Intesa-san Paolo comunica ufficialmente la sua posizione per Telecom. Entra anche la politica

Il gruppo bancario ha ufficializzato su richiesta della Consob di avere in corso contatti con l'azienda di telecomunicazioni in merito alla cessione di una quota da parte di Olimpia. Unicredit invece sarebbe fuori dalla partita


Poche righe, ma da tempo già scritte. "Con riferimento alla possibile cessione di una quota di maggioranza del capitale di Olimpia, che a sua volta detiene una partecipazione rilevante nel capitale di Telecom Italia, e alle recenti indiscrezioni di stampa in merito a possibili cordate bancarie e industriali interessate all'acquisizione di tale partecipazione, Intesa Sanpaolo, su richiesta della Consob, comunica che ha in corso contatti con più parti a vario titolo interessate all'eventuale operazione e che sulla base dell'attuale stato interlocutorio di tali contatti non è possibile formulare indicazioni in merito al loro possibile esito. Eventuali sviluppi verranno debitamente comunicati al mercato".

Bastano queste parole per ufficializzare quello che da tempo si sapeva e si attendeva di conoscere, ovvero che il nuovo polo bancario, nato dall'aggregazione di Banca Intesa e SanPaolo IMI, sta lavorando attivamente alla partita Telecom, dopo l'offerta d'oltreoceano arrivata la settimana scorsa.

La situazione, benché poco chiara, potrebbe far presagire sia l'intervento di un competitor alla prima cordata, sia un asse tra Intesa e la "coppia" americana di At&t e America Movìl, in vista della conquista di una quota di Olimpia. Quota che potrebbe anche essere inferiore al 66% di cui si parla dall'inizio della vicenda.

Al momento, i contatti sono "interlocutori" e "non è possibile formulare indicazioni in merito al loro possibile esito". In sostanza si tratta di una risposta dal tono generico di Intesa Sanpaolo che, rispondendo ad una esplicita richiesta della Consob, offre così un piccolo quadro dello status dei contatti che sta portando avanti in merito alla questione Telecom.

Il coming out odierno del gruppo bancario fa a sua volta seguito ad un'intervista rilasciata da Giuseppe Guzzetti, presidente dell'Acri e della Fondazione Cariplo, il quale ha dichiarato che Intesa SanPaolo stava lavorando da settimane, in contatto con sia con Mediobanca sia con Pirelli, all'ipotesi di riassetto di Telecom. Forse una svolta potrebbe arrivare entro domenica.

E' invece fuori dalla partita Unicredit. L'istituto, che sta invece svolgendo un ruolo attivo nella partita Alitalia, "non fa parte di alcuna cordata e, allo stato, non ha negoziazioni in corso". E' quanto si legge in una nota emessa dal gruppo sempre su richiesta della Consob.

Anche il fronte politico, però, si riscalda sulla questione Telecom. Sul suo blog, infatti, il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, ha acceso le polveri: "ho chiesto a Romano Prodi di varare un decreto per modificare la legge Draghi e dare voce ai piccoli azionisti. L'Italia dei Valori presenterà comunque un suo disegno di legge", ha sostenuto l'ex pm di Mani pulite.

E a dar eco all'iniziativa ha contribuito anche l'adesione di Beppe Grillo. Oltre alla modifica alla legge Draghi, Di Pietro propone anche che si faccia in modo che "quando sono in gioco reti fondamentali per il Paese, se uno vende lo può fare, ma chi compra deve ottenere una nuova autorizzazione dello Stato per quanto riguarda l'utilizzo della stessa. Lo Stato deve valutare se ci sono i presupposti. Ovviamente per arrivare a questo bisogna scorporare la rete e sottoporla a questo regime autorizzatorio". Una manovra necessaria ad "evitare, per esempio, che uno utilizzi la rete per intascare dividendi anziché fare gli investimenti per migliorare il servizio. Non vorrei che Telecom finisse a nuovi furbetti, magari di un quartierino più allargato. Ecco perchè dobbiamo intervenire prima che sia troppo tardi", ha concluso il ministro.

Anche il responsabile del dicastero per le Comunicazioni Paolo Gentiloni ha annunciato che i nuovi poteri sulla rete di Telecom Italia all'Autorità per le Comunicazioni potrebbero essere "inseriti in un disegno di legge che ha già fatto parte del suo percorso in Parlamento". Il ministro ha poi ricordato come la leggi vieti la fusione tra Telecom e Mediaset, ma ha aggiunto che "le iniziative di Mediaset tese a diversificare la propria presenza vanno viste tutto sommato con favore".

Insomma Berlusconi, anche se non con un ruolo di capocordata, può andare bene per questo salvataggio in extremis dell' "italianità" della prima azienda telefonica nazionale. Una bella partita da giocare su tavoli multipli dunque. Una partita all'italiana. Un polpettone, fra regolamentazione e accordo politico, e con leggi fatte all'ultimo minuto. Ma anche in Francia, ai tempi dell'Opa di Enel di un anno fa, fusero le due principali aziende energetiche per bloccare la cosa. Tutto il mondo è come casa, direbbe il nonno.




Ti è piaciuto questo articolo?





Commenta la notizia
di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il