Italia, studio taciuto su sostenibilità dell'economia, società e ambiente di Giovannini Sviluppo

Parole durissime che fanno a pugni con le previsioni del Tesoro, secondo cui è da mettere in conto un aumento maggior di 1.000 euro in tre anni del reddito disponibile.

Italia, studio taciuto su sostenibilità

Non sostenibilità ambientale, economica e sociale


Una studio e una ricerca sulle condizioni di sostenibilità in Italia economiche, sociali e ambientali, rivelato con parole molto dure e nette da Giovannini per l'associazione Alleanza Italiana per lo sviluppo sostenibile.
 

L'allarme arriva dall'Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, secondo cui tra il 2010 e il 2016 l'Italia ha compiuto molti passi indietro in quei settori strategici che determinano la salute del Paese. E il problema è la diversità di vedute rispetto a quanto sbandierato da mesi a mesi dal Tesoro? Per l'Asvis il Paese sta tornando indietro e, anzi, lo ha già fatto osservando i dati sul reddito pro capite. Per il Ministero dell'Economia le cose vanno invece piuttosto bene, non sono brillanti, ma sono già incanalate verso la giusta direzione. Secondo Enrico Giovannini, portavoce dell'Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile ed ex presidente dell'Istat, il rischio è di compromettere gli obiettivi assunti in sede Onu con l'Agenda 2030.

L'Italia non è un Paese sostenibile

Detto in poche parole, per Giovannini l'Italia non è sostenibile né dal punto di vista economico e né sociale ed ambientale. Insomma, un vero e proprio disastro che verrebbe mascherato dal governo. Parole durissime che fanno a pugni con le previsioni del Tesoro, secondo cui è da mettere in conto un aumento maggiore della cifra simbolo di 1.000 euro in tre anni del reddito disponibile aggiustato pro capite. Il portavoce dell'Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile non le manda a dire e, cercando di assumere una posizione indipendente, disegna scenari da incubo, ma soprattutto non si tira indietro a indicare nei partiti la chiave per la ripresa o il tracollo.

Spetta a loro, spiega, collocare lo sviluppo sostenibile al centro della legislatura, quella che sta per iniziare. A quel punto il nostro Paese si troverà davanti a un bivio e le condizioni dell'Italia potranno migliorare o peggiorare in confronto ad altri Paesi. Tuttavia, senza una sterzata ovvero mantenendo le cose così come stanno, la discesa è assicurata. Non si tratta di mera teoria perché a riferire come l'Italia sia peggiorata sono i nuovi indicatori compositi utilizzati per descrivere l'andamento del Paese rispetto ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile. Tanto per intenderci si tratta di acqua e strutture igienico-sanitarie, condizione economica e occupazionale, disuguaglianze, condizioni delle città ed ecosistema terrestre, povertà.

Le parole nel rapporto fanno male quando si legge che dal 2009 in poi l'indicatore relativo alle disuguaglianze in Italia segna un evidente peggioramento. Anche se dal 2014 aumenta il reddito disponibile, cresce il rapporto tra il reddito dei più ricchi e quello dei più poveri e la percentuale di persone che vivono in famiglie con un reddito disponibile inferiore al 60% del reddito mediano. Non tutto è da buttare giù perché l'Asvis solleva il pollice rispetto a cooperazione internazionale, educazione, innovazione, lotta al cambiamento climatico, modelli sostenibili di produzione e di consumo, salute, uguaglianza di genere.