Mano bionica innovativa e italiana, perfetta o quasi. Una rivoluzione italiana

Una mani bionica realizzata totalmente in Italia da due realtà pubbliche e che ha caratteristiche davvero uniche

Mano bionica innovativa e italiana, perf

Inail e Itt presentano la mano bionica Hannes italiana, innovativa ea carico del Ssn


Una mano bionica assolutamente innovativa e tutta italiana e altre invenzioni in tutti i settori che ci devono rendere particolarmente fieri.

Una mano bionica creata dall'eccellenza italiana, e da sottolineare pure pubblica, è tra le ultime innovazione da sottolineare che arrivano dalla nostra nazione e non sono le uniche

La mano robotica

Questa mano, di derivazione robotica, che si può mettere senza intervento chirurgico è stata chiamata Hannes dal nome del primo presidente del Centro Ipotesi Inail di Budrio Johannes Schmidl ed è stata creata proprio dal centro di ricerca delle protesei Inal insieme all'IIT (Istituto italiano di Tecnologia di Genova). Una eccellenza tecnlogica, dunque, non solo tutta italiana, ma anche fatta da soggetti e risorse pubbliche. Un vanto ancora maggiore.

Non necessita una operazione e permette di recuperare il 90% delle funzionalità perdute. E' un dispositivo che si può indossare direttamente, molto flessibile e leggero, e con una coopia di sensori che rilevano i muscoli rimasti. La sua batteria ha una durata maggiore del 30%, ha una capacità dipresa migliore e costa il 430% di meno. 
Pronta allora la mano hi-tech che piega le dita e afferra oggetti con un'efficienza pari al 90% di quella di una mano naturale. Fisici, ingegneri, esperti di robotica e di software hanno lavorato accanto a medici e psicologi in tutto per quindici anni. La protesi robotica che non richiede bisturi e più economica di quelle attuali. Indossarla è facile e non richiede interventi chirurgici.

Ma soprattutto, come messo in evidenza, è nata in Italia nel Rehab Technologies Lab, il laboratorio congiunto nato nel dicembre 2013 dalla collaborazione tra l'Inail e l'Istituto italiano di tecnologia (Iit), a dimostrazione di come anche dalle nostre parti sia possibile disintinguersi per innovazione e capacità. Adesso la mano è pronta ed è stata chiamata Hannes in onore di Hannes Schmidl, il primo direttore tecnico del centro protesi dell'Inail a Budrio.

È evidentemente un risultato che dimostra la capacità di collaborare fra tanti attori. La mano hi-tech simile a quella naturale è stata presentata a Roma, nell'incontro organizzato da Inail e Iit. Sul piatto è stato messo un investimento di 7,5 milioni di euro nell'ambito di un piano triennale da 12 milioni di euro. Si prevede che questa mano speciale possa essere immessa sul mercato nel 2019, ma la prudenza è d'obbligo. In ogni caso è la prima mano bionica pronta a entrare in commercio.

I vetri per i treni super veloci cinesi

Sicurglass Sud di Fisciano si è distinta nuovamente all'interno del gruppo internazionale Saint-Gobain, che è resistito agli ultimi anni di crisi e ora sta raccogliendo i semi sparsi, soprattutto a livello di innovazione tecnologica.
E, infatti, è stata propria la Sicurglass Sud di Fisciano, vicino a Salerno, ad aggiudicarsi diverse commesse sul mercato cinese dei treni e in particolare dell'alta velocità tra cui quella dei vetri dei convogli ad alta velocità.

Da ricordare che Saint-Gobain è una multinazionale francese del vetro e dei materiali per l'edilizia con 180mila lavoratori, in 67 nazioni e un fatturato di 41 miliardi di euro.

Sicurglass Sud di Fisciano, all'itero del gruppo, si è specializzata nella progettazione e produzione di parabrezza per mezzi di trasporto e proprio con questi creati dalla società italiana saranno realizzati tutti gli ultimi treni ad alta velocità cinesi. Ma parabrezza di tutte le tipologie vengono creati per autobus e tram oltre che per metropolitane. Vi sono nell'azienda circa 200 persone che riescono a produrre un fatturato di 30 milioni con vetri destinati al 90% al mercato internazionale

E la batteria e pila che non si scarica mai fatta da un italiano

C'è però una vicenda tutta italiana che lascia ben sperare per il futuro. Si tratta di quella che vede protagonista l'ingegnere italiano Gianni Lisini, protagonista della realizzazione della batteria eterna. O quasi, perché la durata di 20 anni è decisamente ragguardevole. Come ci tiene a far sapere il 40enne di Voghera, che ha reso pubblica la sua invenzione al Jotto Fair di Pisa, il merito è tutto suo, della sua inventiva e del suo portafogli. Non ci sono grandi gruppi alle spalle, ma la sua super batteria potrebbe fare gola a tutte le imprese, inclusi i produttori di auto elettriche. Per quanto riguarda il funzionamento, la batteria è composta da un accumulatore chimico affiancato a un condensatore in grado di accumulare fino a 5.000 Farad, con il vantaggio di avere un numero praticamente infinito di cariche e scariche, a differenza delle poche centinaia delle comuni batterie chimiche. 

