Bangla, i timori di Salvini non coincidono i reali rischi per gli italiani.

La verità e i reali rischi e pericoli dei Bangla che si diffondono sempre più nelle città italiane

Bangla, i timori di Salvini non coincido

Come funziona la filiera dei 'bangla', il nuovo obiettivo di Salvini


Magari alcuni non conoscono i Bangla, ma lo capirete subito di cosa si tratta, essendoci stata ed essondoci ancora una diffusione molto ampia in tantissime cittià italiane. E dai Bangla si passa alla loro filiera e che cosa eventualmente si rischia davvero.
 

Una delle mosse di Salvini è quello di far chiudere i negozi di frutta e verdura, ma in generale di alimenti, tra cui alcolici, gestititi per la maggior parte da stranieri che si sono diffusi nelle grandi città, entro le ore 21 come ha annunciato nel suo decreto sicurezza.

Sono i cosidetti Bangla, chiamati in questo modo perchè gestiti principalmente da Bengalesi e che rimangono aperti fino a tarda notte offrendo alimenti e bevande, come dei piccoli mini-market, a persone che fanno i lavori serali o notturni come medici, giornalisti o guardie giurate.

Ma il vero problema, non è tanto la sicurezza pubblica, ma la salute dei cittadini e una concorrenza non troppo chiara ai concorrenti spesso italiani che non riescono a praticare prezzi così bassi e stare aperti nelle ore notturne, così fino a tardi.

E' quello che ha sottolineato in un recente articolo inchiesta sulla verità della filiera dei Bangla, il sito Greenme, che ha spiegato che questi negozi fungono sia da piccoli supermercati, ma anche da abitazioni e da centri di raduno per stranieri e non e che rappresentano ben il 42% delle aziende commerciali nuove aperte a Roma, solo per fare un esempio, ma è così in tutte le grandi città.

Aprire un Bangla costa circa 15mila euro e al massimo il 25% degli introiti viene rispedito alla famiglie nei Paesi di origine. La frutta e la verdura sono, con i prezzi bassi, i prodotti civetta, ma uno dei problema gravi sottolineati è che quasi sempre non se ne conosce la provenienza.

Per gli altri prodotti come le bevande del tipo di acqua, bibite o alcolici, vengono comrati in stock quando le grandi catene di supermercati fanno sconti così come altri prodotti come, ad esempio, la pasta. Un'altra parte della emrce viene comprata attraverso gruppi di acquisto collettivo.

I Bangla, per andare bene hanno l'obiettivo di guadagnare intorno ai 50-60 euro al giorno, per arrivare a 1500 euro al mese, mentre un negozio italiano non potrebbe mai farcela con queste cifre, ne servirebbe almeno il doppio per tenere aperto e vivere.

Il vero problema, come testimoniano, le associazioni di categoria, non è tanto la sicurezza pubblica, dunque, ma la trasparenza sia da un punto di vista igienico e di salute per i potenziali consumatori che per una potenziale concorrenza sleale ai commercianti italiani (tasse e relative dichiarazioni)