La crisi del calcio italiano spiegata da Marco Bellinazzo

Il giornalista del Sole 24Ore ha incontrato giornalisti e curiosi a margine della presentazione, in anteprima nazionale della sua ultima fatica letteraria. “L’Italia rischia il default calcistico”.

La crisi del calcio italiano spiegata da

In anteprima nazionale la presentazione del libro del giornalista de Il Sole24Ore Marco Bellinazzo


Il malato è tutt’altro immaginario e le cure per risollevarne la salute non potranno essere certamente dei palliativi. La radiografia, impietosa ma molto concreta, è stata scattata dal giornalista de Il Sole 24 Ore Marco Bellinazzo che proprio alla crisi del calcio ha dedicato la sua ultima fatica letteraria “La fine del calcio italiano, perchè siamo fuori dai mondiali e come possiamo tornarci da protagonisti” edizioni Feltrinelli. Un’analisi precisa e dettagliata, dei motivi che hanno inaridito, nel giro di un trentennio il movimento calcistico più apprezzato ed invidiato al mondo, trasformandolo nell’attuale sgangherata e famelica accolita di rancorosi.

Se ne è discusso a margine della presentazione del libro in anteprima nazionale, nella meravigliosa cornice del Nettuno Lounge Beach con vista sullo spettacolare litorale di Torre Annunziata. Artefici dell’incontro Antonio Manzo e Nicola Frega, rispettivamente Ceo e direttore del Network Nuovevoci che per l’occasione hanno allestito un format originale utilizzando un approccio dinamico, con i giornalisti delle più importanti testate sportive locali, nazionali ed internazionali che hanno avuto modo di colloquiare con Marco Bellinazzo sollecitandolo con i propri interventi. Un libro che nasce dalla consapevolezza che il fondo di questa crisi infinita è stato toccato con la mancata qualificazione della Nazionale di calcio ai mondiali di Russia. E non è detto che adesso si possa solo risalire.

Stadi inadeguati spettatori giù

Il movimento calcistico italiano è distante anni luce da quello europeo - ha spiegato Bellinazzo - e ci sono tanti indicatori che potrebbero confermare che il disastro è vicino. Partiamo dalla questione stadi, per esempio. L’Allianz Stadium, portato a modello come stadio moderno, nasce con un ritardo di dieci anni rispetto al progetto. Mentre in Europa tutti sappiamo quale è la situazione». Anche dal punto di vista dei servizi la situazione non è migliore con una ricaduta negativa sugli introiti che contribuisce ad impoverire un movimento che non ha saputo adeguarsi alle esigenze della modernità bruciando i miliardi dei diritti televisivi per aumentare i guadagni, ma non la competitività di un prodotto che perde appeal in maniera drammatica.

Per non parlare poi dei settori giovanili nei quali, tranne pochissime rare eccezioni, non si investe più. Bellininazzo a questo proposito ha raccontato un aneddoto accaduto negli anni ’90 quando venne stabilita una norma che permetteva ai club di investire il 10% degli utili nei vivai. Una buona idea se poi il ‘genio’ italico non l’avesse sfruttata come diversivo per scaricare le perdite societarie. Anche le stesse società che stanno assumendo sempre più la fisionomia di società per azioni rispecchiandosi solo ed esclusivamente nei soldi e nel guadagno.

Diritti televisivi dalle stelle alle stalle

Nel disastro la mala gestio dei diritti televisivi ha avuto un ruolo fondamentale: “Sono stati deprezzati i prodotti. Oggi nemmeno con il volunteer agreement una squadra Italia può permettersi Cristiano Ronaldo. I diritti hanno causato ricchezza e problemi al calcio italiano, nonostante il nostro sia stato il primo a godere di tali diritti. Il giocattolo poi si è rotto perché negli altri campionati hanno investito meglio attraverso i soldi delle tv. La Francia ha venduto diritti a 1.5 miliardi fino al 2024, noi siamo rimasti dove eravamo rimanendo alle cifre dello scorso triennio. Le carenze sul calcio italiano hanno inciso pure sui diritti che sono andati a calare”.