Spread e mercati, attacco all'Italia e vera storia. Titoli di Stato peggiori, ma c'è motivo

Nessuno avrebbe mai immaginato che la Grecia riuscisse a proporre condizioni più vantaggiose. Ma c'è un motivo: ecco cosa sta succedendo in Italia.

Spread e mercati, attacco all'Italia

Atene davanti sui titoli di Stato


Cosa è successo davvero martedì, il giorno nero per lo spread e i titoli italiani, ma anche prima e dopo. E poi come si deve considerare questo attacco all'Italia e cosa ci potrebbe essere dietro andando oltre la speculazione....in una panoramica più vasta di analisi?

Qualcuno ha già parlato di una giornata storica perché la Grecia ha fatto meglio dell'Italia. I titoli di Stato ellenico offrono un rendimento più basso di quelli italiani, provocando così gli inevitabili timori sui mercati per i Bot. Con le dovute precisazioni perché il sorpasso si è consumato sulle scadenze a breve termine, ma è sufficiente per immaginare il peggio. Nessuno avrebbe mai immaginato che la Grecia riuscisse a proporre condizioni più vantaggiose. Non dopo la nuova odissea che ha dovuto attraversare e non in seguito ai primi segnali incoraggianti ricevuti dall'Italia. Eppure è proprio così; l'Italia è stata superata da Atene sui titoli di Stato.

Atene davanti all'Italia sui titoli di Stato

Mettendoli allora uno accanto all'altro viene fuori come il premio richiesto dagli investitori per il rischio di comprare un Bot (Buono ordinario del tesoro) rimborsabile a marzo del prossimo anno era più alto in Italia rispetto a quello di un Paese che sul mercato dei capitali sembra aver perso ogni affidabilità. E a dirla tutta c'è anche un altro dato che non passa inosservato e che è la diretta conseguenza della situazione materializzata al termine della preoccupante gioranta di ieri. Sulle scadenze a breve termine l'Italia è adesso in ultima posizione nell'area euro. Nessuno come il nostro Paese propone condizioni meno vantaggiose. Almeno per ora e solo su questo segmento di mercato, ribadiamo ancora.

Meglio però non perdere la testa perché questa situazione ha una spiegazione. La Grecia è paradossalmente in una situazione più certa perché è inserita in un programma europeo di assistenza e i margini di manovra interni sui conti e sull'euro sono piuttosto limitati. Non per l'Italia, in cui è in corso il periodo di decantazione dopo la formazione del nuovo governo. E poi, chi compra cerca sempre degli ancoraggi e oggi per le scadenze più ravvicinate quel riferimento è la Grecia. Alcuni dati aiutano comunque a inquadrare ancora meglio la situazione ovvero quanto è successo:

  1. i Bot a nove mesi rendevano ieri sera lo 0,79% annuo mentre quelli ellenici lo 0,75%;
  2. il rendimento toccato ieri dal Btp con scadenza a due anni 1,52%;
  3. il Prodotto interno loro greco è cresciuto nel 2017 dell'1,9%;
  4. la chiusura di ieri dello spread tra Btp e Bund è stato di 255 punti.

Proprio lo spread è uno di quei concetti sempre più familiari anche per gli italiani non esperti di economia. In generale indica una differenza tra due grandezze. In finanza fa riferimento alla differenza tra rendimenti di titoli di Stato come Btp e Bund tedeschi. Se sale significa che il rendimento chiesto da chi investe nel debito italiano è cresciuto rispetto a quello tedesco.

Mai così tanto oro e un progetto per uscire da Ue

Dopo numerosi mesi la Germania è riuscita a ritrovarsi con un esecutivo, una grande coalizione, che per la quarta volta vede la Merkel essere il leader. A questo punto due sono, le solite dall'altra parte vie per la Cancelliera e in generale il Parlamento tedesco. Cambiare l'attaggiamento nella Ue, facendosi più benevola, oppure continure a dominare mettendo davanti, spesos e volontieri, i propri interessi. Ma c'è anche un altro piano che si, dice, l'esecutivo stia pensando ovvero prepare una via di fuga, un piano di uscita per porteggere i propri interessi

Non si sa bene se meravigliarsi di più per le 3.374 tonnellate di oro che fanno della Germania il primo Paese d'Europa e il secondo del mondo per riserve, oppure per la rapidità con cui è riuscita ad accumulare questo tesoro. Basti solo ricordare che alla fine dell'ultima guerra mondiale, i suoi forzieri erano stati completamente svuotati. Tuttavia grazie al surplus delle partite correnti dagli anni cinquanta, la situazione non solo si è rimessa in sesto, ma è diventata floridissima.

