Italiaonline chiude sede Torino. Ma a manager premi da 6,7 milioni

Alla prossima assemblea dei soci verrà presentato un piano di incentivazione ai manager in azioni che vale 6,7 milioni di euro, ma l’azienda ha comunicato l'intenzione di chiudere la sede di Torino

Italiaonline chiude sede Torino. Ma a ma

Italiaonline chiude a Torino, ma premia i manager con 6,7 milioni


Il fatto che non sia la prima volta che un episodio del genere capiti in Italia non è un caso. Lo schema è il solito. L’azienda chiude, i manager intascano liquidazioni milionarie e i lavoratori? I lavoratori vengono mandati a casa senza troppe incertezze. Uno schema che si è ripetuto anche su Italiaonline la società controllata dall'imprenditore egiziano Naguib Sawiris e da alcuni fondi che ha deciso di chiudere la sede di Torino.

E fin qui si potrebbe pensare che ci si trova di fronte all’ennesima conseguenza di una crisi che stenta ad allentare la presa nonostante gli sforzi e i provvedimenti adottati per combatterla. Ma basta semplicemente non fermarsi alla superficie per capire che qualcosa non quadra. Se da un lato, alla prossima assemblea dei soci verrà presentato un piano di incentivazione ai manager in azioni che vale 6,7 milioni di euro, dall’altro l’azienda ha comunicato che sarebbero 400 gli esuberi e l'intenzione di chiudere la sede di Torino. Nonostante i ventisette milioni di euro di utili registrati nell’ultimo anno.

Italiaonline a manager premi da 6,7 milioni

L’incertezza che aleggia sulla sede Italiaonline di Torino stride, e non poco, con il piano di incentivi previsti per i manager. Sul tavolo i quasi sette milioni di euro di premi previsti per i manager dovrebbero, stando a quanto fatto sapere dall’azienda, creare ulteriore lavoro e migliorare gli standard qualitativi dei prodotti del colosso digitale. In pratica il piano di performance share 2018-2021 consiste nel mettere a disposizione fino a quasi 2,3 milioni di azioni gratuite, pari al 2% del capitale, che verranno assegnate a manager e amministratori esecutivi nel caso del raggiungimento dei traguardi fissati in precedenza.

L’approvazione di questo piano è avvenuto quando un’azione di Italiaonline valeva in Borsa 2,9118 euro. Questo significa che il controvalore complessivo degli incentivi raggiunge la cifra di 6,7 milioni di euro. Italiaonline ha congelato per un periodo di tre settimane il piano di ristrutturazione, dopo che lo scorso 20 marzo è stato aperto un tavolo di mediazione al ministero dello Sviluppo economico. L'assegnazione di metà delle azioni è collegata al raggiungimento di obiettivi industriali, rappresentati dall'Ebitda cumulato in ogni ciclo triennale del piano di incentivazione, mentre l'assegnazione dell'altra metà dipenderà dal ritorno per gli azionisti, calcolato confrontando l'indicatore di Italiaonline con quello dell'indice Ftse Italia small cap.

Continua la crisi in Italia e non è facile dire leggendo queste storie che ci sia una ripresa economica e occupazionale. Anche, perchè, sono oltre 164 i tavoli di crisi aperti e solo per le aziende più grandi, non contando tutte le piccole realtà, ma anche le medie e i professionisti

Quanti sono i avoratori a rischio a Torino....

Sono centinaia i lavoratori a rischio di Italiaonline, l'azienda nata dalla fusione con Seat Pagine Gialle. Il rischio di vedere quasi 500 persone lasciate a casa o costrette a trasferirsi non è roba da poco. Tra pochi mesi, a giugno per l'esattezza, terminerà la cassa integrazione per i lavoratori, e poi? Secondo i numeri dei sindacati, i lavoratori di Torino di Italiaonline sono 394, di cui 104 in cassa integrazione a zero ore e 170 in cassa integrazione a rotazione. A livello nazionale i dipendenti sono 826, di cui 242 in cassa integrazione straordinaria a zero ore e 297 a rotazione. Da parte sua, l'azienda ha tenuto a ricordare di aver fatto un investimento da 35 milioni di euro e di rispettare tutti gli impegni di formazione per il personale. Italiaonline, azienda quotata in borsa, nasce dalla fusione di due realtà imprenditoriali.


La prima ha lo stesso nome dell'attuale società ed era un gruppo specializzato nei servizi digitali che contava 150 dipendenti. La seconda era Seat Pagine Gialle, proprietaria di Pagine Bianche e Pagine Gialle, dei marchi Virgilio e Libero con i suoi quasi 10 milioni di abbonati, della concessionaria web Iol Advertising, leader della pubblicità online in Italia, e di altri portali web. Si tratta quindi di un nome di rilievo e ben noto. La situazione coinvolge un territorio che è già scottata dal caso Embraco e non a caso la stessa sindaca Chiara Appendino, incontrando un presidio di lavoratori dell'azienda radunati sotto alla sede del Comune, ha più volte ribadito come la priorità sia di evitare la riproposizione di un nuovo caso Embraco. A suo dire c'è una responsabilità sociale delle imprese da rispettare che significa ritirare i licenziamenti e tutelare lavoratori e famiglie.