Traverse ferroviarie innovative

Giovane è giovane perché Giovanni De Lisi ha solo 32 anni. Bravo è bravo perché la sua Greenrail è la startup dell'anno. Ma è anche creativo e innovativo poiché ha brevettato traverse ferroviarie che rispettano l'ambiente. E avendo rifiutato un milione di euro per poi incassarne 75 dimostra come sia anche coraggioso e con il fiuto degli affari. C'è solo un piccolo grande problema: fa affari un po' ovunque, dagli Stati Uniti alla Cina, dall'Arabia Saudita alla Francia fino al Kazakistan, ma dentro i confini italiani non riesce a trovare spazio. Eppure la traversa ferroviaria ecosostenibile realizzata con plastica e pneumatici riciclati che ha catturato l'interesse e i quattrini dei più grandi protagonisti del settore, farebbe comodo anche da queste parti. Tuttavia, almeno per ora, non c'è nulla da fare e gloria e guadagni arrivano da oltre confine.

La vicenda del giovane De Lisi è interessante perché distrugge l'immaginario comune. Quello secondo cui un giovane italiano dovrebbe puntare al posto fisso a tutti i costi. Ed evidentemente questa occasione poteva coglierla al volo. A 19 anni faceva l'operaio nell'azienda di famiglia, ma la strada scelta è stata piuttosto quella di andare a lavorare in cantiere (su spinta del papà) anziché mettersi comoda in una poltrona e dietro a una scrivania. Le parole riferite al quotidiano la Repubblica dal giovane palermitano sono in grado di ricostruire al meglio quegli anni, la fatica compiuta e la scommessa di fare un passo indietro subito per poi farne dopo due in avanti. Il suo turno cominciava a mezzanotte - ricorda - e finiva alle sei del mattino e montare d'inverno traverse ferroviarie sotto la neve di Busto Arsizio. Una fatica enorme che adsso è stata evidentemente ripagata.

Ma da dove è venuta fuori quell'idea che adesso gli consente di guardare avanti con infinito ottimismo e dimostra come il mondo delle startup sia popolato anche da menti brillanti? Ebbene, a essere decisiva è stata la televisione. Esattamente un documentario su una azienda americana che aveva brevettato un tipo di traversa utilizzabile per sostituire quelle in legno. Da quella scintilla è divampato l'incendio dell'intuizione perché De Lisi ha capito che si poteva fare di più ovvero sostituire il cemento. A quel punto è stata "solo" una questione di applicazione e duro lavoro che lo ha portato a sviluppare una miscela in grado di sostituire il tradizionale calcestruzzo e ridurre al minimo l'impatto con l'ambiente. Tutto molto bello da ricordare, ma niente poteva essere dato per scontato e il successo non era affatto garantito. Insomma, non basta una buona idea per fare boom.

Chi ricorda la sua apparizione alla trasmissione televisiva Shark Tank? In quell'occasione aveva rinunciato all'offerta di un milione di euro per cedere la sua idea. In quanti avrebbero avuto il coraggio di comportarsi come lui e dire addio a quella montagna di soldi in così giovane età? Solo chi in possesso di una sconfinata fiducia in se stessi. E così, un riconoscimento dopo l'altro è arrivato ilo contratto con SafePower1, società americana che ha scucito 26 milioni di euro per sviluppare royalties per oltre 75 milioni di euro.

