IPCA.

L’aumento dei prezzi è dovuto per lo più al rialzo dei prezzo del comparto alimentare, di quello delle bevande e dal rialzo delle tariffe di luce, gas ed acqua, che provocheranno un esborso maggiore per centinaia di euro alle famiglie italiane in questo 2018. Il cosiddetto carrello della spesa e i prezzi dei beni a più alta frequenza di acquisto sono aumentati ben più dell’indice generale, il che si sta riflettendo in un aumento dell’inflazione percepita e attesa dalle famiglie.

I motivi di un 2018 non così positivo

I motivi che spingono a pensare che il 2018 non sarà un anno così positivo da questo punto di vista sono molteplici. I prezzi al consumo nazionali, dopo la storica, seppure minima contrazione registrata nel 2016, il segno meno non si era mai più ripresentato in Italia dopo il 1959, sono aumentati da quel momento con un tasso medio di 1,2 punti percentuali. Dato che dovrebbe ripetersi anche alla fine del 2018 con una crescita del Pil che dovrebbe attestarsi, secondo le previsioni, intorno all’1,5%. Sul fronte del mercato del lavoro le attese sono per una riduzione molto graduale del tasso di disoccupazione, sceso a dicembre a 10,8%.

Nell‘intera zona euro, dove la crescita del Pil nel 2017 è stata di 2,5%, a gennaio i prezzi al consumo hanno mostrato una crescita di 1,3% su anno, di un decimo più bassa rispetto a dicembre. Questo significa che l’obiettivo che la Bce si è data, quello di riportare l‘inflazione vicino al due per cento non è stato ancora raggiunto nonostante i tanti provvedimenti adottati in questi anni di crisi.

Questo ha aperto certamente una riflessione nell’istituzione guidata da Mario Draghi su quali dovranno essere i tempi e i modi della conclusione del programma di acquisto asset, alla luce di segnali sempre più incoraggianti dal lato della crescita. Per un Paese ad elevato debito pubblico come l‘Italia la ripartenza dell‘inflazione interna avrà dunque un’ importanza cruciale, in quanto l‘inflazione riduce il costo reale degli interessi che il Tesoro deve rimborsare. E se l’inflazione non riparte, come sembrano dimostrare alcuni dati, sarà difficile allora mettere in campo una ripresa forte e duratura.







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di Luigi Mannini pubblicato il