Maxi multa alla dogana per una mela non dichiarata e ulteriori

La mela incriminata non arrivava da alcun Paese estero ovvero non era altro che il frutto che le avevano servito durante il volo aereo.

Maxi multa alla dogana per una mela non

Il caso: non dichiara una mela alla dogana, maxi multa


Vi sono tante curiosità legate al mondo degli aerei, alcune possono far sorridere, altre un pò meno. Vediamo alcune

Mela non dichiarata. maxi multa

Evidentemente non sapeva o ha colpevolmente trascurato che negli Stati Uniti è vietato importare cibi e vegetali considerati a rischio malattie. E così una passeggera in arrivo da Parigi si è vista bloccata alla dogana e soprattutto multata di 500 dollari per una mela. L'episodio è accaduto all'aeroporto di Minneapolis e a far riflettere è un piccolo ma significativo dettaglio a favore della donna. La mela incriminata non arrivava da alcun Paese estero ovvero non era altro che il frutto che le avevano servito, insieme al resto del pranzo, durante la traversata transatlantica da Parigi. Per evitare che facesse una brutta fine o comunque con l'intenzione di consumare le mela in una secondo momento, magari durante le ore di volo della tratta interna verso Denver, aveva deciso di tenerla con sé.

Una scelta evidentemente sbagliata che le è costata molto cara non appena ha incrociato gli agenti della dogana e gli uomini dell'Ispettorato per la salute degli animali e dei vegetali del Ministero dell'Agricoltura statunitense. Nessuna giustificazione (come la presenza del logo della compagnia aerea o l'aver dimostrato che la mela era intonsa) le è valsa per mettersi al riparo da una gran multa da 500 dollari.

Evidentemente non sapeva o ha colpevolmente trascurato che negli Stati Uniti è vietato importare cibi e vegetali considerati a rischio malattie. E così una passeggera in arrivo da Parigi si è vista bloccata alla dogana e soprattutto multata di 500 dollari per una mela. L'episodio è accaduto all'aeroporto di Minneapolis e a far riflettere è un piccolo ma significativo dettaglio a favore della donna. La mela incriminata non arrivava da alcun Paese estero ovvero non era altro che il frutto che le avevano servito, insieme al resto del pranzo, durante la traversata transatlantica da Parigi. Per evitare che facesse una brutta fine o comunque con l'intenzione di consumare le mela in una secondo momento, magari durante le ore di volo della tratta interna verso Denver, aveva deciso di tenerla con sé.

Una scelta evidentemente sbagliata che le è costata molto cara non appena ha incrociato gli agenti della dogana e gli uomini dell'Ispettorato per la salute degli animali e dei vegetali del Ministero dell'Agricoltura statunitense. Nessuna giustificazione (come la presenza del logo della compagnia aerea o l'aver dimostrato che la mela era intonsa) le è valsa per mettersi al riparo da una gran multa da 500 dollari.

E altre curiosità, la prima storia

No, non era un animale come gli altri perché quello che una donna ha cercato di imbarcare su un volo della United Airlines in partenza dal Newark Liberty International Airport del New Jersey era un pavone. Uno di quelli enormi, eleganti, belli a vedersi e regali. Ma anche tremendamente ingombrante e dunque fuori standard. Le insistenze sono state inutili così come le spiegazioni sul supporto emotivo perché non poteva salire a bordo come se fosse un gattino un cane di piccola taglia. La differenza c'è e si vede. Di conseguenza il personale incaricato dell'imbarco non ha potuto fare altro che accendere il semaforo rosso e impedire l'accesso al pennuto che, anticipiamolo subito, è rimasto a terra. C'è stato perfino chi ha ripreso tutta la scena sul cellulare che adesso sta facendo il giro del web.

Ma perché la donna voleva salire a tutti i costi con il pavone sull'aereo. Intendiamoci, lo voleva fare sul serio e non a scrocco perché aveva acquistato due biglietti: uno per sé e uno per l'animale. E la motivazione della presenza è presto detta: lo considerava il suo animale di supporto. Al pari di un cagnolino o un gattino. Le scene all'aeroporto statunitense sono state di sorpresa perché gli altri passeggeri non si aspettavano di trovarsi faccia a faccia con il volatile che, a dirla tutta, dalle foto sembra estremamente pacifico. Vale però la pena rilevare che, stando a quanto riferito dalla compagnia aerea, la donna aveva già ricevuto una serie di no e la scena al Newark Liberty International Airport del New Jersey è stata solo l'ennesimo capitolo per la sua insistenza.

United Airlines ha infatti ricostruito l'accaduto spiegando come il pavone non abbia soddisfatto le linee guida della compagnia per molti motivi, a iniziare dal suo peso e dalle sue dimensioni. Lo avevano già spiegato alla cliente in tre diverse occasioni - ha messo nero su bianco - prima che arrivasse in aeroporto. In buona sostanza, la presenza del pavone poteva rappresentare un rischio incontrollato per gli altri passeggeri, come del resto è accaduto altre volte con differenti animali. Eppure norma nazionale statunitense impone alle compagnie aeree che operano collegamenti interni di consentire il trasporto, nelle classi di volo degli esseri umani, di tutti quegli animali classificati come da supporto emozionale o da assistenza psichiatrica. Ma evidentemente c'è chi abusa e approfitta dell'elasticità di questa regola.

