Legge 104 troppi abusi, ecco storie vergognose sfruttando disabili. Modificare o cancellare. E regole già riviste

Visti i diversi casi di abusi che sono saliti agli onori delle cronache occorre chiedersi se è il caso di rivedere totalmente o almeno modificare la legge 104

Legge 104 troppi abusi, ecco storie verg

Legge 104: da cancellare o modificare per i troppi abusi?


Nell'ultimo periodo, ma in realtà non sono mai cessati, sono rientrati negli oneri delle cronache vari casi di abuso della legge 104, davvero scandalosi. Tanto è vero che molti chiedono di modificare la legge 104 che ha già avuto dei cambiamenti recenti.

Modifica norme 104 o cancellazione per rivederla tutta

Sono così tanti gli abusi che si stanno consumando intorno alla legge 104 da rendere necessario una rivisitazione delle norme. Come si apprende dai tanti casi d cronaca degli ultimi giorni ci sono schiere di dipendenti pubblici che, pregustando i tre giorni di permesso retribuito al mese per chi si prende cura di un familiare invalido, si fanno letteralmente adottare da chi ha bisogno di assistenza. Qualche altro, ancora più sfacciato, non si presenta sul posto di lavoro, giustificando la necessità di prendersi cura di un familiare non autosufficiente, per poi girare il mondo in vacanza. In tutti i casi il danno è duplice: sia per le casse pubbliche e sia per chi ha effettivamente bisogno di fruire dei permessi della legge 104. Da qui la necessità di ripensare la legge 104 che ha evidentemente alcuni buchi al suo interno. Si potrebbero per esempio rendere più stringenti i controlli e prevedere sanzioni più severe per i furbetti. E occorre intervenire subito, come da più parti sollecitato, proprio per evitare che il peso della spesa pubblica schiacci questa legge, renderla inapplicabile per tutti. Il rischio è concreto.

La prima storia recente

Protagonisti sono questa volta i dipendenti Regione Sicilia che si facevano adottare da anziani malati. Si tratta di una di quelle vicende che da una parte fanno sorridere per il loro carattere paradossale, ma poi fanno andare su tutte le furie perché si tratta di veri e propri raggiri il cui costo viene scaricato sulla collettività. Senza considerare che ad andarci di mezzo sono proprio coloro che della legge 104 hanno realmente bisogno e facendo così finire nel calderone tutti quanti, senza distinzioni agli occhi dell'opinione pubblica.

Ad aver sollevato il caso è stato addirittura il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci. La denuncia del governatore è di quelle che fa rumore sia perché è lui stesso a renderla pubblica e sia per le dimensioni del fenomeno: su 13.000 dipendenti, 2.350 usufruiscano dei permessi della legge 104 ovvero le due ore di allontanamento giornaliero retribuito o i tre giorni mensile da utilizzare anche in modo continuativo. Ebbene, la ricostruzione dei fatti, in attesa che si faccia luce sulla vicenda ovvero sugli esatti numeri di chi ha effettivamente diritto a possibilità e chi fa il furbetto, riferisce che migliaia di dipendenti regionali si sono fatti adottare da anziani malati, nel vero senso della parola, per potere beneficiare della legge 104 per l'assistenza.

Da parte sua Musumeci fa notare come 2.600 dipendenti siano dirigenti sindacali e non possono essere distaccati, e riferisce delle difficoltà della Regione Siciliana a trovare tecnici e altre professionalità tra dipendenti. E poi fa un esempio concreto: l'impossibilità di trasferire personale da un ufficio all'altro oltre i 50 chilometri e che tra due anni andranno in pensione altri 3.000 dipendenti. Si profila allora un serrato faccia a faccia con le organizzazioni sindacali alla ricerca della quadra.

La seconda storia

Sembra che in Italia ci sia questa brutta abitudine di sfruttare i permessi concessi con la legge 104 per non lavorare. O addirittura per andare in vacanza. La situazione è imbarazzante perché nuovi casi di cronaca spuntano fuori a ciclo continuo. Ma la cose vanno evidentemente chiamate con il loro nome e si tratta di vere e proprie truffe. Questa volta l'indice è puntato contro una dirigente provinciale di Trento che sarebbe andata in vacanza proprio nei giorni in cui avrebbe dovuto occuparsi dei familiari disabili grazie ai permessi ottenuti. E non sarebbe andata a fare la spesa - atto di per sé condannabile - ma si sarebbe concessa vacanze esotiche, dalle Hawaii alle Maldive, e perfino un Capodanno a New York e voli a Parigi.

In vacanza con i permessi della legge 104

Per lei sono scattate le manette perché gli inquirenti temono la reiterazione del reato e l'inquinamento delle prove. A sfogliare le pagine dell'articolo viene fuori come siano una cinquantina i casi sospetti che le sono valsi l'accusa di truffa aggravata e peculato da cui dovrà difendersi. E la Provincia autonoma di Trento non fa sconti perché l'ha subito sospesa dal servizio in attesa di capire come si evolverà la vicenda. Se le accuse saranno confermate scatterà il licenziamento.

