Licenziamenti vietati per coronavirus Marzo-Aprile-Maggio Decreto Ufficiale. Quali sono e motivi

di Marianna Quatraro pubblicato il
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Blocco dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo nei prossimi mesi ma resta la possibilitÓ di licenziamento disciplinare

Da estensione dei congedi parentali a voucher babysitter per i lavoratori, dipendenti o autonomi, al rinvio del pagamento dei contributi Inps per il lavoro domestico, a misure per il lavoro, dalla Cassa integrazione in deroga allargata a tutti i settori, all’indennità di 600 euro una tantum ai lavoratori autonomi per il mese di marzo, allo stop ai licenziamenti per due mesi: sono queste alcune delle misure per famiglie e lavoratori contenute nel decreto ufficiale varato dal governo a causa dell’emergenza coronavirus.

Cosa prevede il decreto ufficiale per divieto licenziamenti e quali sono i motivi di divieto licenziamento per i prossimi mesi?

Licenziamenti vietati per coronavirus Marzo-Aprile-Maggio e motivi

Stando a quanto deciso dalle misure ufficiali del Decreto Cura Italia, per i prossimi due mesi, cioè aprile e maggio, le aziende non potranno più licenziare a causa del giustificato motivo oggettivo, vale a dire per chiusura di un reparto, calo di ordini e lavoro, o simili, cioè per motivi evidentemente dovuti al dilagare del contagio da coronavirus che ha scatenato una forte emergenza sanitaria nel nostro Paese senza precedenti nella storia recente.

La misura, tuttavia, non vale solo per i prossimi mesi di aprile e maggio ma è retroattiva al 23 febbraio, periodo in cui l’emergenza ha avuto inizio. Stop, dunque, ai licenziamenti per i mesi di marzo, aprile e maggio, con l’auspicio che nei mesi successivi alla quarantena le condizioni economiche di imprese e azienda che magari sono ora in sofferenza possano trovare respiro tra misure di sostegno dal governo e nuovo lavoro.

Licenziamenti coronavirus quando si possono decidere

Se per giustificato motivo oggettivo non è più possibile licenziare per i prossimi mesi, misura valida per tutte le imprese e le aziende, indipendentemente dal numero dei dipendenti, resta la possibilità per i datori di lavoro di procedere a licenziamenti disciplinari nei casi in cui ricorrano le dovute condizioni previste dalla legge.

Il datore di lavoro può ricorrere al licenziamento disciplinare per punire i comportamenti dei dipendenti vietati dal codice disciplinare, cioè nel caso in cui un lavoratore assuma un comportamento talmente grave da impedire la prosecuzione del rapporto di lavoro, per esempio nel caso in cui rubi o sottragga dati sensibile dell’azienda, o si renda colpevole di comportamenti fortemente negligenti.

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