Giovane italiano a 29 anni crea unna importante società. Ma ha un pensiero fisso

L’ingegnere informatico che a 29 anni, il sogno della Silicon Valley è riuscito a realizzarlo diventando leader di un’azienda con oltre 17 milioni di clienti, ha iniziato la sua ascesa da Milano

Giovane italiano a 29 anni crea unna imp

La storia di Jacopo Daeli, dalla provincia alla Silicon Valley senza dimenticare le sue origini

Quella dell’ingegnere informatico di 29 anni, al secolo Jacopo Daeli, rappresenta una sorta di trait d’union tra la vulgata tanto abusata del cervello in fuga e qualcosa di più misterioso e non così scontato.

Una storia insomma che non può essere declinata con la solita lente dell’emigrante che non trova lavoro in Italia, emigra e trova il successo. Elementi che pure fanno parte della storia dell’ingegnere italiano con il sogno della Silocon Valley, realizzato grazie all’impegno e all’abnegazione e alla creazione di un’applicazione.

E così si avvera anche la storia del ragazzo partito da un piccolo paese di circa tremila abitanti a sud di Varese e diventato leader di un’azienda con oltre 17 milioni di clienti. 

Ingegnere informatico a 29 anni e il sogno Silicon Valley

L’ingegnere informatico che a 29 anni, il sogno della Silicon Valley è riuscito a realizzarlo diventando leader di un’azienda con oltre 17 milioni di clienti, ha iniziato la sua vertiginosa ascesa a Milano dove si è iscritto al corso di Matematica e Computer Science della Statale. Due anni dopo è diventato cittadino del mondo raggiungendo Parigi dove ha iniziato una doppia vita da informatico “lavorando su progetti open source” e da fotografo in documentari e servizi. Parigi e Milano sono state quindi le capitali della formazione dell’ingegnere informatico che alla formazione universitaria ha sempre abbinato anche il lavoro che iniziava a sommergerlo ben prima che riuscisse a laurearsi. Jacopo comunque, ha sempre avuto come meta della sua vita l’estero.

Il viaggio, conquistare nuovi orizzonti. Tra una cosa e l’altra non si può trascurare la creazione di Flip, un’applicazione di trasferimento di documenti che, sfruttando una connessione diretta chiamata “peer to peer”, permette un invio senza limiti di peso e più veloce rispetto alle altre applicazioni esistenti.

L’applicazione è ovviamente nella sua personalissima greatest hits al pari con la soddisfazione di “essere riuscito a visitare diversi paesi fra cui il Giappone, Hong Kong, Singapore, l’India, la Thailandia e gli Usa”. In cima alla classifica, però, c’è l’essere arrivato nel cuore pulsante della tecnologia e dell’innovazione, in una delle aziende più forti del mercato mondiale.

Eppure il successo non gli ha fatto cambiare idea sul suo Paese, il cruccio che gli rimane, il chiodo fisso. “Resterei in Italia con opportunità uguali” ha avuto modo di dichiarare. Ecco la storia.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il