Licenziamento per giusta causa, nuovo caso crea polemica. E scatta petizione

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Licenziamento per giusta causa, nuovo ca

Muore il cane, non va a lavoro

La ricostruzione dei fatti della giovane Emma sta facendo il giro del mondo. La ragazza ricorda che il cane si è ammalato il sabato sera e il giorno successivo ha smesso di vivere.

A giudicare dalla quantità di firme che è riuscita a raccogliere, sembra che la questione sollevata da questa adolescente scozzese stia a cuore a tanti. La ragazza afferma di essere stata licenziata perché la spiegazione avanzata per spiegare lo stato di malattia è stata giudicata non sufficiente: la morte del cane. Da qui il lancio di una petizione pubblica per il riconoscimento del congedo per lutto al lavoro per le persone che hanno perso gli animali domestici. Fino a questo momento ha raccolto circa 22.000 sottoscrizioni.
Un tema che, visto l'amore per gli animali, ma anche le leggi attuali in vigore, vale anche l'Italia e i dipendenti e le stesse aziende italiane

Muore il cane e non va a lavoro: licenziata

Emma McNulty ha dichiarato di essere disgustata dalla reazione dei suoi datori di lavoro quando ha chiesto un giorno di riposo in seguito alla perdita della sua amata Yorkshire Terrier, Milly. Avendo avuto il cane da 14 anni, Emma si sarebbe sentita moralmente devastata quando è deceduta. Di conseguenza ha chiamato i suoi capi in un ristorante di una catena di fast food locale per dire loro che non ce l'avrebbe fatta per quel giorno a lavorare e che avrebbe preferito rimanere a casa. Ma invece di ricevere comprensione, la diciottenne afferma di aver ricevuto il peggiore dei trattamento: il licenziamento.

Il racconto della 18enne

La ricostruzione dei fatti della giovane Emma sta facendo il giro del mondo. La ragazza ricorda che Milly si è ammalata il sabato sera e il giorno successivo ha smesso di vivere. Da lì il senso di devastazione e sconvolgimento che l'ha portata a informare il suo manager che non poteva andare a lavorare. Non quel giorno. Ma le cose non sarebbero andare come immaginate perché le sarebbe stato detto che doveva coprire il turno poiché non era permetto il lutto per la morte di animali domestici.

Tuttavia Emma non si è presentata e sarebbe stata puntualmente licenziata, ricevendo così un secondo duro colpo che le avrebbe provocato sofferenza e malattia. Stando a quanto dichiarato, Emma si sarebbe dovuta presentare al lavoro alle 15, ma alle 10 il suo manager le avrebbe riferito dell'impossibilità di assentarsi o comunque della necessità di trovare un sostituto, pena l'avvio di un'azione disciplinare. La ricerca di qualcuno che avrebbe potuto prendere il suo posto ha avuto esito negativo e il passaggio al licenziamento via posta elettronica per "grave colpa" è stato a quel punto molto breve.

Emma ha adesso promesso di fare la sua parte per impedire ad altre persone di rivivere lo stesso trauma. E la prima cosa che ha fatto è promuovere una petizione su change.org per chiedere ai datori di lavoro di aggiornare le politiche sul lavoro e introdurre il riconoscimento del congedo di lutto per le persone che devono affrontare la perdita di animali domestici.

A suo dire è arrivare il momento che le aziende riconoscano e offrano alle persone il tempo necessario per soffrire, senza preoccuparsi di perdere il lavoro. Nel suo caso confessa, il cane ha la stessa importanza di un membro umano della famiglia. La petizione può essere sottoscritta collegandosi a questa pagina: www.change.org/p/emma-mcnulty-allow-bereavement-leave-from-work-following-the-death-of-a-family-pet.

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