Manovra, le misure. Tutte quelle in definizione. Ecco le più probabili

Le misure principali della manovra in una sorta di definizione che continua ad essere in itinere non ancora decisa per almeno un motivo principale

Manovra, le misure. Tutte quelle in defi

Reddito cittadinanza è più vicino


Si procede, con la setesura della manovra e si incomincia a capire quali misure ci saranno. E Alla fine è tutta una questione di soldi. Perché le coperture economiche non sono sufficienti per introdurre in contemporanea il reddito di cittadinanza e la flat tax. O almeno non subito. E gli scenari sembrano cambiare tutti i giorni su quale delle due misure avrà la precedenze. Gli ultimi spifferi che arrivano da Palazzo Chigi riferiscono di un sorpasso del reddito di cittadinanza ai danni della flat tax, sancendo così la prevalenza della linea del ministro del Tesoro Giovanni Tria. I calcoli sono presto detti: il reddito di cittadinanza costerebbe circa 15 miliardi di euro, ma ci sarebbero già i finanziamenti, provenienti dai 2,5 miliardi del reddito di inclusione e dal recupero dei 9 miliardi di euro del bonus di 80 euro al mese. Ben diverso è il caso della flat tax, la cui introduzione avverrebbe per gradi.

Reddito cittadinanza più vicino

Sono dunque i numeri a fare pendere l'uno o l'altro dei piatti della bilancia e sono proprio le cifre e le percentuali a suggerire come il reddito della cittadinanza sia più vicino. Sembra infatti che Tria voglia fissare il disavanzo all'1,6% (23 miliardi di euro) del Pil per evitare un aumento del deficit strutturale e dunque provocare la suscettibilità di Bruxelles. Questa cifra sembrerebbe però già impegnata tra mantenimento del livello attuale dell'Iva (12,4 miliardi di euro), spese incomprimibili (4 miliardi di euro), spesa sugli interessi del debito pubblico (4 miliardi di euro), minori introiti fiscali per via del rallentamento dell'economia (2,5 miliardi di euro). Da qui la necessità di trovare le coperture creative, anche in relazione al reddito di cittadinanza.

Flat tax per gradi

L'ipotesi messa a punto dai tecnici della Lega in vista della manovra prevede un'aliquota del 15#% per professionisti e imprese con ricavi fino a 65.000 euro. Prelievo al 20% per i ricavi nella fascia da 65 a 100.000 euro. Nei primi tre mesi del 2018, il 41,6% delle nuove partite Iva ha aderito al regime forfettario. Con l'innalzamento del limite di reddito, dal 2019 potrebbero valutarne la convenienza, tra gli altri, circa 58.000 avvocati, 23.000 commercialisti e altrettanti geometri. Sarà importante vedere se la manovra ammorbidirà gli altri limiti per accedere al forfait, oltre al tetto dei ricavi. Oggi occorre anche non aver pagato più di 5.000 euro lordi a collaboratori e dipendenti nel corso dell'anno. Inoltre, il costo totale dei beni strumentali a fine esercizio non deve superare 200.000 euro.

Cambiamento delle norme per smettere prima di lavorare più lontano

Anche l'introduzione di quota 100 come la somma da raggiungere tra età anagrafica e anni di contribuzione da maturare per smettere di lavorare, rientra tra gli obiettivi del governo, soprattutto sponda Lega. Ma mettere mano alla legge Fornero è tra le opzioni più costose sia per i costi immediati e sia per quelli nel lungo periodo. Difficile allora immaginare una grande ventata di cambiamento perché ogni modifica dovrebbe andare all'unisono con altri provvedimenti in materia così da mantenere i conti in equilibrio. Più facile a dirsi che a farsi e di conseguenza il cambiamento delle norme per smettere prima di lavorare appare adesso un po' più lontano.