Legge di Bilancio 2018: contratti a termine saltano come indennità di licenziamento.

Stando allo schema previsto, i contratti a termine potevano durare al massimo 24 mesi contro i 36 attuali con la riduzione delle proroghe da cinque a tre.

Legge di Bilancio 2018: contratti a term

Salta stretta contratti a termine


Una serie di modifiche iportanti che dovevano essere nella Leggi di Bilancio 2018 saltano. Una Legge di Bilancio che diventa sempr più povera di iniziative concrete che sarebbero davvero servite ai cittadini.

Ci sono due novità importanti che arrivano in questi giorni cruciali di definizione dei dettagli della manovra. La stretta sui contratti a termine sembra non arrivare. E c'è ben poco da stupirsi considerando le resistenze con cui questo provvedimento era stato accolto. Il rischio, come è stato più volte messo in luce, è di provocare l'effetto opposto: anziché incoraggiare le assunzioni con il passaggio da contratti a tempo a quelli fissi, favorire i licenziamenti. E con effetto immediato sui rapporti di lavoro in corso, nonostante fosse stato immaginato anche un paracadute. Altra novità di queste ore è la conferma dell'importo del canone Rai a 90 euro. Non cambia la modalità dell'incasso da parte dello Stato poiché la somma finirà anche il prossimo anno nella bolletta della luce e di conseguenza evaderla è pressoché impossibile.

Salta stretta contratti a termine

Stando allo schema previsto, i contratti a termine potevano durare al massimo 24 mesi contro i 36 attuali con la riduzione delle proroghe da cinque a tre. Alla luce dell'impraticabilità della pista degli incentivi per le assunzioni stabili, questa è stata la strada individuata dalla maggioranza per rivitalizzare il mercato del lavoro. Secondo Confindustria, le conseguenze potrebbero essere contrarie alle intenzioni e le ripercussioni sarebbero immediate, già sui lavoratori assunti con contratto a termine ormai in scadenza. Erano già stati marchiati come le prime vittime di questa situazione e non a caso era stato immaginato una sorta di paracadute per evitare un impatto terribile già nel 2018 nell'immediata applicazione delle nuove disposizioni. La proposta alternativa era il taglio del cuneo fiscale ovvero il costo del lavoro a carico delle imprese.

Canone Rai confermato a 90 euro

A corrispondere l'importo del canone Rai, confermato a 90 euro, saranno i possessori di un apparecchio adatto a ricevere le trasmissioni TV, che viene dato per certo nel caso di attivazione di una utenza elettrica. L'obbligo deriva dalla detenzione dell'apparecchio, al di là della qualità del segnale e della effettiva visione dei canali di Viale Mazzini. Il canone Rai non è invece legato a PC, smartphone e tablet. Chi non paga? Chi è intestatario di una utenza elettrica ma non ha la TV. Ma non devono versare il canone i possessori di una seconda casa, anche con la TV. Viene infatti richiesto di versare una sola volta per tutti gli apparecchi dei luoghi dove abita. Poi sono esentati gli over 75 con un reddito proprio e del coniuge che non supera 6.713,98 euro all'anno.

A tutti loro si aggiungono anche i militari delle Forze Armate Italiane, limitatamente a ospedali militari, case del soldato e sale convegno dei militari; quelli di cittadinanza straniera appartenenti alle Forze Nato; gli agenti diplomatici e consolari stranieri accreditati in Italia a condizione che nel Paese siano applicate misure corrispondenti per quelli italiani; le imprese che esercitano l'attività di riparazione o commercializzazione di apparecchiature di ricezione radio televisiva. In ogni caso, l'importo sarà versato a rate attraverso la bolletta elettrica. Il mancato pagamento non comporta l'interruzione della fornitura, ma sanzioni fino a un massimo di 500 euro.