Maiali allevamenti intensivi, indagini Lav e ulteriori

Inchiesta shock della Lav sulle condizioni di sei allevamenti di maiali destinati alla produzione del prosciutto di Parma: cosa è emerso

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Maiali allevati per la produzione di prosciutto di Parma protagonisti di immagini e video che potremmo definire dell'orrore: dall'inchiesta shock realizzata dalla Lav per Eurogroup for Animals e pubblicata dal The Independent, sono finiti sotto accusa ben sei allevamenti. Considerando, infatti, che tutti gli allevamenti di maiali sono intensivi e su scala industriale e ognuno comprende da 3 a 10 capannoni, con una capacità totale di 3-10mila singoli suini, e sono specializzati nelle fasi della gestazione e maternità, svezzamento, crescita-finissaggio e ingrassamento dei suini, stando alle ultime notizie dell’inchiesta, nell’area destinata alla gestazione e al parto sono state ritrovate carcasse ammassate di maiali morti.

Maiali di allevamento: le disperate condizione di vita

Stando a quanto riportato da denunce e immagini, la vita dei maiali di allevamento è tutto fuorchè rosea. E pensare che si tratta di animali destinati a finire sulle nostre tavole e cui, posizione di animalisti ed etiche a parte, si pensa dovrebbero essere garantite condizione assolutamente ottime e soprattutto di pulizia. Invece tutto accade tranne questo, a partire dalle scarsissime condizioni igieniche in cui gli stessi maiali vengono allevati. Dall’inchiesta realizzata dalla Lav, ci sarebbero ratti e topi che corrono all’interno dei capannoni, maiali ammassati che urinano gli uni sugli altri, feci e urine nelle mangiatoie degli stessi maiali. Inoltre, i box destinati alla loro crescita sarebbero completamente sporchi e non sarebbero rare scene di cannibalismo.

Questa condizioni decisamente pietose in cui si ritrovano a vivere i maiali sono state riscontrate in sei allevamenti di suini nelle province di Brescia, Mantova e Cremona, e alcuni di questi stessi maiali, secondo quanto reso noto, sarebbero destinati alla produzione di Prosciutto di Parma e di prosciutti di altre DOP. Si tratta di orribili condizioni che sono state riportate non solo a parole ma testimoniate anche da immagini e video davvero scioccanti. E ciò che ci si chiede è se sia mai possibile pensare che prodotti considerati di eccellenza come il prosciutto di Parma o di altre Dop possano derivare davvero da animali trattati in questo modo.

Alla luce di quanto riportato, Roberto Bennati, vicepresidente della Lav, auspica la decisione di provvedimenti che siano esemplari in modo da non permettere che tali situazioni possano continuare. E si tratta di una necessità sempre più forte, considerando che sempre più spesso stiamo assistendo a indagini e report shock sul trattamento destinati agli animali da allevamento. Per quanto tempo ancora continueremo a vedere queste immagini? Si tratta di situazioni che non soltanto urtano la sensibilità ma che non rispecchiano nemmeno gli usi alimentari del nostro Paese, dove la scelta dei prodotti è sempre top. In realtà, i consumatori non sanno a cosa vanno incontro non essendo ben consapevoli del fatto che queste torture vengono inflitte alla maggior parte degli animali destinati poi a finire sulle nostre tavole.

Maiali d’allevamento: nuove iniziative e petizione

Per evitare che situazioni come quelle riportate dalla recente inchiesta della Lav possano continuare a scaturire sono state avviate diverse iniziative, tra cui la petizione End Pig Pain campaign di Eurogroup for Animals, per cui, stando a quanto riportano le ultime e ultimissime notizie, sono state raccolte già 500mila firme di cittadini di tutto il mondo. Obiettivo della petizione è invitare gli Stati Membri dell’Ue a far rispettare pienamente quanto previsto per assicurare il benessere dei suini. 

E poco tempo fa i polli di allevamento

Sono passati circa 3 mesi dal video andato in onda sul telegiornale più visto della rete ammiraglia della Rai e le polemiche non hanno tardato ad infuocare il dibattito pubblico. Sul piede di guerra, e non potrebbe essere altrimenti, le associazioni in difesa degli animali che non hanno aspettato nemmeno un secondo ad esprimere tutto il loro sdegno nei confronti di una pratica, quella dell’allevamento intensivo degli animali, che ormai non rappresenta più una novità.

Questa volta si tratta di polli maltrattati e sofferenti che trascorrono la loro triste esistenza in capannoni strapieni e in condizioni igienico-sanitarie, inutile dirlo pessime. E si tratta di un eufemismo. Tutta questa sofferenza solo per garantire agli scaffali dei grossi centri di smistamento, di esserne sempre forniti a prezzi bassi per in consumatori. Ma sono pochi quelli che valutano un aspetto importante: tutto questo a che costo, magari anche non economico, ma di sicuro in termini di salute, di qualità della carne?

Forse pochi conoscono le vere e proprie torture che questi poveri animali devono subire fin da quando i pulcini vengono alla luce schiudendo il guscio che li proteggeva fino a qualche ora prima. Appena venuti al mondo questi poveri esseri devono subito fare i conti con la crudeltà dell’uomo. Vengono, infatti, sottoposti a illuminazione continuamente così da mangiare in maniera continua e disordinata. In questo modo ingrassano presto, molto presto, anzi troppo presto.

Fino a quattro volte in più rispetto a quello che la natura, madre sempre buona e generosa ha previsto per il ciclo naturale della vita, pericolosamente alterato da queste operazioni. I polli sono anche maltrattati, il video mostra anche violenze e crudeltà gratuite da parte degli operatori ed evidentemente sofferenti per queste condizioni assurde in cui sono costretti a vivere. Vivere è un eufemismo. Tra le conseguenze accertate più gravi ci sono quelle cardiache, quelle polmonari e che riguardano le ossa.

Organi e telaio (scheletro) non riescono a sopportare l’impetuoso e innaturale sviluppo e questo produce l’insorgenza di numerose malattie per combattere le quali si utilizzano massicciamente antibiotici. E questa pratica ha delle conseguenze negative certe anche per la salute umana, visto che poi questi polli finiscono sulle tavole dei consumatori.