Italiani sono fannulloni, così dicono in tanti. Ma ecco verità su quanto lavoriamo

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Italiani sono fannulloni, così dicono in

Fannulloni o lavoratori? La nuova ricerca 2019

Lavorano in pochi e chi lo fa va ben oltre il proprio dovere. Guai a parlare di scansafatiche: i risultati di due interessanti ricerche del 2019.

Alla ricerca della verità: gli italiani sono un popolo di lavoratori o di fannulloni? Proviamo ad allontanarci dagli stereotipi e dalle personali percezioni cercando le risposte negli studi e nelle ricerche 2019 sul mondo del lavoro. I risultati possono sembrare sorprendenti perché demoliscono le certezze acquisite. Da una parte viene infatti rilevato che gli italiano lavorano anche oltre di quanto viene richiesto e pure rinunciando al pagamento degli straordinari.

Dall'altra c'è uno secondo studio, anch'esso recente, secondo cui gli italiani che lavorano lo fanno anche troppo con la conseguenza che il poco lavoro è nelle mani di poche persone.

Fannulloni o lavoratori? La nuova ricerca 2019 sugli italiani

L'indagine porta la forma di Jobrapido, motore di ricerca di lavoro con cui offerta e domanda si saldano in un portale online. Dal campione di 1.300 italiani intervistati è emerso che la quasi totalità (il 92%) lavorare o ha lavorato oltre l'orario stabilito, anche rinunciando agli straordinari e anche dando una sbirciatina a documenti e messaggi di lavoro di posta elettronica anche al di fuori dello stretto orario di lavoro.

Naturalmente questo processo è facilitato dalla disponibilità delle nuove tecnologie e dunque dai dispositivi connessi al web che consentono di consultare le mail anche in mobilità e lontani dagli uffici. Secondo l'indagine, solo una piccola parte (l'8%) lo fa per dovere contrattuale mentre circa la metà (il 49%) non ha obblighi a farlo.

Pochi lavoratori, molto lavoro

Nella stessa direzione, anche se percorrendo una strada differente, va il secondo Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, realizzato in collaborazione con Eudaimon. La sintesi è che lavorano in pochi e chi lo fa va ben oltre il proprio dovere. Insomma, guai a parlare di scansafatiche, anche perché la fotografia scattata è tutt'altro che rassicurante: aumenta lo stress da lavoro, si accentuano le differenze di retribuzione tra operai, impiegati e dirigenti, per i giovani c'è un futuro da camerieri o commessi, il numero dei posti di lavoro è ancora basso.

Stando a quanto si apprende, chi lavora, lavora sempre di più. Oltre la metà dei dichiara afferma che da alcuni anni a questa parte si lavora di più, con orari più lunghi e con maggiore intensità.

Le conseguenze? Aumento i sintomi dello stress ovvero spossatezza, mal di testa, insonnia, ansia, attacchi di panico, depressione, e si riduce il tempo da dedicare a se stessi per gli hobby, lo svago, il riposo. Fino ad arrivare al punto che quasi due milioni e mezzo di lavoratori vive contrasti in famiglia per via del lavorano eccessivo.

Secondo la ricerca, di positivo c'è che la riduzione del benessere dei lavoratori è controbilanciata dal miglioramento del welfare aziendale. Aumentano infatti i lavoratori che beneficiano di prestazioni di welfare aziendale e la grande maggioranza esprime una valutazione positiva. Tra i desideri dei lavoratori ci sono la tutela della salute con iniziative di prevenzione e assistenza e quindi i servizi di supporto per la famiglia, le misure di integrazione del potere d'acquisto, i servizi per il tempo libero , i servizi per gestire meglio il proprio tempo, la consulenza e il supporto per lo smart working.

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