Inps e Anter, uso esclusivo veicoli elettrici non inquinanenti

Il percorso virtuoso è iniziato da tempo perché nell'arco di un lustro il parco auto è stato ridotto da 45 a 18 veicoli per un impegno di spesa abbattuto a 110.000 euro.

Inps e Anter, uso esclusivo veicoli elet

Solo auto elettriche Inps


Inps sigla un accordo con Anter per usare esclusivamente veicoli elettrici, in modo aprticolare auto elettriche pe la sostenibilità ambientale e la lotta agli sprechi e il risparmio. Nel frattempo vi sono anche ulteriori spiegazioni per le visite fiscali mediche in caso di malattia, ma ritorna di attualità anche il buco INPS.

Questo accordo di collaborazione per la tutela dell'ambiente non era messo in conto proprio perché coinvolge l'istituto di previdenza, storicamente alle prese con problemi di diversa natura. Ma evidentemente il processo di riorganizzazione passano anche come queste che, fattore non di secondaria importanza, presentando ricadute benefiche in termini di costi da sostenere. Ecco allora che la stretta di mano tra Inps e Anter, l'associazione a tutela delle energie rinnovabili, prevede la promozione di comportamenti ecosostenibili, a iniziare dall'impiego di auto elettriche o ibride. Anche se il dibattito sull'effetto risparmio in termini ambientali è ancora vivo, non c'è dubbio che l'impatto in termini atmosferici è positivo e decisamente migliore rispetto a quello assicurato dai veicoli alimentati con motori a diesel o benzina.

Il percorso virtuoso è in realtà iniziato da tempo perché, come fatto notare dal numero uno dell'Inps, nell'arco di un lustro il parco auto è stato ridotto da 45 a 18 veicoli per un impegno di spesa abbattuto dagli iniziali 326.000 euro l'anno agli attuali 110.000 euro. Non solo, ma l'obiettivo dichiarato è di portare i costi pubblici ancora più in giù, fino alla soglia di 75.000 euro l'anno con un risparmio complessivo del 76%. A suo dire nella maggior parte dei casi le politiche che portano a risparmi energetici implicano aumenti dei costi, mentre quelle che hanno come obiettivo il contenimento portano quasi inevitabilmente a un aumento del consumo energetico. Le misure che sono state studiate e adottate dall'Inps - sottolinea con un certo orgoglio Boeri - conducono a risparmi energetici e di costi. Due obiettivi in uno.

E alla fine il fiume è straripato. Alla fine l’Inps, l’istituto per la previdenza sociale, al centro del dibattito ormai da diversi anni per riforme che avrebbero dovuto garantire la pensione agli italiani e la regolarità nei conti dell’istituto, ha mostrato le carte in tavola. E non sono carte che faranno dormire sogni tranquilli tutti coloro che percepiscono un trattamento pensionistico di qualsiasi genere. Le casse sono vuote, come ha avuto modo di certificare la Corte dei Conti che ha scoperto addirittura un buco monstre pari alla cifra di 6 miliardi di euro. Fatto che rende necessario ora un vero intervento urgente, tempestivo ed efficace. Quale, per intenderci, sembra non essere stato nemmeno quello previsto nell’ultima legge di Bilancio approvata dal Parlamento alla fine del 2017 e che dovrebbe quindi garantire all’Italia un 2018 sereno.

Rimane il buco...

La situazione chiaramente non è di quelle semplici. E questo, proprio per quello che è successo negli ultimi anni tra riforme e provvedimenti rivelatisi alla prova dei fatti totalmente inefficaci per garantire la sopravvivenza all’istituto previdenziale italiano, lo si poteva immaginare. Ma dopo la scoperta della Corte dei Conti di un buco di 6 miliardi di euro, non bruscolini dunque, la situazione potrebbe precipitare da un momento all’altro. Anche perché, secondo quanto emerso dalla relazione della magistratura contabile, i provvedimenti presi dal Governo a sostegno dell’Inps ed inseriti nella legge di Bilancio 2017 sono insufficienti. I continui risultati economici negativi hanno eroso il patrimonio a tal punto che, solo nel corso dell'ultimo anno, esso ha subito una riduzione di valore di quasi ottanta milioni di euro, facendo virare il risultato complessivo in territorio negativo per quanto riguarda il bilancio di previsione 2017.

