Mercati, allarme lanciato a Davos da Barclays e ulteriori. Analogie al 2008

Le banche centrali aumentano i tassi di interesse, i livelli di debito crescono, la volatilità è incontrollata, i costi di finanziamento crescono, le economie vanno in affanno.

Mercati, allarme lanciato a Davos da Bar

Allarme di Barclays al World Economic Forum


C'è da temere per la stabilità dei mercati? Sì secondo Barclays e le terribili scene del 2008, ancora vive nella memoria, potrebbero clamorosamente replicati. L'allarme risuona forte a Davos e perché a lanciarlo è stato Jes Staley, amministratore delegato di Barclays, che ha approfittato della visibilità internazionale offerta dal World Economic Forum per azzardare un pericoloso e indesiderato paragone: le attuali condizioni finanziarie attuali presentano troppo similitudini con quelle che hanno anticipato il crollo finanziario di dieci anni anni. Come al solito si tratterebbe di un effetto a catene: le banche centrali aumentano i tassi di interesse, i livelli di debito crescono, la volatilità è incontrollata, i costi di finanziamento crescono, le economie vanno inevitabilmente in affanno. Senza considerare che anche i mercati emergenti potrebbero entrare in difficoltà per l'elevato livello di indebitamento mondiale.

L'allarme di Barclays al World Economic Forum

Come argomentato dall'amministratore delegato di Barclays, il VIX, il cosiddetto indice della paura, si sta attestando su livelli bassi e il trend potrebbe ulteriormente proseguire. Il tutto mentre si registrano prestazioni eccessive di un mercato azionario. A suo dire, i valori raggiunti sono ai massimi storici, tutte i principali settori industriali del mondo lo scorso anno sono cresciute di oltre il 20% e la volatilità è ai minimi storici. L'avvertimento lanciato è chiaro: la crescita economica globale sta andando bene (è al 4%), i tassi di disoccupazione negli Stati Uniti e in Grandi Bretagna sono quasi ai minimi e il quadro generale sembra idilliaco. Tuttavia la politica monetaria di favore delle banche centrali è destinata a finire e allora tutti i nodi potrebbero venire fatalmente al pettine. Con quali conseguenze?

E c'è anche l'allarme sull'Italia della stampa tedesca

Ma che questo sia un periodo tutt'altro che brillante per le considerazioni altrui nei confronti dei conti pubblici italiani è dimostrato anche dal recente allarme lanciato dalla stampa tedesca. E non c'è andata leggera, ritenendo la situazione nazionale peggiore rispetto a quella della Grecia sull'orlo del baratro. I media fanno presente come siano proprio le banche d'affari a non credere in un riscatto italiano e per una ragione ben precisa: l'assenza nei programmi elettorali dei partiti, che tra poche settimane si presenteranno al giudizio dei cittadini, di proposte di riforma radicali. Tali cioè da autorizzare a pensare a un svolta. Non c'è alcun riferimento a possibili situazioni di fallimento, ma quanto derubricano l'Italia come fanalino di coda tra tutti i Paesi dell'area euro, allora è lecito credere come queste parole abbiano tutto il sapore della condanna.

Perché poi, è l'aspetto che viene rimarcato come conferma della proprie tesi, l'Italia è l'unico Paese in cui il livello medio di vita è peggiorata con l'introduzione della moneta unica. A differenza di quanto è accaduto altrove, dove i benefici sono tangibili e nessuno ipotizza una improvvida uscita dall'euro per mettersi in proprio.







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di Luigi Mannini pubblicato il