Tua, la prima auto elettrica completamente italiana

Si tratta della storia della creazione della prima auto elettrica chiamata Tua prodotta dalla Tua Industries, per la prima volta un veicolo elettrico realizzao interamente in Italia in Puglia nello stabilimento di Modugno.
Tua è una minicar che pesa solo 60 Kg, totalmente in alluminio e può andare senza ricarica per 200 Km e sarà venduta entro la prossima estate rivolgendosi sia ai clienti privati che imprese oltre ai veicoli commerciali in una ulteriori edizione. Sarà venduta sul territorio, in tutte le regioni, ma anche online, spiegano i dirigenti della nuova industria. Anche il prezzo sarà molto interessante, in quanto Tua nell'edizione base costerà 10mila euro

La Tua Industries nasce dalla Om Carrelli una azienda a Modugno prodottrice di carrelli industriali di proprietà della Kion, società tedesca, leader mondiale del settore. Nonostante la spesa di ben 23 milioni di euro per cercare di sostenere la produzione, parte dei soldi anche pubblici per i vari sostegni e aiuti statali e ragionali, Kion aveva deciso di chiudere la fabbrica italiana nel 2013 e di spostarla ad Amburgo licenziando tutti i dipendenti che erano circa 320.
A questo punto ci fu l'occupazione della fabbrica con la ragione e il comune, nonchè lo stato e i sindacati che cercavano di chiudere positivamente la vicenda, ma senza risultati.

Anzi, a Luglio la società tedesca riuscì a spostare gran parte del materiale e dei mezzi che erano bloccati dal presidio degli operai in fabbrica, con momenti di forte tensione che solo l'intervento delle autorità riuscì a tranquilizzare.

Quando tutto sembrava perso un fondo Usa, nel 2015, si presenta pronto per rilanciare la fabbrica per produrre auto elettriche ed è pronto ad investire 120 milioni di euro per due fabbriche, di cui alla fine rimarrà solo quella di Modugno. Il progetto va avanti e a dicembre viene completamente sigliata l'intesa tra Lcv Capital Management e il Ministero dello Sviluppo Economico.

Treno lievitazione magnetica italiano

Tutto vero: il treno a levitazione magnetica passiva esiste. I test sono stati effettuati e i video sono la dimostrazione più chiara del buon esito di questa operazione. Ma la novità è anche un'altra: la firma italiana del prototipo che non richiede impiego di energia elettrica per la generazione del campo necessario a distaccare le carrozze dalle rotaie. La tecnologia in grado di rivoluzionare il trasporto, portando con sé risparmi energetici e riduzione degli impatti ambientali, è stata infatti sviluppata da ricercatori di Pisa e Treviso. Dietro Ironlev c'è infatti la joint venture tra Girotto Brevetti di Treviso, impegnata nel settore ricerca e sviluppo in ambito meccatronico, e Ales Tech, startup di Pisa che ha già lavorato nel progetto Hyperloop di Elon Musk.

Questi sono allora giorni destinati a passare alla storia perché mai come adesso si avvicina ancora un po' alla realtà il treno senza ruote ispirato a Hyperloop, il progetto dell'impreditore Elon Musk. La sua è una visione anticipatrice di ciò che tra qualche decennio apparirà come la normalità. L'obiettivo è realizzare un treno in grado di viaggiare a mille chilometri orari. Se Hyperloop è ancora un'idea per il futuro, si avvicina invece alla realizzazione il treno a levitazione magnetica passiva, che non richiede impiego di energia elettrica per la generazione del campo necessario a distaccare le carrozze dalle rotaie. Ad aver ottenuto la tecnologia necessaria è stata una squadra di inventori italiani nata da una joint venture sull'asse Treviso-Pisa. Una dimostrazione delle possibilità di questa soluzione è stata data a Spresiano, località trevigiana.

La squadra di ricercatori impegnata nel progetto è una sintesi di talenti della Girotto Brevetti, società veneta della meccatronica, e Ales Tech, una startup fondata da ex studenti di ingegneria meccanica della scuola Sant'Anna di Pisa, già in lizza per la creazione delle sospensioni del treno iperveloce Hyperloop. Non si tratta allora degli ultimi arrivati, ma di alcune delle menti più brillanti del panorama italiano che, nella maggior parte dei casi, lavorano fuori dalla luce dei riflettori.

Una delle principali scommesse da vincere è quella degli attriti. Se fosse possibile sostituire le ruote di un treno con pattini che scivolino sui binari senza toccarli, si stima un risparmio di un 30% di energia che va dispersa nel rotolamento. Insieme si otterrebbe una riduzione del rumore e dello stress a carico delle rotaie. E se esistono, come in Giappone, sistemi di trasporto collaudati che si muovono sul cuscinetto magnetico, la novità italiana sta nella caratteristica di funzionare in modo passivo. Per sollevare il treno dalle rotaie non serve energia perché il campo magnetico sufficiente si crea gratuitamente piazzando sistemi simili a grosse calamite che respingendo il ferro dei binari, azzerano il contatto fra vetture e suolo. Per raggiungere le velocità di Hyperloop - fanno notare gli ideatori - occorrono infrastrutture dedicate, cioè condotte tubolari depressurizzate per abbattere la resistenza aerodinamica. Sotto il video e altri qui