Adesso dunque, sia che i provvedimenti presi dal Governo uscente siano sufficienti oppure no bisognerà mettere in campo un intervento urgente ed efficace. E dovrà essere una delle priorità del nuovo Governo. Altrimenti saranno guai. E guai seri. Questo vuol dire che bisognerà trovare un equilibrio in grado di fornire stabilità duratura e non temporanea come è avvenuto fino a questo momento. Per ottenere risultati seri, dunque, secondo la magistratura contabile, è necessario intervenire sulla governance dell'istituto per poter garantire che l'equilibrio venga mantenuto nel tempo. Questo vuol dire, in pratica, mettere mano all'attuale assetto duale, caratteristico degli istituti di previdenza pubblici, che comprende sia gli organi di indirizzo politico che quelli di vigilanza. In pratica, secondo i magistrati contabili, la concentrazione di potere nelle mani di un uomo solo, nel caso specifico il Presidente dell'Inps Tito Boeri non ha sortito gli effetti sperati. Alla fine il buco per l’Inps è stato certificato direttamente dalla Corte dei Conti nella Relazione sulla gestione finanziaria dell’Istituto di previdenza sociale relativo al 2017. La ricetta per i commissari contabili è sistemare i rapporti finanziari dell’Inps con lo Stato.

E nell'occasione precisazione sulle visite fiscali

Il percorso di parificazione nel trattamento di lavoratori pubblici e privati subisce una battuta d'arresto. Le buone intenzione continuano a rimanere ferme sulle carte e il caso della normativa che disciplina le visite fiscali continua a essere emblematico. Sebbene una totale armonizzazione delle regole sia un approdo non proprio così semplice da raggiungere e forse neanche auspicabile, è evidente come alcuni aggiustamenti siano necessari. Ma ci sono evidentemente resistenze sia di carattere economico che politico a frenare il percorso del cambiamento. E così dopo un gran parlare e trattare, ecco che arriva il semaforo rosso alla proposta di armonizzare le fasce orarie di reperibilità per le visite fiscali. Alla fine dei giochi, tutto è rimasto com'era: 4 ore per i lavoratori privati e 7 per i dipendenti pubblici.

Ma quali sono le ragioni di questo improvviso dietro front rispetto all'ipotesi di parificare gli orari di reperibilità per le visite fiscali tra pubblico e privato? Stando a quanto trapela e in attesa di conferme ufficiali, sembra che l'esecutivo - in particolare il Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione - abbia sollevato perplessità rispetto alla riduzione della finestra di tempo per i dipendenti pubblici. In buona sostanza si sarebbe trattato di un assist a favore dei cosiddetti furbetti ovvero dei finti malati. I controlli sarebbero stati meno incisivi e di conseguenza i lavoratori truffaldini avrebbero avuto vita facile. Da qui la decisione di mantenere, almeno per il momento le 7 ore di reperibilità per gli statali (e i 4, senza alcuna modifica, per i privati). Insomma, le posizioni sono rimaste letteralmente congelate.

Perché poi sono state due le ipotesi in pista: alzare l'asticella per i privato o abbassare quella per gli statali. Entrando allora più nel dettaglio di quella parte del decreto che è stato bloccato a un passo dal traguardo, le fasce di reperibilità individuate erano state due: tra le 9 e le 13 e tra le 15 e le 18 di ciascun giorno, mantenendo così gli orari attualmente previsti per la Pubblica amministrazione e lasciando immutata la distanza tra il pubblico e il privato, dove le finestre sono più brevi: tra le ore 10 e le 12 e tra le ore 17 e le 19. Il medico fiscale potrà quindi bussare due volte alla porta e anche nei giorni in cui solitamente si registra un tasso più alto di assenza ovvero a ridosso delle giornate di festa o di riposo settimanale. Quasi un tentativo di allungare i weekend o strappare qualche giorno di riposo in più nei periodi festivi.

A ogni modo, non si tratta dell'unica disposizione contenuta nel decreto di riorganizzazione della pubblica amministrazione. Nel pacchetto complessivo è anche prevista la cadenza sistematica e ripetitiva dei controlli per accertare che i motivi dell'assenza per malattia siano effettivamente tali e non una scusante per assentarsi quando non si ha voglia di lavorare, anche in prossimità delle giornate festive e di riposo settimanale.