Legge 104 ampliamento persone che possono avere permessi

Ci sono delle circostanze in cui la legge 104, quella in materia di disabilità che regola tutte le agevolazioni per gli stessi disabili e i loro familiari, può essere invocate da più di una persona. Succede perché non è affatto detto che un unico lavoratore sia il referente unico per assistere il familiare con disabilità grave. Sono infatti tante le combinazioni di circostanze per cui presta la sua assistenza solo per alcuni periodi o di volta in volta in sostituzione del referente. Precisiamo allora che il concetto di riferimento è quello di assistenza saltuaria per la legge 104. In questo caso, le norme aggiornate così come stabilito dall'Istituto nazionale della previdenza sociale prevedono la possibilità di fruizione di un giorno di permesso ogni 10 di assistenza continuativa.

Ecco allora che per sostituire il caregiver abituale (la persona che assiste e si prende cura del coniuge, di una delle parti dell'unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto), il sostituto deve presentare all'Inps e al proprio datore di lavoro una richiesta in forma scritta contenente una dichiarazione di responsabilità in cui sono precisati quattro aspetti: i motivi per la sostituzione del familiare che presta assistenza abitualmente; il periodo o i periodi di durata dell'assistenza; il rapporto di parentela col disabile; il tipo di assistenza prestata al disabile. Un'altra questione aperta è quelal del part time. Si precisa che può essere verticale se si ha un'attività lavorativa solo in alcuni giorni della settimana oppure orizzontale se si ha una riduzione di orario giornaliero rispetto al tempo pieno.

Ebbene, le norme in vigore prevedono nel primo caso un permesso giornaliero di due ore per ogni giorno di servizio prestato e un permesso mensile di tre giorni ridotto proporzionalmente alle giornate effettivamente lavorate. Nel secondo un permesso giornaliero ridotto in proporzione alle ore lavorate e un permesso mensile di tre giorni resta per intero indipendentemente dall'orario di lavoro. In ogni caso, i permessi spettano in alternativa ai genitori, al coniuge, al conviventi di fattto, ai parenti e agli affini entro il secondo grado purché abbiamo un rapporto di lavoro dipendente in corso coperto da assicurazione Inps. In ogni caso, viene precisato, l'aiuto prestato può caratterizzarsi in diverse forme in base alla situazione di bisogno della persona assistita.

Il dipendente, già beneficiario di permessi per disabilità proprie, può usufruire di ulteriori permessi per il familiare disabile. Tuttavia è necessario il presupposto che l'assistenza, nel caso di cumulo, possa avvenire solo nei riguardi del familiare di primo o di secondo grado qualora il coniuge o i genitori della persona da assistere abbiano compiuto sessantacinque anni oppure siano deceduti, mancanti o affetti da patologie invalidanti. E deve essere poi concordato con il datore di lavoro un piano per la fruizione dei permessi stessi.

Regole nuove confermate da Cassazione

Prima di partre con le novità di quest'anno, sottolineiamo l'importante conferma che è arrivata dlalla Cassazione, in una recentissima sentenza,  conferme che premi e tredicesime vi sono sempre per chi assite un disabile e vengono a formarsi, a maturare anche duranti i giori o le ore di permesso mentre diverso è il discorso dei buoni pasto per cui i lavoratore per averne diritto deve lavorare sia al mattino che al pomeriggio con una pausa non minore di 2 ore e e non inferiore di 30 minuti. Lo stesso discorso delle tredicesime vale per tutti i premi, compresi quelli di produttività ovviamente se si raggiungono i risultati. 

Le norme per veicoli

Con particolare riferimento al pagamento del bollo auto, le novità 2018 relative alla legge 104/92 prevedono diversi cambiamenti. Stando a quanto riportano le ultime notizie dall'Agenzia dell'Entrate, infatti, alcune categorie di persone possono usufruire di una detrazione del 19% sul pagamento Irpef. E si tratta di persone come:

  1. disabili con handicap psichico o mentale titolari dell’indennità di accompagnamento;
  2. disabili con grave limitazione della capacità di deambulazione o affetti da pluriamputazioni;
  3. disabili con ridotte o impedite capacità motorie;
  4. non vedenti e sordi.

L’agevolazione vale solo ed esclusivamente se i veicoli sono utilizzati, in via esclusiva o prevalente, per persone disabili. Se il portatore di handicap è fiscalmente a carico di un suo familiare, lo stesso familiare può beneficiare delle agevolazioni per le spese sostenute nell’interesse del disabile.
Sono, poi, esenti dal pagamento del bollo auto:

  1. disabili con handicap psichico o mentale titolari dell’indennità di accompagnamento;
  2. disabili con grave limitazione della capacità di deambulazione o affetti da pluriamputazioni.

Le novità 2018 per tutti i familiari

Novità della Legge 104/92 sono previste anche per chi assiste un parente anziano rientrante nella Legge 104: chi, infatti, assiste un parente over 80 anni può accedere ad un bonus di 1900 euro l’anno, prevedendo una nuova detrazione fiscale, pari al 19%, su un tetto massimo di spesa di 10 mila euro, per chi assiste parenti anziani, sopra gli 80 anni, non autosufficienti, permettendo così al parente che assiste un taglio delle imposte fino a 1900 euro l’anno.
I requisiti che il parente che assiste il familiare deve avere sono:

  1. assistere un partente over 80;
  2. avere un legame di parentela entro il terzo grado;
  3. non essere titolare di reddito o avere un Isee entro i 25 mila euro se conviventi da almeno sei mesi al momento della domanda.

I familiari che possono beneficiare delle novità previste dalla Legge 104 sono:

  1. il figlio;
  2. i genitori;
  3. il coniuge;
  4. i parenti e gli affini entro il secondo grado.