Legge 104, importanti modifiche 2018. Le novità. Stretta su licenziamenti, congedi, permessi

Il lavoratore che abusa dei permessi retribuiti per assistere familiari con disabilità può andare incontro a una procedura di licenziamento per giusta causa.

Legge 104, importanti modifiche 2018. Le

Licenziamento per giusta causa


La legge 104 nel 2018 ha ricevuto già una serie di noità e altre le dovrebbe ricevere ufficialmente con le norme che stanno per arrivare. Ma non solo. Altre ancora potrebbero esserci. Dumque, tutte le novità nel 2018 sia già realizzate che in arrivo e poi la stretta su licenziamenti, permessi e congedi.
 

Sono proprio i ripetuti casi di lavoratori che hanno illecitamente sfruttato i permessi retribuiti per assistere familiari con disabilità concessi con la legge 104 ad aver spinto la Corte di Cassazione a importanti pronunce sui casi di licenziamento possibile. Si tratta di sentenze importanti perché finiscono per fare giurisprudenza ovvero diventano dei punti fermi a favore di una o dell'altra parte, del lavoratore o del suo datore, in caso di ricorso davanti a un giudice. L'orientamento è però chiaro ed è quello di una stretta nei confronti dei cosiddetti furbetti della legge 104. Anche perché poi, a ben vedere, oltre che commettere un'infrazione della legge, il comportamento è riprovevole anche per l'oggetto stesso della disputa.

Licenziamento per giusta causa

Stando allora a una recente ordinanza della Cassazione (la numero 8209 del 2018), il lavoratore che abusa dei permessi retribuiti per assistere familiari con disabilità concessi con la legge 104 può andare incontro a una procedura di licenziamento per giusta causa. Al di là se il comparmento scorretto sia stato ripetuto oppure si tratti della prima volta, può accadere che il lavoratore possa essere allontanato senza preavviso, così come nei casi di perdita dell'occupazione per giusta casusa. In parallelo, si segnala come sia venuto meno l'obbligo dell'assistenza continuativa al familiare disabile da parte del lavoratore che fruisce dei permessi della legge 104.

Cosa prevede la legge 104, casi particolari

La legge 104 prevede che i lavoratori che assistono familiari con handicap grave hanno diritto di avere tre giorni di permessi retribuiti al mese per assistere il familiare disabile e possono chiedere un congedo straordinario retribuito di due anni per l'assistenza. Si tratta di permessi retribuiti e coperti da contributi figurativi che non incidono sulla ferie e sulla tredicesima mensilità. Sono però necessarie due specifiche. La prima è che non è previsto che il lavoratore che assiste il familiare possa scegliere l'orario di lavoro da svolgere, al netto del diritto di trasformare il rapporto da full time in part time. Tuttavia e se possibile, può scegliere la sede di lavoro più vicina al domicilio e non essere trasferito senza il consenso personale in altre sedi.

Si ricorda che per familiari con disabilità si considerano coniuge, genitore, parente di secondo grado, parente o affine entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano anch'essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.

Cos apotrebbe cambiare con nuovo esecutivo

Cambierà la legge 104 con il nuovo governo? Quali sono le intenzioni del premier Conte, della Lega e del Movimento 5 Stelle. In questo momento, precisiamolo subito, la questione non è all'ordine del giorno per la semplice ragione che la riforma della legge 104 non rientrava nel programma di governo. Tuttavia qualcosa si muove sottotraccia ed è inevitabile alla luce della combinata volontà di questo esecutivo di riorganizzare il sistema del lavoro in Italia e allo stesso tempo prevedere provvedimenti in difesa di chi si trova in uno stato di disabilità. E poi, la legge 104, quella che tra l'altro regola i permessi di lavoro per assistere a un parente disabili o con handicap, risale al 1992 ovvero, al netto delle modifiche successive, ha già compiuto 26 anni.

Il punto di partenza per comprendere le intenzioni di questo governo ovvero per sapere se e come cambierà la legge 104 è rappresentato dalla creazione del Ministero della Disabilità. Il pensiero che ha ispirato l'azione detta chiaramente le coordinate: uno Stato civile deve proteggere, tutelare, assistere e integrare chiunque abbia una disabilità. Viene considerato fondamentale consolidare e rinnovare le politiche di protezione e inclusione dedicate alle persone con disabilità e finalizzate a garantirne un concreto ed efficace sostegno durante tutte le fasi della vita. Se questa è l'impostazione di fondo, in termini pratici significa lo stanziamento di una maggiore quantitià di fondi sulla disabilità e la non autosufficienza.

Ed è allora lecito credere che il governo possa mettere mano anche sulla legge 104, oltre che sui trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari associati a condizione di disabilità. L'ultima novità sulla legge riguarda l'allargamento del diritto a usufruire dei permessi per assistere il disabile in situazione di gravità anche al coniuge, alla parte dell'unione civile, al convivente di fatto, al parente o all'affine entro il secondo grado. Non solo, ma anche a perenti o affini di terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con disabilità in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.

Ebbene, queste norme saranno oggetto di analisi da parte di un governo che intende fare chiarezza e prestare attenzione agli stanziamenti. E la faccenda si lega allo strettamente alla scelta della delega del lavoro da parte di Luigi Di Maio, leader politico del Movimento 5 Stelle. La sua intenzione di lasciare il segno potrebbe rappresentare la chiave per migliorare la legge. Le disposizioni in vigore prevedono il diritto a usufruire di 3 giorni di permesso mensili retribuiti, in favore di lavoratori dipendenti che prestino assistenza al coniuge, a parenti o ad affini entro il secondo grado e con possibilità di estensione fino al terzo grado, riconosciuti in situazione di disabilità grave.

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