Tutto è stato fatto alla luce del sole, al pari dei dati contenuti nel libro di 160 pagine Das Gold der Deutschen, in cui sono ricostruite tutte le vicende recenti e si risponde in maniera più o meno esaustiva alle domande dei cittadini tedeschi sull'oro della Bundesbank. Non senza una punta di orgoglio si parla di miracolo economico tedesco dopo la seconda guerra mondiale.

Dal passato al presente, le cose vanno alla grande per la Germania, dalla crescita del Prodotto interno lodo al 3% alla disoccupazione al 3,6% fino ad arrivare a un surplus commerciale record da 300 miliardi di euro, non sembrano esserci nubi all'orizzonte.

Eppure i maggiori economisti tedeschi non nascondono qualche preoccupazione di troppo. Succede però che l'Unione europea non vive il suo periodo più brillante ed ecco che è allo studio il modo per favorire l'uscita indolore da parte degli sconti. E anche senza citarla esplicitamente, il riferimento velato è anche per l'Italia. Stando alla proposta allo studio, la legislazione comunitaria dovrebbe prevedere una procedura di uscita dall'Eurozona al pari del famigerato articolo 50 del Trattato di Lisbona appellato dalla Gran Bretagna.

Preoccupata dell'Italia e dei Paesi Deboli

L'Italia sembra pronta a recipire il nuovo disegno Europea di gestione e di Governo, e nessuno o quasi degli attuali politici sembra essere decisamente contrario, soprattutto al Fiscal Compact ma è un disegno che se dovesse passare andrebbe contro i nostri stessi interessi e ancora una volta in favore delle economie più potenti come la Germania

Come vedremo sotto, l'Unione Europea si è detta preoccupata da due fattori principali, la mancata crescita e il debito che continua a salire, oltre che per la situazione delle banche. Di seguito vedremo, le posizioni dell'Ue, ma ci sono anche analisti che sottolineano come il nostro debito sia in realtà cresciuto nonostante le politiche di austerity molto meno rispetto a quello della Francia e ancora meno rispetto a Gemania e Giappone a cui nessuno indica la minaccia di fallimento o default. Tra l'altro il debito in Italia è in mano per due terzi ai cittadini italiani stessi che hanno un risparmio molto più alto privato degli altri stati mondiali.
Il secondo problema è la mancata crescita, ma oltre ad una evidente della nostra classe politica, tutto viene deciso anche dalla forte austerity che ci è stata imposta e non è servita a nulla, se non arricchirre le casse di altri Stati, in primis e soprattutto la Germania.

Nuove regole più rigide

Il vero problema è che nel nuovo sistema europeo dovrebbe entrare il Fiscal Compact che ci obbligherebbe a nuove tasse e sacrifici per bloccare il debito e conseguirne sempre la parità. Questo non farebbe altro che alimentare sacrifici e difficoltà ancora maggiori per l'Italia seguendo una politica filo tedesco che gestisce l'Europa. 
SE si aderisse al Fiscal Compact dovrebbe esserci una vera Unione Europea con un sistema di muta solidarietà, un vero Parlamento Europeo, e debiti condivisi da tutti con un sistema di obbligazioni europeo.
Altrimenti si continuerà sempre su questa stra e sul rischio del fallimento e del commissariamento, o per qualcuno detto, anche di controllo da parte della Germania stessa.

Germania mai stata così bene economicamente

Lavorare tutti lavorare meno. Era un vecchio slogan utilizzato nella manifestazioni di piazza organizzate nel secolo scorso. Lavorare tutti lavorare meno. E fa un certo effetto che quello che è stato bollato in Italia come un vacuo ritornello ad uso e consumo di nostalgici sognatori, in Germania oggi rappresenta la sintesi delle agitazioni sindacali che stanno portando risultati concreti per i lavoratori tedeschi. Sia per quanto riguarda una riduzione dell’orario di lavoro settimanale.

