Licenziati di colpo in una vicenda assurda 25 padri di famiglia

Chiedono di poter tornare a lavorare, in un accorato appello perchè hanno bisogno di lavorare essendo tutti padri di famiglia. In una storia assurda.

Licenziati di colpo in una vicenda assur

25 padri di famiglia, abbiamo bisogno di lavorare licenziati all'improvviso


Una vicenda paradossale di 25 padri di famiglia all'improvviso da un giorno all'altro dopo anni di lavoro nello stesso sito licenziati nonostante il lavoro pare fosse aumentato tra un insieme di aziende l'una colegata all'altra e le gestione e il ruolo non così lineare delle agenzie di assunzioni 

Il problema dei licenziamenti all'improvviso rimane anche nell'anno nuovo, nonostante la fiducia e l'ottimismo che secondo diversi sondaggi ci sarebbe. E arriva da Foggia, una ennesima triste vicenda di 25 padri di famiglia lasciati a casa un giorno con l'altro, con anche l'aggiunta delle agenzie interinali, spesso un problema per il lavoro in Italia (talvolta anche no, ma certo non c'è il funzionamento che esiste all'estero nella maggior parte dei casi).

La storia.

Il 30 Dicembre scorso a 39 persone che lavoravano per l'azienda Morex forniti dall'Agenzia Etica ono stati licenziati da un momento all'altro. La Morex è una azienda che lavora in appalto per Leonardo
Nel frattempo, paradossalmente, un'altra delle aziende di Leoanardo, la Fata, controllata al 100%, essendoci pure stato un ampliamento dell'appalto vinto, attraverso l'agenzia Adecco ha assunto 5 nuove persone e riprese altre 14 persone da Etica. 
Ma nel frattempo sono stati lasciati a casa, altre 25 persone senza nessuna logica, in quanto lavoravano da parecchio tepo al sito, da anni, con una buona esperienza e andando anche contro le linee annucniate dalla stessa Leonardo di una sempre maggiore internalizazzione del personale.

Ora sono stati richiesti due incontri, ma che non si sono avuti e  questo punto i sindcati hanno deciso di tenere una assemblea pubblica davanti ai cancelli della Leonardo il 5 Gennaio a mezzogiorno per fare il punto della situazione e capire se è possibile intrprendere un confronto e/o quali altri azioni sono possibili.

E tante altresotorie di chiusure e licenziamenti come...Trony Napoli 

Stando a quanto riportano le ultime notizie, infatti, per 105 lavoratori di Trony si starebbe prospettando un Natale decisamente ricco di cattive notizie: qualche giorno fa, hanno ricevuto la comunicazione di licenziamento collettivo e tra loro sono decine le famiglie con figli e mutui da pagare che si chiedono cosa si potrebbe fare per evitare che la sede chiuda definitivamente. Dei 105 lavoratori di Trony che hanno ricevuto la lettera di licenziamento, 41 sono impiegati nel negozio di via Luca Giordano (Ex Fnac) di Napoli.

Le prime avvisaglie di questa crisi che stava per abbattersi sulla sede napoletana di Trony del Vomero si erano, tuttavia, già avute, tra scaffali sempre più vuoti e chiusura, decisamente strana, nel giorno della festa dell'Immacolata, quando invece diversi esercizi anche della grande distribuzione, erano aperti.

Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori Collinari, ha dato l’annuncio del piano di chiusura della sede del Vomero di Trony, spiegando che già nei giorni scorsi, appunto, aveva notato che qualcosa non andava bene, compreso il fatto che fosse sparita la vigilanza solitamente all’ingresso dello store. Lo stesso Capodanno ha inoltre reso noto che da oggi, lunedì 18 dicembre, in attesa che azienda e sindacati raggiungano un (sospirato) accordo, sosterrà i 41 dipendenti che rischiano di rimanere senza lavoro e che hanno organizzato sit-in di protesta per scongiurare il licenziamento.

o la Rinascente di Genova...

Era successo qualche anno fa anche a Napoli e le reazioni erano state simili se non proprio uguali. A proposito della chiusura della sede di Via Toledo, sgomento ed incredulità la facevano da padroni, come accade oggi. Come è possibile? La domanda più frequente. Non potrebbe essere altrimenti quando la notizia della chiusura non riguarda negozi piccoli e grandi che siano.

