Lavoretti, ora si chiama Gig Economy. Ecco chi sono i nuovi schiavi italiani taciuti

Pure una parola è stata coniata per indicare lavoretti o peggio il nuovo lavoro da schiavi che vede tanti italiani sottostare, Gig Economy. Ecco chi sono e cosa fanno

Lavoretti, ora si chiama Gig Economy. Ec

Il lavoro sociale va pagato Al via campagna di sensibilizzazione sulla precarietà del lavoro sociale


Si fa presto a parlare di lavoretti quando di mezzo ci sono pezzi di una generazione pagata pochi euro all'ora dalla grande multinazionale che fattura centinaia su centinaia milioni di euro o di dollari. E si parla anche di lavori da schiavi e nuova schiavitù

Gig Economy e lavoretti

Mai come adesso, in questi tempi di gig economy, si assista a una sperequazione di questi livelli. Qualcuno potrebbe dire che è sempre stato così, ricordando il rapporto tra capitalisti e lavoratori prima e tra imprenditori e dipendenti adesso. In realtà, la distanza tra queste categorie è spaventosamente aumentata e non solo dal punto di vista economico. Perché i precari di oggi hanno perso i diritti dei lavoratori di pochi decenni fa. Anche allora lo sfruttamento era la regola, ma in qualche modo erano più tutelati dalle norme.

La flessibilità estrema ha fatto saltare gli equilibri sociali tra precari che vivono praticamente alla giornata e ricchissimi imprenditori che spostano i ricavi in paradisi fiscali dove i profitti non sono tassati. Non tutti, intendiamoci, ma i casi di cronaca economica raccontano come il tratto è sempre più comune.

Per farsi un'idea è utile leggere le pagine del libro Lavoretti di Riccardo Staglianò. Secondo l'autore la sharing economy ci rende tutti un po' più poveri. Le occupazioni sottopagate dei vari Uber e Airbnb camufferebbero miserie, secondo l'autore, dietro al racconto della modernità, rischiando di consegnarci un futuro senza welfare. Diventa infatti piuttosto complicato impostare il presente sul lavoro on demand ovvero solo quando c'è richiesta per i propri servizi o competenze. E, ribadiamo, il punto centrale della questione non è (solo) lo scarso reddito percepito, ma l'azzeramento delle tutele per i lavoratori.

I nuovi schiavi italiani

Il mondo è diviso in due parti: c'è chi ha un lavoro debitamente retribuito e chi è costretto a sbarcare il lunario per 4 euro l'ora. Definirlo low cost o nuova schiavitù cambia poco, resta il fatto che questo fenomeno ha subito una decisa accelerazione negli ultimi anni, complice anche la crisi che ha spinto le aziende a cercare e proporre impieghi a cottimo. E incrociando i dati ufficiali c'è stato chi è andato alla scoperta dei mestieri sottopagati. La fotografia scattata è piuttosto impressionante, anche e soprattutto perché alla fine del mese o della settimana, il guadagno rischia di essere pari a zero per la semplice ragione che nella contabilità generale occorre inserire anche i costi di spostamento o quelli necessario per lo svolgimento dell'attività.

Quanto si prende

Salta allora fuori un tariffario piuttosto imbarazzante: 4,5 euro l'ora per un operaio agricolo, 6 euro per una cameriera di catering, 4 euro per un autista, 7,5 euro per un addetto alle pulizie, 6 euro per un facchino magazziniere, 5,60 euro per un fattorino in bici, 6,50 euro per un lavapiatti, 4 euro per un postino privato, 6,70 euro per una badante, 8 euro per un educatore di una cooperativa in subappalto. Il lavoro è a chiamata e dinanzi a questa situazione, anche vivere alla giornata diventa un esercizio complicato. Inutile ricordare come le tutele contrattuali siano inesistenti e gli straordinari sono un miraggio. Anche perché sono gli stessi ordinari a mancare. C'è una ragione ben precisa alla base di questa deregulation: non esiste un salario minimo stabilito per legge se non nel caso della contrattazione collettiva.

Cosa fanno, le attività

Non tutti i comparti lavorativi attraversano la stessa situazione ovvero fanno segnare la stessa crisi dei numeri. Fermo restando che la pratica del cosiddetto lavoro low cost è trasversale, ci sono settori ben precisi in cui si registra una maggiore percentuale di lavoratori sottopagati ovvero quelli in cui si registra il maggior numero di violazione delle paghe minime orarie di settore. A elaborare una vera e propria classifica ci ha pensato il quotidiano piemontese la Stampa. E non mancano alcune sorprese:

  1. agricoltura e settore minerario 31,63%
  2. arti e attività domestiche 30,89%
  3. hotel e ristorazione 20,66%
  4. settore immobiliare e attività amministrative 15,48%
  5. educazione 15,07%
  6. commercio al dettaglio 11,81%
  7. finanza e assicurazioni 10,24%
  8. manifattura, servizi acqua ed elettricità 10,12%
  9. salute 8,20%
  10. trasporti 7,93%
  11. costruzioni 7,41%
  12. informazione e comunicazione 7,02%
  13. pubblica amministrazione 4,15%

Stando sempre all'incrocio dei dati Istat e Inps, viene anche fuori come i settori con retribuzione media annua più bassa tra i dipendenti del settore privato (esclusi operai agricoli e domestici) sono in ordine decrescente attività artistiche, sportive, intrattenimento e divertimento (14.280 euro lordi l'anno), noleggi, agenzie viaggio servizio supporto imprese (13.738 euro lordi l'anno), istruzione (13,611 euro lordi l'anno), attività di servizi alloggio e ristorazione (10.269 euro lordi l'anno).







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di Luigi Mannini pubblicato il