Sia rispetto a prossimi aumenti salariali. Meno ore di lavoro a settimana, da trentacinque passeranno infatti a ventotto e un aumento salariale che fissato alla percentuale ragguardevole del 4,3%. Lavorare tutti, lavorare meno, si diceva. E l’intesa raggiunta dal sindacato dei lavori del settore metallurgico ed elettrotecnico Ig Metall è destinato ad assurgere al ruolo di pietra miliare per le lotte dei lavoratori. Lavorare tutti, lavorare meno, per l’appunto. Chissà se lo stesso modello potrà essere applicato anche in Italia.

Anche perché i circa novecentomila lavoratori di questo settore sono stati capaci di chiuderlo un accordo. Non si sono fermati, insomma, davanti a nessun ostacolo e a nessuna difficoltà e grazie alla mediazione del sindacato Ig Metall con gli imprenditori l’accordo pilota è stato siglato. Un accordo che viene già definito storico perché oltre a consentire una diminuzione delle ore lavorative a settimana, dalle 35 do oggi si scende a 28, prevede anche un aumento salariale. Lavorare tutti, lavorare meno, lavorare meglio.

E guadagnare, perché no, anche di più. Un rotondo 4,3% per la precisione. Non briciole insomma. E non si tratta di un sogno e i lavoratori tedeschi se ne accorgeranno presto. Certo per il momento queste agevolazioni sono previste per i dipendenti più anziani e per un lasso di tempo che può variare da un minimo di sei mesi ad un massimo di due anni. Il fatto che tale possibilità venga delimitata ad preciso arco temporale di due anni al massimo, non sminuisce la portata storica dell’accordo. Si pensi, per esempio, alla possibilità per un dipendente di avere per un biennio il tempo necessario ad accudire in maniera adeguata un figlio dopo la nascita oppure per curare un parente malato o infermo.

Ma allora se una cosa del genere è possibile in Germania, si potrà sperare di importare lo stesso modello anche in Italia? Purtroppo, analizzando il panorama italiano e le condizioni del mercato del lavoro, verrebbe da essere pessimisti. Per prima cosa perché la Germania sta vivendo un periodo di disoccupazione quasi nulla come dimostra la percentuale del 76% di occupati e il misero 3,6% di persone che non hanno un’occupazione. La conseguenza di questa condizione è che la manodopera costa, visto che non si trova così a buon mercato come in Italia. E questo significa che la produttività di un lavoratore tedesco è più alta di un suo collega italiano e anche che il sindacato possiede un potere contrattuale più elevato in Germania. I grandi successi che i metalmeccanici tedeschi stanno ottenendo sia sulla diminuzione dell’orario di lavoro settimanale e il contemporaneo aumento dei salari sono difficilmente replicabili.

Deficit sempre più basso

Se in Italia il debito pubblico continua ad aumentare e, come detto, peggio del nostro Paese è riuscita a fare solo la Grecia, decisamente opposta è la situazione in Germania. Guardando al di fuori dei nostri confini, infatti, tra il 2013 e il 2016 il debito pubblico è aumentato ovunque e unica eccezione è rappresentata dalla Germania: in Francia, il debito è salito di 4,1 punti; in Spagna, il debito è salito dal 95,5% del 2013 al 99,0% del 2016 pur riducendo il deficit di 2,5 punti, ma in Germania il debito, in quattro anni, è passato dal 77,4% al 68,1%. Un gran bel risultato ma decisamente in controtendenza rispetto all’andamento delle altre economie.

C'è molta preoccupazione e incertezza per l'area Euro e la stabilità finanziaria con la possibilità di forti storni per la gestione dei tassi e del loro probabile rialzo che è la stessa Bce a mettere l'avviso di pericolo che diventa più forte per l'Italia, sia per le banche che le imprese senza contare l'avvertimento già ricevuto per l'iter attuale

Mentre da noi....

