Legge 104, nel 2018 diverse novità su licenziamenti, ferie, permessi, congedi e altre regole

La base di questa importante disposizione, considerata un caposaldo dell'Italia più civile, prevede la fruizione di 3 giorni di permesso al mese.

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Cosa prevede la legge 104


Una serie di regole e norme nuove nel 2018 per la legge 104 su elementi importanti come permessi, regole, licenziamenti. Ma anche alcune che sono in arrivo in future e altre che potrebbero esserci ancora in fase di studio.

Sono 26 anni che è in vigore la legge 104, quella che si occupa di offrire le giuste tutele ai familiare affetti da forme di disabilità. Rispetto all'impostazione originaria, molto è cambiato perché le esigente di chi si occupa dell'assistenza e offre cure e attenzioni mutano nel contesto sociale e lavorativo in cui sono incardinate. E c'è da credere che molto ancora possa cambiare. Basti pensare all'attuale testo unico sui permessi retribuiti per i cosiddetti caregiver, coloro che appunto se ne prendono cura, che riunisce i tre disegni di legge presentati nella scorsa legislatura ma che non hanno mai visto la luce. Ecco allora che diventa utile fare chiarezza ovvero sapere come si possono richiedere i permessi relativi alla legge 104 ovvero chi ne ha diritto con norme attuali vigenti che hanno aggiornato quelle originarie del 1992.

Cosa prevede la legge 104

La base di questa importante disposizione, considerata un caposaldo dell'Italia più civile, prevede la fruizione di 3 giorni di permesso al mese. Ma c'è comunque un'ampia flessibilità nel loro impiego, considerando che sono frazionabili in ore purché non venga oltrepassata la soglia massimale. Lo stesso sistema di calcolo si applica al lavoratore disabile, che può dunque assentarsi dal lavoro ovvero godere di riposi orari giornalieri sulla base al tipo di contrattazione con il suo datore e tenendo ferma la legge 104. Ma ci sono anche altre categorie contemplate dall'attuale impianto normativo. I genitori, anche adottivi o affidatari, di figli con disabilità grave, ad esempio. E da due anni anche il partner: non solo il marito o la moglie, ma anche le unioni civili e le coppie di fatto.

Via libera poi ai familiari fino al secondo grado di parentela o parenti fino al terzo grado nel caso in cui i genitori o il partner della persona con disabilità abbiano compiuto 65 anni di età o siano loro stessi affetti da patologie invalidanti, o siano deceduti o mancanti. Ma anche agli stessi portatori di handicap - minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata e progressiva, che causa difficoltà di apprendimento, di relazione o integrazione nel mondo del lavoro, che sia motivo di svantaggio sociale e emarginazione - e a coloro ai quali è riconosciuta una disabilità grave che abbia ridotto l'autonomia personale, correlata anche all'età, e che renda necessaria l'assistenza permanente, continuativa e totale. Ma poi c'è un'altra distinzione da fare, quella tra chi ha diritto alla legge 104 e chi ne è escluso.

Come si può fare domanda perché non tutti ne hanno diritto

Per richiedere il permesso lavorativo sulla base della legge 104 occorre rivolgersi all'Inps. Ma solo se si è lavoratori dipendenti, pubblici e privati di imprese dello Stato, di enti pubblici e enti locali privatizzati. Il secondo paletto è rientrare nelle categorie previste per le prestazioni di maternità, compresi genitori lavoratori dipendenti con figli in situazione di disabilità grave, con modalità differenti a seconda che i bambini abbiano più o meno di 3 anni. E poi, il familiare con situazione di disabilità grave non deve già usufruire del ricovero a tempo pieno presso ospedali o strutture sanitarie pubbliche o private.

Semaforo rosso per lavoratori autonomi, parasubordinati o a domicilio, per gli addetti ai lavori domestici e familiari, e per i lavoratori agricoli a tempo determinato occupati a giornata.

Modifiche ufficiali o quasi ormai in arrivo a brevissimo

Oggetto del primo dei tre ddl che impatta in maniera significativa sulla legge 104 è il cosiddetto caregiver ovvero l'assistente che si prende cura di una persona in condizioni di non autosufficienza, a causa dell'età, di una malattia, di una disabilità. Si tratta di novità che, tra contributi, agevolazioni e permessi, possono rappresentare un importante spartiacque tra il primo e il dopo. Tutti e tre i testi sono adesso incardinati nelle commissioni di competenza a Palazzo Madama. Sulla base dell'innalzamento dei costi delle Residenze sanitarie assistenziali, delle sforbiciate ai fondi destinati al sostegno delle famiglie in cui vive una persona non autosufficiente e della frammentazione delle risposte assistenziali, l'idea è di elevare la figura del caregiver.

In che modo? Introdurre il riconoscimento della qualifica a chi si prende cura, a titolo gratuito, di un familiare o di un affine entro il secondo grado che risulti convivente ovvero di un minore dato in affidamento per almeno 54 ore settimanali. In termini pratici significa corrispondere contributi figurativi equiparati a quelli da lavoro domestico e la possibilità di accedere al pensionamento anticipato con 30 anni di contributi versati.

