Interrogazione Parlamentare da Losacco Pd per licenziamenti Ikea e cessione Milan M5S

Interrogazione Parlamentare sulle condizioni di lavoro dell'Ikea e nel frattempo curiosamente anche per la cessione del Milan da parte del M5S

Interrogazione Parlamentare da Losacco P

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Si evolve la vicenda, e Losacco parlamentare del Pd ha chiesto una interrogazione Parlamentare sulle codnizioni di lavoro e licenziamenti in generale all'Ikea di tutte le sedi italiane compresa quella di Bari. Nel frattempo curiosamente èa rrivato una altra interrogazione parlamentare del M5S sulla cessione del Milan

La vicenda

Al peggio non c’è mai fine. Ikea ha forse perso un’occasione per confermare anche in Italia quello che ha reso celebre la Svezia in tutto il mondo. Ovvero quel welfare tanto decantato ma probabilmente non sempre applicato. La notizia proveniente dall’Ikea di Corsico ha fatto praticamente il giro del mondo. Ovvero che l’azienda svedese ha licenziato una madre di due figli, uno dei quali disabile. La motivazione del provvedimento risulta alquanto sproporzionata rispetto alla colpa della donna che praticamente consiste nel fatto che la donna non riesce a rispettare i turni.

La donna però ha potuto contare su una grande mobilitazione dei lavoratori che hanno preso le sue difese a spada tratta convocando anche uno sciopero per difenderla da un provvedimento ritenuto dalla gran parte dei lavoratori davvero troppo sproporzionato. Nessun ripensamento da parte dell’azienda che ha applicato in maniera rigida e senza voler sentire ragioni, il protocollo che in questo caso parla chiaro e prevede il licenziamento.

La donna trentanovenne e da diciassette anni dipendente del gruppo Ikea di Carso, ha fatto sapere di aver chiesto a più riprese una maggiore elasticità per quanto riguarda i turni di lavoro viste e considerate le tante difficoltà a cui doveva far fronte quotidianamente per assecondare le esigenze dei due figli di cui uno, è bene ricordarlo, purtroppo disabile tant’è che la donna usufruisce anche dei permessi della 104. Ma, stando al suo racconto, dopo un’iniziale apertura in tal senso, le cose sarebbero cambiate, in peggio, all’indomani del cambio di reparto.

La protesta

La decisione dell’Ikea di licenziare la donna ha suscitato subito reazioni incredule da parte prima del cerchio più stretto di colleghi che conoscevano personalmente la donna fino ad estendersi a tutta l’azienda. E la mobilitazione dei lavoratori è stata perentoria coinvolgendo anche i sindacati che ha subito fatto sapere di condannare senza alcuna riserva la decisione di Ikea di licenziare la povera donna che aveva chiesto, è bene ricordarlo, la possibilità di poter godere di una maggiore flessibilità nei turni a causa della condizione di madre anche di un bambino disabile. La donna aveva chiesto di non poter entrare a lavoro nel turno che prevede le sette del mattino.

Richiesta che in un primo momento era stata accolta dall’azienda prima di un dietro front che secondo i sindacati evidenzia il cambiamento di pelle dell’azienda svedese che avrebbe voluto dare un segnale chiaro a tutti i lavoratori. Una sorta di punirne uno per educarne cento che ha lasciato prima basiti e poi increduli tutti lavoratori e sindacati. Proprio per questo i colleghi della donna non hanno aspettato altro tempo convocando assemblee e proteste esplicite contro questa decisione anche con scioperi. Il tentativo è quello di ottenere un reinserimento a lavoro della donna licenziata dall’Ikea. Fino a questo momento invano. Ma la determinazione è davvero tanta e sono molti quelli disposti a portare questa vertenza fino in fondo.

L'interrogazione parlamentare di Losacco

Ed ecco la dichiarazione con la quale Losacco ha preso la decisione di fare l'interogazione: "A Bari  un lavoratore è stato licenziato perché si è trattenuto qualche minuto in più in bagno. Una lavoratrice è stata licenziata a 60 anni, dopo 26 anni in azienda, perché ha rifiutato il trasferimento in Sardegna a 20 ore e con tre livelli stipendiali in meno. Il tutto a pochi giorni dal licenziamento della dipendente dell’Ikea di Milano perché non poteva accettare il turno delle 7 del mattino visto che a quell’ora si occupa di suo figlio disabile. Colpisce questo fare coì aggressivo e poco rispettoso di una multinazionale che ha sempre fatto del rapporto coi propri dipendenti un fiore all’occhiello. E fa ancor più specie che tutto questo avvenga nel volgere di pochissimi giorni. Non vorremmo che dietro ci sia dell’altro, magari una riorganizzazione a colpi di licenziamento, senza un confronto coi sindacati. Giorni fa il viceministro Bellanova ha già invitato l’azienda a ritirare il licenziamento della mamma di Milano, ma a questo punto bisogna chiarire bene cosa sta accadendo, perché tutti questi casi non lasciano presagire nulla di positivo"