Il debito pubblico continua ad aumentare segno che la politica di austerity e il piano di tagli agli sprechi non riescono a sortire alcun risultato: sembra, infatti, che nulla funzioni nonostante si parla di profondo impegno volto alla riduzione del debito pubblico del nostro Paese che continua a far persistere uno stato di crisi generale da cui sembra sempre più difficile uscire. Stando a quanto riportano le ultime notizie Eurostat, nel nostro Paese il debito pubblico vola al 132% del Pil e, secondo Bankitalia, da aprile a luglio i debiti sono aumentati di altri 39,4 miliardi, raggiungendo quota 2.299 miliardi di euro. Questi recenti numeri sull'andamento del debito pubblico delineano i contorni di una situazione di crisi economica da cui risulta sempre più difficile uscire ma ci si chiede quale sia davvero la causa dell’impossibilità del nostro Paese di superare i problemi economici che continuano ad affliggere il Belpaese.

Le ultime notizie confermano come il debito pubblico in Italia sia ancora cresciuto. Secondo i recenti dati Eurostat, dal 2014 ad oggi il debito pubblico italiano è aumentato di 138 miliardi di euro arrivando a quota 2.218 miliardi di euro, dai 2.173 miliardi dell'anno precedente. Peggio dell’Italia ha fatto solo la Grecia, dove il debito pubblico ha raggiunto il 180% del Pil. Secondo Eurostat, in Italia nel 2016 il debito pubblico ha raggiunto il 132% del Pil, in rialzo rispetto al 131,5% del 2015 mentre l'ammontare del Pil italiano è risultato in crescita a 1.681 miliardi, dai 1.652 miliardi del 2015. E la crescita del debito pubblico è continuata anche in questo 2017: secondo Bankitalia, da aprile a luglio il debito è aumentato di altri 39,4 miliardi, toccando quota 2.299 miliardi di euro e nei primi sette mesi dell’anno il debito è aumentato complessivamente di 82 miliardi di euro. A nulla, dunque, è servita l’austerità.

A questi numeri si aggiungono quelli relativi, nello specifico, all’indebitamento netto delle Amministrazioni Pubbliche nel 2016, quando si è arrivati alla quota -41.937 milioni di euro, pari al 2,5% del Pil. Secondo le ultime notizie riportate nella seconda Notifica annuale sull'indebitamento netto e sul debito delle Amministrazioni Pubbliche (AP) Istata, riferita al periodo 2013-2016, trasmesso alla Commissione Europea in applicazione del Protocollo sulla Procedura per i Deficit Eccessivi (PDE) annesso al Trattato di Maastricht, il debito delle Amministrazioni Pubbliche negli anni 2013-2016 è risultato pari a 2.218.471 milioni di euro, pari al 132% del Pil e rispetto al precedente 2015 il rapporto tra il debito delle Amministrazioni pubbliche e il Pil è cresciuto di 0,5 punti percentuali.

Si tratta di numeri che dimostrano come il piano di riduzione e revisione della spesa pubblica non sia stato efficace o, come si dice da tempo, non sia stato proprio attuato. Del resto, tra misure di austerità che non hanno portato alcun risultato concreto positivo e mancata revisione della spesa pubblica non ci si poteva aspettare altro che ulteriori notizie negative sull’andamento dell’economia del nostro Paese rispetto alle altre europee che, seppur lievemente, sembrano tutte in riresa, ad eccezione, come sopra detto, del caso della Grecia.

Ma diminuisce in Germania

Se in Italia il debito pubblico continua ad aumentare e, come detto, peggio del nostro Paese è riuscita a fare solo la Grecia, decisamente opposta è la situazione in Germania. Guardando al di fuori dei nostri confini, infatti, tra il 2013 e il 2016 il debito pubblico è aumentato ovunque e unica eccezione è rappresentata dalla Germania: in Francia, il debito è salito di 4,1 punti; in Spagna, il debito è salito dal 95,5% del 2013 al 99,0% del 2016 pur riducendo il deficit di 2,5 punti, ma in Germania il debito, in quattro anni, è passato dal 77,4% al 68,1%. Un gran bel risultato ma decisamente in controtendenza rispetto all’andamento delle altre economie.

C'è molta preoccupazione e incertezza per l'area Euro e la stabilità finanziaria con la possibilità di forti storni per la gestione dei tassi e del loro probabile rialzo che è la stessa Bce a mettere l'avviso di pericolo che diventa più forte per l'Italia, sia per le banche che le imprese senza contare l'avvertimento già ricevuto per l'iter attuale