Ma il marchio, e che marchio, che per anni, in Italia, ha incarnato il modello unico ed invincibile del grande magazzino, quando i grandi magazzini rappresentavano qualcosa di esotico. Non essendo ancora diffusi in maniera così capillare come sarebbe capitato qualche decennio più tardi, rappresentavano quasi la Mecca dell’acquirente più incallito, quello più furbo e quello che voleva dimostrare di avere orizzonti ampi. Stiamo parlando della Rinascente di Genova che chiude i battenti nel 2018 e apre l’ennesima crisi del lavoro in Italia.

Circa sessanta persone resteranno dall’oggi al domani senza più un’occupazione. Un dramma che non riguarda solo la Rinascente perché basta fare una panoramica anche suk web per capire che poi, tutto sommato, le aziende italiane non godono di ottima salute. E, come spesso accade, queste vicende si circondano di un’aura di beffa visto che alcuni indicatori economici suggerirebbero euforia e la certezza che la crisi è ormai alle spalle. Ma non è così come vedremo nel corso di questo articolo.

Incredulità e rabbia. Questi sono i sentimenti che la chiusura della Rinascente nel centro di Genova lascia in eredità a chi aveva sempre visto questo marchio come invincibile. Una chiusura che avverrà entro il ventotto ottobre del 2018. E d’altra parte la genesi della Rinascente, o meglio le speranze di chi a vario titolo ha contribuito a rendere la Rinascente il mito che è attualmente, voleva essere proprio questo. Alla stregua di altri grandi gruppi internazionali ai quali spesso questo marchio è stato accostato.

Un colpo all’occupazione della città visto che sessanta persone resteranno senza lavoro e alla città stessa che perde un’altra grande azienda presente nel capoluogo ligure dal 1960, a causa della sua scarsa appetibilità commerciale, a quanto pare. Incredibile ma vero. come incredibili ed inutili sono stati anche i sacrifici dei dipendenti che non si sono risparmiati ed hanno provato in tutti i modi a resistere come dimostra il contratto di solidarietà che avevano deciso di adottare negli ultimi cinque anni.

Honeywell: un'altra azienda che chiude in Italia e si sposte all'estero

Stiamo iniziando a perdere il conto e questa volta tocca alla multinazionale statunitense Honeywell, che realizza anche turbocompressori per motori diesel, a interrompere l'attività lavorativa. Nel suo caso, lo stop alla produzione riguarda l'impianto di Atessa, provincia di Chieti. C'è già un cronoprogramma ben preciso che porterà alla dismissione: da aprile 2018. La decisione rischia di provocare il licenziamento di 420 addetti di un impianto storicamente con alti livelli di produttività. Un caso non di poco conto, a tal punto che il governo ha deciso di aprire un tavolo di confronto al Mise per scongiurare l'abbandono dello stabilimento. Ma, come premesso, non si tratta dell'unico caso che sta guadagnando i riflettori per lo stesso motivo.

La multinazionale americana Honeywell chiude allora lo stabilimento di Atessa dove produceva turbo diesel per molti marchi automobilisti. Dal punto di vista occupazione significa mandare a casa tutti i 420 lavoratori, a meno che non accettino il trasferimento in Slovacchia, dove è in corso il processo di delocalizzazione. Un annuncio che ha lasciato sorpreso il ministro dello Sviluppo economico che aveva avviato un tavolo di trattativa. Appena l'altro giorno al Mise era stato ricevuto il vertice aziendale e il governo aveva rinnovato la disponibilità piena a sostenere programmi di investimento in innovazione e ricerca, per 50 milioni di euro, per mantenere l'attività produttiva nello stabilimento di Atessa. La Honeywell non ha accolto la proposta avanzata dal ministro e ha comunicato la decisione di cessare l'attività.

In una nota il gruppo parla di difficile decisione presa in seguito a un'approfondita analisi dello stabilimento, che da diversi anni si trova ad affrontare problemi di sovracapacità e di competitività a causa del declino dei motori diesel e della crescente concorrenza internazionale. Nello stesso comunicato la multinazionale a stelle e strisce si dice disponibile fin da subito ad avviare il dialogo con i rappresentanti dei lavoratori, per individuare le soluzioni migliori che possano minimizzare l'impatto su tutte le persone coinvolte. La vertenza era iniziata già a luglio quando la Honeywell ha dato disposizione di fare il back up dei codici di produzione di Atessa per utilizzarli in uno stabilimento della Slovacchia.




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di Luigi Mannini pubblicato il