Crisi Trony, Mediaworld, Euronics

Il dado è tratto e le prime saracinesche di Trony, Mediaworld ed Euronics sono state tirate giù. La spiegazione ufficiale è l'incapacità di reggere la competizione con l'ecommerce. Il divario dei prezzi applicati sui prodotti di elettronica di consumo è troppo evidente per non spingere i consumatori ad affidarsi al web, anche a costo di non fare a meno di quel contatto fisico che tanto piace e tanto rassicura i consumatori italiani. E a poco sembra bastare la cosiddetta guerra delle promozioni e di sconti sull'Iva, considerata la risposta disperata ad Amazon. Offerte e riduzioni di prezzo non sembrano sufficienti per spostare gli equilibri.

Perché di mezzo non c'è solo Amazon, la più popolare delle piattaforme di commercio elettronico, ma anche i vari ePrice, eBay, Yeppon, Pixmania e Monclick. Nessun prodotto è di fatto tagliato fuori e tra smartphone e frigoriferi, tablet e forni, fotocamere e televisori, console per giocare e computer, lavastoviglie e stampanti, i consumatori italiani hanno trovato un altro prezioso spazio per fare acquisti risparmiando. Tutto molto interessante e stimolante dal punto di vista degli utenti. Ma evidentemente lo è da meno per gli imprenditori che hanno investito risorse e per gli stessi lavoratori dei punti vendita costretti a trovare un'altra occupazione.

Basta prendere in mano uno dei tanti volantini che periodicamente sfornano Trony, Mediaworld, Euronics per farsi un'idea degli sconti applicati. C'è stato perfino chi, come Unieuro, ha messo sul piatto il taglio dei prezzi fino al 50% sugli elettrodomestici. Ma di volta in volta si vedono anche il finanziamento a tasso zero, la cancellazione dell'Iva al 22% sugli acquisti, lo svuota tutto, le vendite sottocosto e i ben noti prezzi civetta per cercare di attrarre il maggior numero di clienti possibili. Segno del cambiamento dei tempi e della difficoltà delle catene di vendita di prodotti di elettronica di consumo a recitare una parte da protagonisti.

E così, le cronache ci consegnano la sparizione nei centri città di punti vendita, la riduzione dei margini di guadagno dei distributori, la perdita di quota di mercato del canale fisico, procedure fallimentari e concordati preventivi. Tanto per essere chiari, 43 negozi di uno dei soci di Trony sono in fallimento con tanto di licenziamento di 500 lavoratori. Euronics ha ceduto a Unieuro 21 punti vendita diretti tra Lazio, Abruzzo e Marche. Mediaworld ha annunciato 180 esuberi e chiuso due punti a Milano e Grosseto.

Piaggio Aerospace

Le lettere sono state inviate e ricevute. Peccato solo che contenevano solo brutte notizie ovvero il licenziamento dal posto di lavoro. Succede a 114 lavoratori Piaggio Aero. Tutti loro sono adesso in cassa integrazione, ma al termine di questo periodo, usciranno dal libro per ritrovarsi senza occupazione. Succederà nel prossimo mese di luglio.

Si tratta insomma dell'ennesima mazzata - coinvolti 80 lavoratori a Genova e 34 a Villanova d'Albenga - in un periodo non certo brillante dal punto di vista imprenditoria e con il Ministero dello Sviluppo Economico coinvolto a più riprese nel fare da mediatore alle troppe crisi aziendali. La conferma arriva proprio dalle organizzazione sindacali di categorie che hanno pubblicato riferito come Piaggio Aero abbia avviato la procedura di licenziamento collettivo nonostante l'assicurazione (a detta dei sindacati) di esuberi.

Resta da capire se ci sono margini di trattative perché i sindacati hanno chiesto un incontro con l'azienda per capire quali sono le intenzioni. E in caso di porta chiusa ovvero di mancanza di volontà a sedersi attorno a un tavolo, hanno già annunciato l'intenzione di scendere in piazza. Il punto è che la delusione è manifestata non solo nei confronti dell'azienda, ma anche dell'esecutivo che avrebbe dato il via libera alla riorganizzazione di Piaggio Aero con l'approvazione del piano industriale allo scopo di evitarne il fallimento.

La lettera (sempre lei) di richiesta di incontro al Ministero dello Sviluppo Economico a Roma, già fissato per lunedì 19 marzo alle 17. Saranno presenti Ministero, Regione, azienda e organizzazioni sindacali. In quell'occasione sarà scritta, forse, la parola fine. In un senso o nell'altro.

Le contrattazioni, solo le più importanti sono oltre 150

Sono circa centossesantadue, infatti, i tavoli aperti al Mise, il Ministero dello sviluppo economico tra Sindacati e Governo e dai primi di settembre si riparte con una fitta serie di appuntamenti che vanno dalla Perugina alla delicata situazione di Ilva, dall'ex Antonio Merloni ai supermercati Tuodì. Un tentativo di sciogliere diverse matasse che si sono create intorno a queste aziende. Vicende più complesse del previsto sia perché alcune di queste sono state lasciate a marcire e adesso sono incancrenite, sia perché con un contesto di ammortizzatori sociali meno forte del passato, lo spettro dei licenziamenti sono dietro l’angolo.

I 162 tavoli aperti interessano aziende che impiegano complessivamente circa centocinquanta mila persone. Le vertenze senza dubbio più importanti sul tavolo sono quelle dell’Ilva, dell’Alitalia, dell’la Aferpi di Piombino. E tra i primi faccia a faccia in programma, Perugina , l'ex Antonio Merloni ai supermercati Tuodì. E si parla solo di aziende di grandi, medie dimensioni e tutte le altre? E i professionisti?