Made in Italy record. Le eccellenze italiane

Quasi i due terzi delle esportazioni agroalimentare interessano i Paesi dell'Unione Europea, ma gli Stati Uniti sono il principale mercato per il made in Italy.

Made in Italy record. Le eccellenze ital

Nuovi record per le eccellenze italiane


Il Made in Italy piace sempre di più e raggiunge livelli di record. Il bello è però il coinvolgimento di un numero sempre crescente di comparti. Non solo alimentari e bevande, da sempre apprezzati dentro e fuori i confini nazionali. Ma anche mezzi di trasporto, macchinari, tessile, pelli, abbigliamento e articoli farmaceutici. I mercati internazionali dicono sì all'Italia e fin qui nulla di sorprendente. Ma vengono adesso accolti con favore i dati forniti da Coldiretti dalle proiezioni su base annuale dei dati Istat relativi al commercio estero. Senza troppi timori, l'associazione dei coltivatori diretti parla di record del settore agroalimentare all'estero con le esportazioni. Per gli amanti dei numeri, è la prima volta (ma si tratta ancora di una stima) che viene raggiunta la soglia di 41 miliardi di euro.

Nuovi record per le eccellenze italiane

Se rispetto allo scorso anno l'aumento delle esportazioni è stato pari al 7% è lecito attendere risultati positivi anche sui versanti della ripresa economica e occupazionale del Paese. Per quanto riguarda la tipologia dei prodotti, le spinte maggiore sono arrivate dal vino ovvero il prodotto italiano più esportato, l'ortofrutta, i formaggi e i salumi. Perde posizioni la pasta tricolore in attesa dell'entrata in vigore dell'obbligo di indicazione dell'origine del grano.

Export di robot e meccanica

Succede adesso una situazione impensabile perché la riforma Trump spinge l'export di robot e meccanica. Con le nuove regole si registra e si prospetta un effetto positivo per le aziende italiane negli Stati Uniti. Di più: l'alleggerimento sui redditi medio-alti dovrebbe avere un effetto su moda e alimentari di fascia alta. Cosa prevedono le norme rinnovate? Dal 2018 l'aliquota sui profitti delle Spa scende a 21% dal precedente 35%. Viene favorito il rimpatrio degli utili, indipendentemente dal paese in cui sono realizzati. Il cash sarà tassato al 15,5%, gli asset all'8%. Ecco poi l'applicazione di un'aliquota del 12,5% sui redditi prodotti dalla vendita o dalla licenza di beni e servizi all'estero. Il rischio è che si trasformi in un sussidio all'export, difficile da far andare d'accordo con le regole del Wto. Sino al 2022, introdotta la deducibilità integrale degli investimenti nello stesso anno in cui sono stati effettuati.

Andando più nel cuore dei settori protagonisti dell'export del made in Italy verso gli Stati Uniti non mancano le sorprese. Prendendo come riferimento il periodo tra gennaio e settembre dello scorso anno, questa è la nuova fotografia:

  1. Mezzi di trasporto 6,66 miliardi di euro ovvero +8,1% sullo stesso periodo dell'anno precedente
  2. Macchinari 5,48 miliardi di euro ovvero +8,0% sullo stesso periodo dell'anno precedente
  3. Alimentari, bevande 2,94 miliardi di euro ovvero +6,8% sullo stesso periodo dell'anno precedente
  4. Tessile, pelli, abbigliamento 2,78 miliardi di euro ovvero -1,3% sullo stesso periodo dell'anno precedente
  5. Articoli farmaceutici 2,20 miliardi di euro ovvero +48,5% sullo stesso periodo dell'anno precedente







Ti è piaciuto questo articolo?





Commenta la notizia
di Luigi Mannini pubblicato il