Come tutelare e dare valore a chi fornisce assistenza nell'ambito della legge 104? Questo disegno di legge fissa agevolazioni fiscali per chi decide di stare vicino al parente o affine entro il terzo grado ottantenne e che sia in possesso di requisiti ben precisi:

  1. la non titolarità di reddito ovvero il trovarsi in una situazione economica corrispondente a un valore non superiore a 25.000 euro annui
  2. convivente da almeno sei mesi

Per tutti loro viene immaginata na detrazione dell'imposta sul reddito delle persone fisiche pari al 19 per cento delle spese sostenute fino alla soglia di 10.000 euro all'anno. Di più: a chi non è titolare di reddito o è incapiente, presta assistenza in favore del parente o affine, l'Istituto nazionale della previdenza sociale è chiamato a versare fino a 1.900 euro all'anno a titolo di rimborso spese. Previsto poi l'incentivo al part time prevedendo che i lavoratori dipendenti che assistano un parente o affine possano richiedere al datore di lavoro la trasformazione reversibile del rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto a tempo parziale fino al 50 per cento e per un periodo massimo di due anni.

Sono le norme sulla legge 104 a dimostrare come il caregiver non goda di alcun riconoscimento giuridico. Questo terzo disegno di legge si pone l'obiettivo quello di compiere il primo passo. Oltre al riconoscimento formale di questa figura, viene stabilito che il Ministero del Lavoro debba promuovere accordi con le rappresentanze

delle compagnie assicurative affinché prevedano premi agevolati per le polizze stipulate dal caregiver familiare che opera nell'ambito del piano di cura, per la copertura degli infortuni o della responsabilità civile collegati all'attività prestata. Al caregiver è riconosciuto il beneficio della detraibilità dal reddito ovvero del credito d'imposta al 50 per cento delle spese sostenute per la cura del proprio assistito fino a a 1.000 euro all'anno.

Da parte sua il Ministero dell'Istruzione viene poi coinvolto nella promozione nelle scuole secondarie di primo e secondo grado di campagne d'informazione per sensibilizzare sul valore sociale dell'attività di cura e di assistenza familiare nel contesto della legge 104. Dal punto di vista formale, con caregiver familiare viene definita la persona che volontariamente, in modo gratuito e responsabile, si prende cura di una persona non autosufficiente o comunque in condizioni di necessario ausilio di lunga durata, non in grado di prendersi cura di sé. E ancora: l'aiuto prestato, in base alla situazione di bisogno della persona assistita, può caratterizzarsi in diverse forme. In particolare

  1. assiste e si prende cura della persona e del suo ambiente domestico
  2. la supporta nella vita di relazione
  3. concorre al suo benessere psico-fisico
  4. la assiste nel disbrigo delle pratiche amministrative
  5. si rapporta e si integra con gli operatori del sistema dei servizi sociali, socio-sanitari e sanitari-professionali

Ma già potrebbe cambiare ancora

Cambierà la legge 104 con il nuovo governo? Quali sono le intenzioni del premier Conte, della Lega e del Movimento 5 Stelle. In questo momento, precisiamolo subito, la questione non è all'ordine del giorno per la semplice ragione che la riforma della legge 104 non rientrava nel programma di governo. Tuttavia qualcosa si muove sottotraccia ed è inevitabile alla luce della combinata volontà di questo esecutivo di riorganizzare il sistema del lavoro in Italia e allo stesso tempo prevedere provvedimenti in difesa di chi si trova in uno stato di disabilità. E poi, la legge 104, quella che tra l'altro regola i permessi di lavoro per assistere a un parente disabili o con handicap, risale al 1992 ovvero, al netto delle modifiche successive, ha già compiuto 26 anni.

Il punto di partenza per comprendere le intenzioni di questo governo ovvero per sapere se e come cambierà la legge 104 è rappresentato dalla creazione del Ministero della Disabilità. Il pensiero che ha ispirato l'azione detta chiaramente le coordinate: uno Stato civile deve proteggere, tutelare, assistere e integrare chiunque abbia una disabilità. Viene considerato fondamentale consolidare e rinnovare le politiche di protezione e inclusione dedicate alle persone con disabilità e finalizzate a garantirne un concreto ed efficace sostegno durante tutte le fasi della vita. Se questa è l'impostazione di fondo, in termini pratici significa lo stanziamento di una maggiore quantitià di fondi sulla disabilità e la non autosufficienza.

Ed è allora lecito credere che il governo possa mettere mano anche sulla legge 104, oltre che sui trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari associati a condizione di disabilità. L'ultima novità sulla legge riguarda l'allargamento del diritto a usufruire dei permessi per assistere il disabile in situazione di gravità anche al coniuge, alla parte dell'unione civile, al convivente di fatto, al parente o all'affine entro il secondo grado. Non solo, ma anche a perenti o affini di terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con disabilità in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.

Ebbene, queste norme saranno oggetto di analisi da parte di un governo che intende fare chiarezza e prestare attenzione agli stanziamenti. E la faccenda si lega allo strettamente alla scelta della delega del lavoro da parte di Luigi Di Maio, leader politico del Movimento 5 Stelle. La sua intenzione di lasciare il segno potrebbe rappresentare la chiave per migliorare la legge. Le disposizioni in vigore prevedono il diritto a usufruire di 3 giorni di permesso mensili retribuiti, in favore di lavoratori dipendenti che prestino assistenza al coniuge, a parenti o ad affini entro il secondo grado e con possibilità di estensione fino al terzo grado, riconosciuti in situazione di disabilità grave.

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