Questo della donna fermata in aeroporto perché voleva volare con il suo pavone è solo l'ennesimo caso da raccontare. Perché stanno aumentando le segnalazioni delle compagnie aeree contro i passeggeri. Nei voli dagli Stati Uniti, fanno notare i vettori, troppi animali a bordo sono spacciati per supporto psicologico. Non solo pavoni, ma anche pappagalli e perfino scimmie e canguri. A detta delle compagnie, le certificazioni sull'effettiva necessità psicologica degli animali sarebbero state rilasciate con un po' troppa facilità e a rimetterci sono gli altri passeggeri.

La seconda storia

I fatti sono chiari e riguardano una studentessa statunitense di 21 anni. A Belen Aldecosea di Miami Beach hanno impedito di salire a bordo dell'aereo con il suo criceto nano che stava sul palmo di una mano e lei ha pensato bene di gettarlo nello scarico di una toilette. Una storia poco piacevole in cui non si capisce dove iniziano e dove finiscono le responsabilità della ragazza e della compagnia aerea. Perché nell'occhio del ciclone è finita anche la Spirit Airlines e le sue regole sul trasporto degli animali domestici. Se è vero che la compagnia aerea con cui viaggiava le aveva rifiutato il permesso di imbarcare Pebbles, è pur vero che non aveva intimato alla 21enni di sbarazzarsene nel peggiore dei modi.

Stando a quanto si legge sul Miami Herald che ha raccontato l'episodio, alla ragazza sarebbero state date rassicurazioni sulla possibile di viaggiare con il piccolo animale prima di prenotare il volo da Baltimora a Florida. Solo quando è giunta all'aeroporto un assistente di volo ha opposto il suo rifiuto. E, stando alla ricostruzione delle 21enne, le avrebbe consigliato di lasciare libero il criceto o di buttarlo nel water. Da parte sua, la compagnia ha riconosciuto di aver fornito un'informazione sbagliata, ma ha negato in maniera decisa di aver consigliato alla ragazza di sbarazzarsi del criceto in quel modo ovvero di ucciderlo.

Il caso di Belen si aggiunge ai tanti di quelli registrati in questi ultimi mesi ovvero i contrasti tra le compagnie aeree e i passeggeri con animali di supporto emotivo. Nel caso della 21enne, il piccolo animale sarebbe stato d'aiuto nell'affrontare il problema di salute della comparsa di un nodulo sul collo. Quel che è certo è che della vicenda parlano adesso tutti, anche per via del gran trambusto provocato sui social media. Sulla questione è intervenuta anche la Peta ovvero l'associazione per il trattamento etico degli animali, secondo cui che sia la ragazza la Spirit Airlines dovrebbero essere denunciate per crudeltà nei confronti degli animali.

La studentessa ora sta valutando un'azione legale nei confronti della compagnia aerea per presunta pressione nella risoluzione immediata del problema e nel frattempo ha adottato già un altro criceto in sostituzione del precedente. Sembra anche che Spirit Airlines abbia offerto alla ragazza un buono per un volo gratuito in alcune città a mo' di risarcimento per questa incresciosa vicenda, ma Belen abbia rifiutato. La palla passa adesso all'avvocato della giovane.

La terza storia

E va bene la confidenza con il mezzo. Anche se si tratta di un gigante dei cieli che vola a diecimila metri di altezza trasportando centinaia di passeggeri. Ma anche la confidenza più azzardata impallidirebbe difronte al comportamento dei due piloti della compagnia low cost easyJet, prontamente sospesi dal servizio dopo l’esplosione del caso

Tra le altre cose i piloti, oltre a mostrare un disprezzo totale delle regole minime di sicurezza richieste a bordo di un aereo, si sono praticamente accusati da soli attraverso un utilizzo pessimo anche dei social. Questo il fatto.

I due piloti della compagnia easyJet, protagonisti della vicenda, hanno in pratica ben pensato di condividere sui social le foto e i video che dimostravano le attività che si svolgevano in cabina durante il volo che doveva collegare Parigi a Madrid. Per niente attinente ai doveri di un pilota, ma molto vicine alle attività di un qualsiasi influencer a caccia di documenti forti per accaparrarsi l’ultimo clic, ovvero l’utilizzo di Snapchat che a diecimila metri d’altezza non consiste affatto in un’impresa di cui vantarsi.

Ma solo il gesto sconsiderato, l’ultimo a quanto pare, di persone capaci di mettere a rischio l’incolumità dei passeggeri.

La reazione di easyJet in questo senso è stata immediata e decisa. Un segnale chiaro lanciato contro chi, al di là del ruolo dei social, continua a tenere una condotta del genere. Anche se la stessa compagnia ha precisato che la sicurezza del volo non sarebbe mai stata messa in discussione visto che il velivolo stava procedendo a velocità di crociera con il pilota automatico inserito. Sarà, ma è bene che casi del genere non accadano più.